Una rara condizione che ha ripercussioni devastanti sulla vita di tutti i giorni: ecco sintomi, diagnosi e cure.
Fare fatica a muoversi, a compiere anche i gesti più semplici, avere difficoltà persino a respirare e a mangiare: sono gli effetti prodotti dalla emoglobinuria parossistica notturna (PNH o EPN), una malattia rara che colpisce da una a dieci persone ogni centomila.
Pur essendo di origine genetica (è dovuta a una mutazione del gene PIGA), non sempre esordisce alla nascita, ma può verificarsi a qualsiasi età, con prevalenza negli adulti giovani.
La malattia, per i sintomi che causa, impone forti limitazioni nella vita quotidiana, in ambito lavorativo e nella sfera delle relazioni sociali.
Che cosa comporta
La mutazione del gene ha ripercussioni su importanti proteine delle cellule: quelle del midollo osseo producono pertanto globuli rossi difettosi, che sono quindi suscettibili all’attacco del del sistema del complemento (un componente del nostro sistema immunitario), che li distrugge.
Ne consegue anemia, che, nei casi più gravi, deve essere curata con trasfusioni, impattando pesantemente sula qualità della vita dei pazienti.
Sintomi e problemi
Ma non solo: pallore, stanchezza, affanno e palpitazione (segni tipici dell’anemia) si uniscono a difficoltà di concentrazione, dolore addominale, dispnea.
La vita di tutti i giorni diventa faticosa e difficile: ben il 96% dei pazienti è affetto da fatigue (sensazione di spossatezza, debolezza, mancanza di energia) e si possono avere difficoltà a deglutire cibi solidi e perfino liquidi.
La complicazione più grave è la trombosi, cioè la formazione di coaguli all’interno dei vasi sanguigni, soprattutto delle vene.
Ma anche disfunzione erettile, emoglobinuria (presenza nell’urina di emoglobina), ipertensione polmonare, sono tra i sintomi più comuni.
Inoltre, le crisi emoglobinuriche molto gravi aumentano il rischio di danni ai reni.
Perché si chiama così
È una malattia caratterizzata da manifestazioni episodiche notturne e mattutine e in un quarto dei pazienti l’emoglobinuria causa la colorazione scura delle urine durante la notte e la mattina.
Come si diagnostica
Proprio per questo un esame delle urine può rilevare la presenza di emoglobina nell’urina.
In seguito, tramite una tecnica nota come citofluorimetria, si possono identificare i globuli rossi e bianchi anormali da un campione di sangue dopo un normale prelievo.
Ma il test viene eseguito solo in centri specializzati in ematologia. All’inizio della malattia si esegue spesso un esame del midollo osseo per verificare la presenza di aplasia o ipoplasia del midollo.
Come si cura
Non esiste al momento una cura farmacologica definitiva per l’EPN, ma ci sono diversi trattamenti per attenuare i sintomi, riducendo le complicanze e migliorando la qualità della vita, come per esempio: acido folico, ferro e vitamine, profilassi o terapia anticoagulante, eritropoietina, trasfusioni.
L’unica cura possibile, che può guarire definitivamente il paziente, è il trapianto di midollo osseo. Ma i rischi associati a questa procedura spesso superano i probabili benefici e quindi è un’opzione riservata ai casi più gravi.
Con l’avvento degli anticorpi monoclonali è stato possibile realizzare farmaci che inibiscono il complemento, impedendo la distruzione involontaria dei globuli rossi difettosi nel torrente circolatorio (emolisi intravascolare) e migliorando significativamente i sintomi della malattia.
Dal 2007 sono disponibili quindi terapie inibitori del C5 (C5i), un componente del sistema di complemento, che agiscono bloccandolo ed evitando così la perdita di globuli rossi.
Un ulteriore passo avanti è stato fatto con la nuova classe di terapie che inibiscono il complemento colpendo il C3, che si trova a monte del C5 nella cascata del complemento.
EMA ha approvato nel 2021 il primo degli inibitori del C3 (C3i): l’inibizione del bersaglio C3 permette di controllare, oltre all’emolisi intravascolare, anche la distruzione dei globuli rossi nella milza e nel fegato (emolisi extra-vascolare).
