Si è svolto a Roma l’evento “Epatite C: Obiettivo eliminazione, il momento è adesso. Strategie e modelli organizzativi per riscrivere la storia delle epatiti virali”, che ha visto la partecipazione di Istituzioni, Società Scientifiche e Rappresentanti dei Pazienti. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i risultati del Report “Eliminazione dell’Epatite C in Italia – Stato dell’arte e nuove strategie regionali”, realizzato da ISHEO per Gilead Sciences. Con la firma del “Patto per l’eliminazione dell’Epatite C”, i presenti all’evento hanno sancito l’impegno comune al raggiungimento dell’obiettivo di eliminazione dell’epatite C entro il 2030, come richiesto dall’OMS. Secondo gli esperti, è prioritario prorogare il programma di screening al 2025 ed estenderlo alla coorte 1948-1968, attualmente non inclusa.

 

 

 

Nel 2016 l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è posta un obiettivo ambizioso: eradicare il virus dell’epatite C dalla faccia del pianeta entro il 2030.

Infatti, con l’avvento degli anti retro virali diretti, curare e soprattutto guarire completamente le persone con HCV – il virus di questa epatite – è stato finalmente possibile.

L’HCV, grazie a questi farmaci, viene completamente eliminato e il fegato dei pazienti ritorna sano con un’altissima percentuale di successo.

L’Italia ha aderito al piano dell’OMS, ma adesso, a quattordici anni dalla dead line prevista, a che punto siamo con l’eliminazione del virus nel nostro Paese?

La prima cosa da fare, per giungere allo scopo, è individuare chi ne è affetto e non lo sa. Spesso asintomatico fino agli stadi più gravi, l’HCV è diffuso soprattutto nella fascia d’età dei nati tra il ’48 e l’89, anno in cui è stato identificato il virus.

A Roma si sono riuniti decisori pubblici nazionali, regionali e territoriali, rappresentanti delle Istituzioni, delle Società Scientifiche e dei Pazienti, esperti e professionisti sanitari e sociosanitari, che si sono confrontati sui risultati ottenuti finora dal programma di screening e sulle possibili soluzioni per contrastare nel modo più efficace l’epatite C in Italia.

I L’evento, promosso da Gilead Sciences , ha visto il dibattito concludersi con la presentazione e la firma del “Patto per l’eliminazione dell’Epatite C”, un impegno concreto tra tutti gli attori del Sistema Salute affinché vengano realizzate le azioni individuate come necessarie. 

Prima cosa da fare, prorogare l’attuale programma di screening gratuito per l’epatite C a tutto il 2025, promuovendolo con maggior efficacia, ed estenderlo anche ai nati tra il 1948 ed il 1968 (oltre all’attuale coorte di nascita 1969-1989, oggi considerata).

Secondo gli esperti riuniti a Roma per l’evento “Epatite C: Obiettivo eliminazione, il momento è adesso. Strategie e modelli organizzativi per riscrivere la storia delle epatiti virali”, si tratta di due azioni indispensabili e prioritarie per raggiungere l’obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di eliminare questa infezione entro il 2030.

E per metterle in pratica – sulla base dei dati presentati nel corso dall’incontro – non sono necessari fondi aggiuntivi rispetto ai 71,5 milioni di euro già stanziati attraverso il Decreto Milleproroghe, per la maggior parte ancora non utilizzati, anche a causa della bassa adesione.

Emerge, infatti, come la copertura dello screening abbia raggiunto solo l’ 11% della popolazione generale tra i 35 e i 55 ann

“È necessario trasformare questo screening da sperimentare in strutturale”, afferma Ivan Gardini, Presidente EpaC ETS .

Lo screening scade il 31 dicembre e il governo ha appena rifiutato di approvare un emendamento a costo zero sulla sull’ampliamento della fascia a cui fare gli screening, un emendamento firmato in larga parte da esponenti della maggioranza”.

“Le uniche azioni che possiamo fare è continuare a convincere parlamentari a continuare a presentare degli emendamenti. Qui ci vuole la volontà politica di inserire l’eliminazione dell’epatite C come priorità nazionale”.

“Adesso curiamo forse 15.000 persone all’anno, altro che 50.000 di qualche anno fa, e adesso i farmaci costano veramente una cifra assolutamente abbordabile: per quanto riguarda l’epatite C, il problema del denaro per le terapie non esiste”.

