Un’analisi su 50 campioni di latte materno condotta negli Stati Uniti ha dimostrato che il 100 per cento era contaminato da PFAS (sostanze perfluoroalchiliche).

 

Si tratta di composti chimici dalle note capacità di interferenza endocrina che possono avere effetti negativi sullo sviluppo del feto, sulla salute delle donne in gravidanza e sulla fertilità. Sono stati associati anche ad altre malattie.

Tra i composti chimici inquinanti le PFAS sono considerate particolarmente pericolose per l’uomo e sono anche chiamate “sostanze chimiche per sempre” a causa della resistenza alla scomposizione. Questa caratteristica rende le PFAS persistenti nell’ambiente e permette il loro accumulo nel nostro organismo, con rischi soprattutto per la salute del feto e delle donne in gravidanza, come dimostrato da molteplici studi.

Si tratta infatti di sostanze note per le capacità di interferenti endocrini. Le PFAS sono impermeabili ai grassi e all’acqua, resistono al fuoco, sono lubrificanti e hanno un coefficiente d’attrito ridotto; sono tutte caratteristiche che le rendono adatte a un’infinità di prodotti industriali. Non a caso ne troviamo nei rivestimenti delle padelle, nei tessuti delle giacche, passando per i contenitori alimentari, le vernici, le schiume antincendio, gli insetticidi e moltissimo altro ancora.

Non c’è da stupirsi che siano onnipresenti e che possano contaminarci. In un’area del Veneto, per esempio, le concentrazioni nel sangue di queste sostanze in alcuni cittadini sono risultate essere anche decine di volte superiori alla soglia di sicurezza. Ora un nuovo studio americano ha dimostrato che le PFAS sono state rilevate in concentrazioni preoccupanti nel latte materno.

A condurre l’indagine è stato un team di ricerca guidato da scienziati della Paul H. O’Neill School of Public and Environmental Affairs dell’Università dell’Indiana, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della società Toxic-Free Future di Seattle e del Dipartimento di Pediatria presso il Seattle Children’s Research Institute dell’Università di Washington.

Gli scienziati, coordinati da Amina Salamova, hanno testato il latte materno di 50 donne per 39 differenti sostanze perfluoroalchiliche, fra le quali nove ancora utilizzate regolarmente nelle industrie statunitensi. Grazie ai risultati delle precedenti ricerche scientifiche, infatti, molte PFAS sono state ritirate dal mercato, tuttavia molte altre sono ancora presenti, mentre il loro utilizzo continua ad aumentare nonostante siano disponibili sostanze alternative meno pericolose.

I ricercatori guidati dalla Salamova hanno trovato PFAS in tutti e cinquanta i campioni analizzati in laboratorio. Delle 39 sostanze testate ne sono state rilevate 16, fra le quali 12 presenti in più del 50 per cento dei campioni testati. I livelli andavano da 52 parti per trilione (ppt) a oltre 500 ppt. “Ora sappiamo che i bambini, insieme al cibo perfetto della natura, stanno ottenendo PFAS tossiche che possono influenzare il loro sistema immunitario e il loro metabolismo”, ha dichiarato in un comunicato stampa Erika Schreder, direttrice scientifica di Toxic-Free Future e coautrice dello studio.

“Non dovremmo trovare alcuna PFAS nel latte materno e le nostre scoperte indicano che sono necessarie eliminazioni graduali più ampie per proteggere neonati e bambini piccoli durante le fasi più vulnerabili della vita. Le mamme si impegnano duramente per proteggere i loro bambini, ma le grandi aziende stanno inserendo queste e altre sostanze chimiche tossiche che possono contaminare il latte materno, quando sono disponibili alternative più sicure”.

“Questo studio fornisce ulteriori prove del fatto che le PFAS di uso corrente si stanno accumulando nelle persone. Ciò significa che dobbiamo occuparci dell’intera classe di prodotti chimici PFAS”, le ha fatto eco Salamova. Le sostanze perfluoroalchiliche, oltre a influenzare negativamente gli ormoni legati allo sviluppo e alla fertilità, sono stati associati anche all’ipertensione in gravidanza, al diabete gestazionale, ad alcuni tumori (tiroide, reni e testicoli), a eventi cardiovascolari, al diabete e all’Alzheimer, sebbene in molti casi manchi ancora l’evidenza scientifica. Restano comunque un problema serio, soprattutto le PFAS assunte attraverso l’acqua e gli imballaggi alimentari, e gli enti regolatori devono fare il possibile per ridurre il rischio di contaminazione ambientale e il bio-accumulo. I dettagli della ricerca “. Per- and Polyfluoroalkyl Substances (PFAS) in Breast Milk: Concerning Trends for Current-Use PFAS” sono stati pubblicati dalla rivista scientifica Environmental Science & Technology.

 

 

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