Alla scoperta della materia dell’universo. Di Suzie Sheehy.
Ecco un libro fresco di stampa, uscito nel 2022 e scritto durante la pandemia, che ci permette di dare uno sguardo sullo stato odierno della fisica sperimentale, ripercorrendo il tortuoso cammino che ci ha condotti a quanto ora sappiamo sui mattoni fondamentali della materia e delle forze che la plasmano.
Il libro tratta di 12 “storici” esperimenti di fisica, a partire dalla scoperta dei raggi X, arrivando fino alla individuazione del bosone Higgs, avvenuta ormai 10 anni fa. Però, il tutto alla luce delle conoscenze attuali, o almeno di quella che è la visione della fisica in voga al momento.
Come è stata datata la Sacra Sindone? Come è stato “fotografato” il DNA? E come vengono curati i tumori con la radioterapia? Per rispondere a queste domande bisogna conoscere l’evoluzione cronologica della teoria della fisica delle particelle, che è l’argomento di cui tratta l’autrice, peraltro ricercatrice in questa disciplina.
La dozzina di esperimenti – con annesse scoperte – di cui si parla è quindi inerente questo ambito specifico: è esclusa, per esempio, la recente rilevazione delle onde gravitazionali, o altri esperimenti famosi ma non riguardanti le particelle elementari.
È un bel viaggio attraverso la storia della fisica, partendo dai primi rudimentali apparati costruiti a mano e in angusti garage da un pugno di ricercatori con pochi materiali e scarsi pezzi di ricambio, fino ai mastodontici acceleratori di particelle moderni, che si snodano per chilometri sotto profondi tunnel, costano triliardi di euro e vedono impiegati decine di migliaia di scienziati e tecnici per singolo esperimento.
In ogni capitolo, oltre all’esperimento considerato, sono accennati anche i concetti fisici fondamentali che ne stanno alla base e come gli scienziati sono giunti a ipotizzarli, rigorosamente in sequenza cronologica, e le ricadute tecnologiche che la ricerca per la realizzazione degli apparati sperimentali, pensati e costruiti per scoprire particelle di puro interesse teorico, hanno poi avuto sull’industria, società e sul nostro benessere quotidiano.
Sulla salute in primis, con lo sviluppo di macchinari per la diagnostica, come TAC, PET, MRI o per la cura del cancro, come gli apparecchi per adroterapia. Quasi che l’autrice avesse voluto – in un certo senso – “giustificare” gli ingenti finanziamenti profusi nel corso dell’ultimo secolo ai fisici che chiedevano fondi governativi per i loro esperimenti, esponendo le conquiste tecnologiche che poi quegli apparecchi hanno permesso di raggiungere in ambiti molto più pratici e meno accademici.
Soprattutto in America, quando, al termine del progetto Manhattan (quello stanziato per la prima bomba atomica), il Congresso sembrava restio a investire ancora danaro nel filone di ricerca delle particelle elementari e a indagare cosa ci fosse nel cuore dell’atomo, come spiega puntualmente l’autrice.
Il libro scorre bene, ma ci sono alcuni però. L’autrice, una millennial australiana ma con passate collaborazioni in Inghilterra e negli Stati Uniti, tende a privilegiare la narrazione della ricerca avvenuta nell’area “anglosassone”, preferendo parlarci della scoperta di alcune particelle – non proprio di rilievo – avvenuta al Fermilab di Chicago, piuttosto che dell’individuazione dei bosoni Z e W avvenuta al CERN (dove peraltro ha lavorato anch’ella), più o meno nella stessa decade, evento che valse il Nobel anche al nostro Carlo Rubbia, tra gli altri.
Inoltre, essendo un libro scritto da un fisico (praticante tra l’altro), porta con sé quella complessità propria che spesso i fisici hanno a spiegare anche le cose semplici, anche se l’autrice è una brava divulgatrice. Ma alcuni concetti sono esposti in modo non immediato per tutti, a meno di averne già letto o saperne qualcosa. Imprecisioni nella traduzione non aiutano.
Aggiunge infine sue considerazioni personali (e anche un po’ della sua storia e quel che sta facendo con grande impegno e passione), che però ci possono dare un’idea di quel che è di tendenza tra i ricercatori di oggi e qual è il pensiero dominante della scienza moderna.
In conclusione, è consigliato a chi vuole conoscere, con ottima dovizia di dettagli, l’evoluzione della fisica dell’ultimo secolo, ma anche capire come e perché una certa particella si rileva in un tal modo e come si fa a catturarla e “vederla” (e qui è spiegato proprio bene). Certo, in molti passaggi non è semplicissimo, ma se si hanno già alcune conoscenze pregresse è più facile capire alcune punti un po’ complessi.