Secondo il rapporto realizzato da ISHEO per Gilead Sciences, quali sono i dati che emergono sullo screening? “La campagna di screening è partita ormai quasi due anni fa, ha permesso discriminare almeno in fascia di popolazione generale solo il 10%”, afferma Roberta D’Ambrosio,  specialista in Gastroenterologia, Epatologa presso la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano.

“Innanzitutto è necessario che tutte le regioni finalmente si attivino per partire con lo screening che è finanziato a livello nazionale, ma purtroppo ad oggi ancora qualche regione non è riuscita a partire con i test nella popolazione generale; è importante sensibilizzare la popolazione, è importante spiegare quali sono i rischi di un’infezione non riconosciuta; è importante spiegare che ci sono dei farmaci estremamente efficaci che hanno cambiato la storia naturale della malattia: i fondi ci sono per cui si tratta solo di invogliare la popolazione, i fondi sono rimasti in gran parte inutilizzati anche in quelle regioni che sono attive già da tanti mesi”.

“Regione Lombardia è partita inizialmente con un progetto pilota nel 2022, siamo abbastanza avanti. La prevalenza di infezioni attive è pari all’1 per mille nella popolazione generale, ma purtroppo siamo riusciti a testare una percentuale di popolazione inferiore a quello che avremmo voluto per cui anche regione Lombardia, nonostante sia partita presto, deve continuare a lavorare”.

“Come ormai abbiamo imparato, l’adesione quando proponiamo campagne di sanità pubblica in Italia, non è mai di grandissimo successo”, aggiunge  Massimo Andreoni – Direttore scientifico SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali).

“Bisogna forse approfittare più dello screening cosiddetto opportunistico. Cioè più che invitare le persone a venire a fare lo screening, saper cogliere tutte le occasioni nelle quali le persone magari si rivolgono a una struttura sanitaria e in quell’occasione proporre lo screening: questo si è visto in tantissimi studi anche internazionali che aumenta di molto l’adesione delle persone all’esecuzione del test”.

“Ora, c’è il problema della proroga: sono un po’ preoccupato a riguardo, ma è importantissimo che venga fatta; abbiamo già salvato 6.500 vite con questo screening fatto in maniera non ottimale, ne potremmo salvare molte di più”.

Vincenza Calvaruso, Presidente AISF (Associazione Italiana Studio del Fegato), spiega inoltre che “la fascia dei nati tra il ’48 e il ’69 è quella con più casi, ma è anche quella con l’adesione più scarsa, perché scarsa è stata la comunicazione: non c’è stata alcuna iniziativa ministeriale, ad esempio”.

“L’adesione al test al 31 dicembre 2023 è stata dell’11%, cioè di circa un milione di persone, di cui diecimila individuate con infezione HCV attiva”, afferma Davide Integlia di ISHEO.

“Il piano nazionale per la prevenzione ha stanziato nel 2020 71,5 milioni di euro e finora i test ne sono costati 8,6. Estendendo lo screening anche ai nati tra il ’48 e l’89, supponendo un’aderenza del 30%, cioè 10 milioni di persone fino al 2025, il costo complessivo finale sarebbe di 58 milioni”.

Un risultato senza dubbio importante ma di certo non sufficiente, anche considerando che il termine del programma di screening è previsto per la fine di quest’anno.

Il documento, presentato nel corso dell’evento, contiene un’analisi dell’implementazione del programma di screening a livello nazionale e regionale, le stime del budget utilizzato e di quello rimanente, della numerosità della coorte 1948-1968, dei costi dell’eventuale ampliamento dello screening a questa popolazione, e dei risparmi per il sistema sanitario. 

Come detto, soltanto l’11% della popolazione generale della coorte 1969-89 è stata sottoposta a screening e la stima del budget rimanente rispetto al fondo stanziato è stata calcolata pari a 61.644.920 euro; il numero di pazienti eleggibili allo screening con l’estensione alla popolazione 1948-68 è risultato pari a 31.539.490, e la copertura economica necessaria è stata stimata in 58.380.040 euro: una spesa quindi sostenibile, perché inferiore alla rimanenza dei fondi già stanziati.