Cinzia Iotti, Direttore SC di Radioterapia, AUSL IRCCS di Reggio Emilia: “il 47% dei tumori guarisce grazie alla radioterapia, il 49% per chirurgia e solo il 4% per chemio; ma la maggior parte della gente non ne è a conoscenza”.

I numeri parlano chiaro, e a snocciolarli è Cinzia Iotti, Presidente AIRO e Direttore SC di Radioterapia AUSL-IRCCS di Reggio Emilia, durante il XXXII Congresso Nazionale AIRO – Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia clinica in corso a Bologna: “il 47% dei tumori guarisce grazie alla radioterapia, che è seconda, in questo ambito, solo al trattamento chirurgico (che risolve il cancro nel 49% dei casi di guarigione), mentre la chemioterapia ha appena un 4% di merito nel computo (e la maggior parte riguarda neoplasie del sangue”.

Eppure, questa tecnica è poco consiuta sia al grande pubblico, sia – e questo appare particolarmente preoccupante – dai media che trattano la salute e da quelli più generalisti.

Vediamo, quindi, di illustrare i vantaggi e i modi di utilizzo si questa fondamentale tecnica per il trattamento delle neoplasie.

Innanzitutto, cos’è la radioterapia? Si tratta dell’impiego per lo più radiazioni ad alta energia (raggi X), prodotte da specifiche apparecchiature dette acceleratori lineari o, meno frequentemente, radiazioni a più bassa energia emesse da sostanze radioattive inserite (in genere temporaneamente) all’interno del corpo.

Le radiazioni ionizzanti sono in grado di colpire in modo letale le cellule tumorali o di danneggiarle irreparabilmente, agendo sulla loro catena del DNA.

Al contrario di quelle tumorali, le cellule sane sono in grado di riparare meglio gli insulti procurati dalle radiazioni per cui, anche se irradiate, possono più facilmente sopravvivere e riprendere a svolgere le loro normali funzioni.

“Nella infinita varietà di tumori, almeno il 60-70% si gioveranno delle cure radioterapiche e, ancora più importante, il peso della radioterapia rappresenta il 40% delle guarigioni” conferma Giovanni Cartia, Direttore Unità Operativa Complessa di Radioterapia Oncologica ASP Caltanissetta  e Consigliere AIRO.

La radioterapia di precisione e l’ipofrazionamento

Sono le parole chiave dell’innovazione terapeutica in questo settore. Cosa significano? Partiamo dalla precisione. “Il concetto di precisione riguarda sia la personalizzazione del trattamento in termini di strategia, scelte e sequenze terapeutiche, sempre meglio guidate dalla maggiore conoscenza della biologia e quindi del comportamento del tumore, sia l’impiego di tecnologie avanzate che consentono l’erogazione della dose di radiazioni in modo molto selettivo e quindi con minori effetti collaterali” spiega Marco Krengli, Direttore SCDU di Radioterapia, AOU Maggiore della Carità di Novara, Presidente eletto AIRO.

“Nel primo caso la radioterapia si inserisce in un trattamento multimodale in cui si combina in modo ottimale con chirurgia e trattamenti farmacologici in modo da massimizzare l’effetto sul tumore primitivo e sulla prevenzione delle possibili metastasi a distanza. Come esempio possiamo citare il trattamento del tumore della mammella quando si impiega una terapia sistemica in fase neoadiuvante, cioè iniziale, seguita da chirurgia, radioterapia ipofrazionata ed eventuale ulteriore terapia sistemica”.

“Nel secondo caso la precisione è riferita all’impiego di alta tecnologia che guida, attraverso le immagini di TC e RM (IGRT), l’erogazione della dose, che oggi può essere effettuata con fotoni, elettroni o particelle quali i protoni e gli ioni con ipofrazionamento, cioè impiego di poche sedute per l’erogazione della dose totale. In particolare, l’impiego della RM ha aperto prospettive particolarmente interessanti. Le immagini acquisite prima e durante la radioterapia consentono oggi di modificare e adattare il trattamento durante le diverse sedute di radioterapia in base alla risposta del tumore”.

