Il futuro della salute globale è “one health”: al via un piano d’azione internazionale. Riflettori puntati su cambiamenti climatici, zoonosi, antimicrobicoresistenza e sicurezza alimentare.

 

“Il 75% delle nuove malattie emerse negli ultimi dieci annni è trasmessa da animali o da prodotti di origine animale”. È il monito lanciato da Daniela Boltrini, Vicepresidente ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani durante l’incontro “L’interconnessione tra salute umana, animale, ambientale e il rapporto tra zoonosi e pandemie”: primo appuntamento del progetto Be Informed – Accademia di formazione per giornalisti di Boehringer Ingelheim, promosso dal Master SGP della Sapienza Università di Roma in collaborazione con ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani, con l’obiettivo di fornire ai professionisti dell’informazione tutti gli strumenti ed elementi per informare e comunicare correttamente sulle dinamiche della One Health.

Ma cosa si intende con questa locuzione? L’approccio ‘One Health’, nato come One Medicine, unica medicina per l’uomo e gli animali, è divenuto, con il tempo, un principio triangolare che chiama in causa tutti gli esseri viventi e tutti gli ecosistemi.

“Il concetto che la salute degli animali e l’ambiente intorno a noi influenzano la salute delle popolazioni non è un’idea nuova. Già tra il XIX ed il XX alcuni scienziati avevano cominciato a considerare la salute animale ed umana come strettamente correlate” spiega Bartolomeo Griglio Responsabile Prevenzione, Sanità pubblica veterinaria e Sicurezza alimentare, Regione Piemonte.

“Con il termine “zoonosi” si intende una qualsiasi malattia infettiva o parassitaria degli animali che può essere trasmessa all’uomo direttamente (contatto con la pelle, peli, uova, sangue o secrezioni) o indirettamente (tramite altri organismi vettori o ingestione di alimenti infetti). Gli esempi di zoonosi che mettono a rischio la salute umana sono numerosi (febbre gialla, brucellosi, rickettsiosi), esiste poi un rilevante numero di parassitosi (amebiasi, schistosomiasi, tripanosomiasi, teniasi, toxoplasmosi, leshmaniasi, fascioliasi, trichinellosi, per citare solo le più diffuse) che mantengono serbatoi animali e sempre più spesso sono in grado di colpire l’uomo”.

Il fatto che, delle 1461 malattie riconosciute che colpiscono la specie umana, circa il 60% sia causato da patogeni in grado di colonizzare più ospiti e migrare tra specie diverse (tra queste AIDS, SARS, malaria, febbre dengue ed altre febbri emorragiche) ci dà la dimensione allarmante del problema.

Negli anni novanta, Calvin W. Schwabe dell’Università di California, epidemiologo veterinario, parassitologo e riconosciuta autorità mondiale sulle zoonosi, coniò il termine “One Medicine”, successivamente modificato in “One Health”, con lo scopo specifico di unificare le discipline mediche umane e veterinarie per sconfiggere le zoonosi rilevanti per la sanità pubblica. Bisognerà però attendere il 2004 perché il termine “One Health”, venga definitivamente adottato a livello globale da parte degli esperti mondiali ed includa anche un riferimento all’importanza della salvaguardia dell’ambiente in cui noi tutti, uomini ed animali, viviamo.

A dicembre del 2021, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), l’Organizzazione mondiale per la salute animale (WOAH), il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) e l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) hanno approvato la nuova definizione operativa di One Health: One Health è un approccio integrato e unificante che mira a bilanciare e ottimizzare in modo sostenibile la salute di persone, animali ed ecosistemi.

“Ogni dieci minuti una persona nel mondo muore perché infetta da rabbia” dice Boltrini “e questo fa capire l’importanza del medico veterinario come barriera sanitaria per ventuali pandemie future” aggiunge.

E non riguarda solo gli animali selvatici o da allevamento: “la Leishmaniosi (che colpisce roditori, cani e l’uomo ed è trasmessa da parassiti) nel nostro Paese si sta diffondendo anche al nord, perché i pappataci (che la veicolano) si sono stabuliti, dal Meriodione, anche in queste aree geografiche più settentrionali”.

“Anche gli animali da compagnia possono essere veicolo di infezioni, quali la toxoplasmosi, la già citata rabbia, la salmonellosi” spiega Boltrini.

Come salvaguardarsi allora? “Lavare le zampe del cane con la candeggina prima di farlo entrare in casa, ad esempio, è sbagliato, inutile e dannoso” ammonisce l’esperta. “Molto più efficace tenere pulito il giaciglio da parassiti, e poi non bisogna affatto trascurare la prevenzione: fare visite periodiche dal veterinario, eseguire le vaccinazioni con i nuovi protocolli, fornire ai nostri compagni animali la giusta alimentazione”.

E attenzione anche all’abuso di antibiotici, fenomeno che è all’origine della resistenza microbica ai farmaci. “Per esempio la cistite del gatto è nella maggior parte dei casi dovuta a stresse non a infezione: bisogna quindi fare in modo di conservare i batteri buoni nella flora della vescica dell’animale e limitare l’uso di antibiotici quando è necessario, come in caso di ferita” aggiunge.

La nuova legislazione di sanità animale, in vigore dal 27 settembre 2022, cala nell’ordinamento italiano l’approccio One Health del Legislatore Europeo. Responsabilizzerà chiunque detenga o gestisca un animale da compagnia, sulla base del principio che dove c’è un animale ci deve essere un Medico Veterinario.

I pilastri della nuova legislazione sono: identificazione degli animal, tracciabilità degli animali e dei luoghi in cui si trovano, rintracciabilità di operatori e detentori, regolamentazione della vendita a distanza, lotta al traffico di animali da compagnia, primo veicolo di malattie trasmissibili.

Ma zoonosi non significa solo trasmissione con contatto diretto tra uomo e animale: i contaminanti, come l’acqua, possono fungere da veicolo di diffusione. “il rischio di esposizione alle malattie per alcuni tipi di pesce, per esempio, è molto maggiore del beneficio apportato dagli omega 3 che contengono” afferma Giglio.

«Nell’ambito della sicurezza alimentare, l’attuale epidemia di listeriosi costituisce un esempio virtuoso di collaborazione medico-veterinaria nella sorveglianza di una zoonosi a trasmissione alimentare – commenta Umberto Agrimi, Direttore Dipartimento Sicurezza alimentare, Nutrizione e Sanità pubblica veterinaria, Istituto Superiore di Sanità – Il coordinamento tra la sorveglianza in ambito umano e quella in ambito alimentare svolta centralmente dal Ministero della Salute, l’operatività dei laboratori regionali e dei servizi presso i Dipartimenti di prevenzione, l’allineamento della sorveglianza integrata medico-veterinaria sulle metodiche diagnostiche avanzate di whole genome sequencing e la convergenza della sorveglianza degli isolati umani su un’unica piattaforma di analisi genomica nazionale, che dialoga con quella veterinaria, hanno consentito di affrontare al meglio questa epidemia e di confermare il valore della collaborazione medico-veterinaria in un ambito di tradizionale applicazione della One Health».