L’importanza del nuovo approccio nelle parole di Veronesi.

 

La medicina di precisione è la nuova frontiera. Andare a curare nel cuore delle cellule, a risanare gli effetti dei geni alterati, a modificare le sorti di un paziente radicalmente. E a rivoluzionare le strategie di un’azienda farmaceutica. Chi si è attrezzato per tempo ora trae vantaggi in un mercato asfittico. Farmaci risolutivi solo a chi ne ha bisogno. Protocolli di cura generalizzati e il mezzo pollo che nella realtà non va a tutti come spiega nei suoi versi ironici anti-statistica Trilussa sono destinati al passato nella nuova medicina.

Come spiegava nel 2015 Umberto Veronesi, uno dei “maestri” dell’oncologia moderna: “Il sogno della cura personalizzata è nato circa quindici anni fa, con la decodifica del genoma umano, quando la chiave di lettura del Dna sembrava averci consegnato anche la chiave per la cura di ogni malattia, a partire dal cancro. Per ogni gene alterato, il suo farmaco (cioè una molecola che lo inibisce) suonava la formula, ma la realtà si è presentata più complicata. Non solo ogni tipo di tumore può avere una sua alterazione e richiedere il suo proprio farmaco – e i tumori sono tanti, centinaia di malattie che per convenzione chiamiamo cancro -, ma ogni paziente, o meglio gruppi di pazienti con quel tumore possono essere più o meno reattivi allo stesso farmaco, a seconda delle caratteristiche della persona. Abbiamo quindi scoperto nel genoma una complessità inaspettata e il nostro entusiasmo ha inevitabilmente subito una battuta d’arresto. Ad oggi i farmaci molecolari (targeted therapy), sono meno di 30, a fronte delle centinaia di composti chemioterapici disponibili, e non curano più del 5% di tutti i malati”.

Tutto da rifare allora? Fortunatamente no. Intanto i farmaci molecolari sono diventati molti di più e dal 2000 incessantemente si sono accumulati dati sul rapporto geni e persone e geni e malattie, e ormai queste informazioni sono diventate un patrimonio corposo dal valore inestimabile.

Quindi ora si tratta di mettere insieme tutto ciò che si è scoperto su questo rapporto e prendersi la briga di interpretare i dati su scala mondiale. E, quindi, tradurli in kit diagnostici e terapie. Questa è la medicina di precisione. Trovare la cura specifica (precisa) per ogni persona, abbandonando definitivamente la logica dei protocolli che imponevano una cura per ogni malattia, indipendentemente dal suo portatore. Sforzo enorme di interconnessione.

Compreso in passato dal presidente Obama che, anche se al termine del mandato, lanciò negli Stati Uniti la “Precision Medicine Initiative”, con uno stanziamento di 215 milioni di dollari all’epoca. I pazienti si sono sottoposti ad una serie di analisi, anche genetiche, e i dati raccolti, insieme ai dati clinici, saranno convogliati in un enorme database, fondamentale per la scelta della terapia per ogni paziente. Appare evidente che la sfida sta nelle tecnologie: il futuro sta cambiando perché sta cambiando il modo di applicare le tecnologie.

Grazie anche al sequenziamento del Dna con apparecchiature sempre più rapide, efficaci ed efficienti (next generation sequencing).  La riduzione drastica dei costi e dei tempi per ottenere un profilo genico ha aperto le porte alla genomica nella cura e nella prevenzione. Si tratta ora di archiviare elettronicamente la mole immensa di dati raccolti, per condividerli e renderli consultabili sia clinicamente per la ricerca della terapia giusta, sia scientificamente per lo studio di nuovi farmaci. E sparirà l’omogeneizzazione delle terapie.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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