Un’ulteriore prospettiva, oggi campo di ricerca, è la cosiddetta “flash therapy” che, quando validata, potrà consentire di erogare il trattamento in un tempo brevissimo, dell’ordine di frazione di secondo, probabilmente con effetti collaterali ancora minori rispetto ai trattamenti attuali.

“Oggi siamo in grado di ‘cesellare’ la dose di radiazioni intorno al tumore, come se operassimo con un bisturi” chiosa Iotti.

L’ipofrazionamento (ne abbiamo diffusamente parlato qui) è una tipologia di trattamento radioterapico in cui la dose complessiva di radiazioni viene somministrata in un numero più limitato di sedute rispetto al passato.

“In poche parole” spiega Pierluigi Bonomo, Dirigente medico SOD di Radioterapia Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze e Coordinatore Commissione Scientifica AIRO, “in ciascuna seduta si somministra una dose più alta di radiazioni (che è stato assolutamente verificato essere sicure), così la somma totale di queste darà sempre lo stesso valore finale di radiazioni erogate, ma si riduce il numero di volte in cui il paziente deve recarsi in ospedale per ricevere il trattamento”.

“Presenta vantaggi anche per tutte quelle strutture che hanno problemi di liste d’attesa, proprio perché il numero di accessi in ambiente ospedaliero si riduce e in una delle indicazioni più frequenti di radioterapia post operatoria, ad esempio, nei casi di tumore mammario, ci sono spinte crescenti al suo impiego perché anziché fare il trattamento classico di 5 settimane di terapia, si può procedere, in alcuni casi, ad un trattamento di una settimana di terapia, o più comunemente di tre settimane”.

Ma come mai opinione pubblica e media non hanno questa percezione delle potenzialità della radioterapia oncologica?

“Cittadini, media e istituzioni hanno purtroppo una visione parziale o non ben bilanciata delle forze in campo nella cura dei tumori” afferma Cinzia Iotti.

“Mentre l’atto chirurgico e il farmaco hanno una forte connotazione di potere risolutivo, della radioterapia se ne parla pochissimo ed è meno conosciuta, o misconosciuta. L’idea che si ha della radioterapia è ancora oggi un po’ distorta e risente di un retaggio che appartiene al passato”.

“Nell’immaginario collettivo si correla spesso ad una terapia pericolosa, dannosa e comunque ancillare, rappresentazione che poco ha a che vedere con il valore e il profilo che invece le appartiene”.

“Questo è un grande problema soprattutto per i pazienti, che potrebbero ignorare che la radioterapia può essere un’opzione terapeutica alternativa alla chirurgia ed essere di beneficio in numerose situazioni cliniche”.

E il radioterapista è sunque anch’egli una figura quasi sconosciuta per il pubblico non esperto?

“Anche la figura del radioterapista soffre di questa alterata visione, perché spesso non viene riconosciuto come un oncologo che ha un ruolo fondamentale in ogni fase del percorso del paziente oncologico, dall’inquadramento iniziale al follow-up, ma viene visto come un tecnico che eroga una prestazione decisa da altri”.

Come si può invertire questa tendenza?

“Per ovviare a questo problema la comunicazione può dare un contributo essenziale. AIRO si sta impegnando per potenziare la sua capacità di comunicazione con l’esterno attraverso i media. Sta cercando di essere più presente nel panorama informativo scientifico per disseminare le informazioni e le conoscenze più attuali. Contestualmente, AIRO si adopera costantemente per assicurare che la figura del radioterapista oncologo sia coinvolta in ogni attività programmatica che riguardi la cura oncologica”.

Durante il XXXII Congresso AIRO, in corso dal 25 al 27 novembre a Bologna, affronterete questi temi?

