La medicina della riproduzione una risorsa per il futuro demografico del Paese. Esperti e decisori pubblici discutono il ruolo della preservazione della fertilità e procreazione medicalmente assistita nel contrasto alla denatalità – Aggiornamento LEA necessario per prevenire l’infertilità “prevedibile”.
A parlare sono i numeri: nei primi undici mesi del 2025 le nascite in Italia, secondo i dati ISTAT, sono state 324.000, con un calo del 4,2% rispetto all’anno precedente e se confrontate con le 526.000 del 1995, appena 30 anni fa, si può parlare davvero di emergenza demografica.
Per discutere del fenomeno, la Fondazione Benessere Donna, in sinergia con la rivista di politica sanitaria Italian Health Policy Brief (IHPB) e con il contributo non condizionante di Merck, hanno promosso a Roma, a Palazzo Wedekind, l’evento istituzionale “Prevenzione della Fertilità e Medicina della Riproduzione”.
“Il problema dell‘inverno demografico non colpisce solo il nostro Paese, tanto che è stata istituiti a riguardo una commissione bicamerale, ma è una tendenza che interessa tutta la popolazione mondiale”, ha detto il Prof. Nicola Colacurci, Presidente della Fondazione Benessere Donna e già Ordinario di Ginecologia ed Ostetricia presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.
Filippo Ubaldi, Professore Ordinario Straordinario di Ostetricia e Ginecologia Università della Calabria, ha poi mostrato alcuni dati per meglio comprendere lo scenario.
“L’età materna è uno dei fattori che influenzano maggiormente la fertilità e qui c’è da annoverare un ritardo nella genitorialità, soprattutto femminile: se nel 1965, l’epoca del baby boom, l’età media al primo parto era di 23 anni, oggi siamo a 33,1″.
“Il calo della fertilità, soprattutto in Europa e Nord America, si traduce in un numero medio di bambini per coppia di2,1 che è sotto la soglia di sostituzione”.
“In Italia questo numero è ancora più basso, arrivando a 1,18: significa un calo della natalità del 65% rispetto al 1965“.
“La tendenza è preoccupante: con questo andazzo nel 2100 ci sarà un calo di popolazione di 24 milioni, che potrebbe far scendere il PIL anche del 60%”.
“Il ruolo della procreazione medicalmente assistita (PMA) nel mitigare l’infertilità si sta mostrando sempre più incisivo: dal 2005 al 2023 c’è stato un incremento del 72,6%”
“Nelle donne over 40 l’utilizzo della PMA è passato dall’8,6% del 2013 al 17,3% nel 2023: se fosse diffusa come in Spagna, i dati ci dicono che potemmo avere 35.000 bambini in più in Italia”.
“Oggi ci sono 333 centri per la PMA nel Paese, di cui 250 privati, ma è importante sottolineare che questa tecnica funziona bene quando ci sono molti ovociti da mettere da parte: in una donna quarantenne solo il 30% di questi porta al successo riproduttivo”.
Concetto ribadito anche dall’onorevole Ilenia Malavasi: “per questo motivo, il ginecologo deve informare le donne a 20 anni, non a 40, quando prelevare e conservare molti più ovociti garantirà maggiore successo alla PMA in futuro”.
La Dott.ssa Maria Rosaria Campitiello, Direttore del Dipartimento della Prevenzione, della Ricerca e delle Emergenze Sanitarie del Ministero della Salute, ha dichiarato: ”Il tema della fertilità e della salute riproduttiva rappresenta oggi una priorità non solo sanitaria, ma anche sociale e demografica. Dobbiamo prevenire l’infertilità “prevedibile”, evitando costi futuri più elevati per il SSN, allineando l’Italia ad un approccio di medicina preventiva e personalizzata”.
Tra i temi al centro dell’incontro anche la sostenibilità economica di programmi più estesi per la preservazione della fertilità, il contributo delle esperienze regionali, il ruolo del mondo universitario e delle società scientifiche, oltre a quello dell’industria come motore primo dell’innovazione. ”Investire nella prevenzione della fertilità è una scelta strategica, sanitaria e socio-economica, per la sostenibilità del sistema Paese – ha dichiarato Ramòn Palou de Comasema, Presidente e Amministratore Delegato Healthcare di Merck Italia – perché consente di intervenire in modo più tempestivo assicurando equità di accesso ai trattamenti per quelle patologie non oncologiche che compromettono la capacità riproduttiva”.
Una sintesi politica, in conclusione dei lavori, dal Sen. Ignazio Zullo, Membro della 10a Commissione Affari sociali sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato della Repubblica, che ha dichiarato: ”Il tema della natalità rappresenta una delle sfide più rilevanti per il futuro del nostro Paese. Lo studio socioeconomico presentato durante i lavori, illustra come la presa in carico da parte del SSN consentirebbe già nel primo anno a 1.131 donne con endometriosi, sclerosi multipla e menopausa precoce, di diventare genitori. La politica – ha proseguito il parlamentare – è chiamata a garantire un quadro normativo e organizzativo che permetta al Servizio Sanitario Nazionale di rispondere in modo più efficace ai bisogni delle coppie e di valorizzare il contributo che la scienza può offrire nel contrasto alla denatalità”.