“Il Congresso prenderà in esame il carattere innovativo e di fruibilità della disciplina radioterapica, in particolare come l’evoluzione tecnologica e le nuove conoscenze in campo biologico consentano il miglioramento di una serie di parametri relativi alla cura, sia come efficacia sia come riduzione degli effetti collaterali” spiega Bonomo.

“Verranno trattate le tecniche di alta precisione quali la radioterapia stereotassica, terapia di trattamento radioterapico con crescenti indicazioni ed ubiquitariamente diffusa sul territorio nazionale, le cui evidenze e dati scientifici sono in costante aumento sia come terapia a sé stante sia come terapia integrata alle terapie sistemiche”. 

“Si parlerà del ruolo della radioterapia nei tumori più frequenti quali tumore della mammella, prostata e del polmone, del retto e anche in tumori più rari come le neoplasie del distretto testa-collo, del sistema nervoso centrale, dei tessuti molli come i sarcomi”.

“Saranno oggetto di interesse diverse sedi tumorali, una categoria oggi emergente in cui le evidenze scientifiche sottolineano il ruolo promettente della radioterapia: è quella che viene comunemente chiamata “malattia oligometastatica”, ovvero pazienti che hanno un tumore solido metastatico ma in una forma contenuta (di solito con meno di 5 metastasi) e nei quali l’integrazione tra terapie farmacologiche come immunoterapia e trattamenti locali ablativi radioterapici in pazienti selezionati sono un ambito di crescente interesse”.

“In tale situazione clinica si impiega la radioterapia stereotassica che eroga una dose molto elevata, con precisione millimetrica, sulla sede della metastasi portando nella grande maggioranza dei casi alla eradicazione della sede di malattia”.

Aggiunge il professor Krengli: “una recente metanalisi che include 42 studi clinici (Rim CH et al, 2022), in cui la radioterapia è stata impiegata in oltre il 75% dei casi, ha evidenziato un vantaggio di sopravvivenza sia globale sia libera da malattia per coloro che ricevono il trattamento locale”.

Una prospettiva particolarmente interessante nella malattia oligometastatica, che è attualmente oggetto di sperimentazione clinica, è la combinazione di radioterapia e immunoterapia: la radioterapia, oltre a consentire il controllo locale della lesione trattata, potrebbe incrementare l’effetto dell’immunoterapia con conseguente miglioramento del controllo della malattia e della sopravvivenza dei pazienti.

Ma ci sono altri ambiti, oltre quello oncologico, dove la radioterapia rappresenta una speranza di sopravvivenza concreta

“Nella tachicardia ventricolare refrattaria, che cioè non risponde ai trattamenti classici e dove i pazienti rischiano di morire in pochi mesi, la radioterapia è diventata una nuova frontiera di cura: in alcuni casi la malattia regredisce completamente” conlude la Iotti.

Radioterapia disponibile per tutti in futuro?

“Oggi in Europa abbiamo circa 4 milioni di nuovi casi di tumore all’anno ma si calcola che nel 2040 arriveranno oltre i 5 milioni. Significa che in Italia saranno mille al giorno. Ne consegue che la capacità di affrontare in maniera sostenibile questo bisogno rappresenterà la vera sfida dei servizi sanitari”. dice Cartia.

“Si è calcolato che se ogni paziente con diagnosi di tumore avrà accesso ai trattamenti radioterapici, si salveranno un milione in più di vite nel 2035″.

“Per far dronte a questi numeri servono però investimenti: oggi un acceleratore lineare costa intorno a qualche milione di euro e dura circa dieci anni (anche se in alcuni casi ne si protrae l’uso con successo), mentre le nuove macchine arriveranno a costare tra i 6 e i 7 milioni di euro l’una e serve una distribuzione equa sul territorio, almeno 8-9 acceleratori ogni milione di abitante. Oggi in Italia ne abbiamo mediamente circa 6,7, con uno sbilanciamento verso il nord. Purtroppo le risorse per le cure dei tumori sono impiegate al 95% per la chirurgia e i farmaci e solo il restante 5% è impiegato in radioterapia” è il monito del clinico.