I più importanti esperti chiariscono il ruolo dei microbi intestinali, del loro rapporto con il cervello, con malattie immunitarie e con i tumori.
Vi abbiamo già parlato del microbiota, questo immenso sistema di microrganismi (parliamo di miliardi di batteri, virus, funghi) che vive in simbiosi con ognuno di noi, sul nostro corpo (sula pelle ad esempio) e al suo interno, principalmente nell’intestino, dove svolge funzioni vitali, senza le quali non potremmo esistere.
Per fare un confronto, la Via Lattea contiene tra 100 e 400 milioni di stelle: ci sono dunque più batteri nel nostro intestino di quante stelle ci siano nella nostra galassia, con una massa complessiva che non supera i due chili.
Approfondiamo il discorso con esperti del settore, che illustrano l’importanza tali esseri e come prenderci cura della loro salute, che, alla fine, è direttamente e strettamente legata alla nostra.
Microbiota, scopriamo cos’è
“La comunità di microrganismi che popola ognuno di noi comprende una moltitudine di specie di esseri viventi davvero vasta. Non sono parassiti, anzi: esistono anche virus (detti fagi) che infettano esclusivamente i nostri batteri e li controllano” spiega Antonio Gasbarrini, direttore del CEMAD (Centro Malattie dell’Apparato Digerente) della fondazione Policlinico Universitario Gemelli IRCCS di Roma.
“Il microbiota è spesso paragonato a un organo umano vero e proprio: pensiamo alla sua funzione essenziale nell’apparato digerente, dove è parte essenziale del metaboloma, ossia l’attività metabolica dell’organismo per trasformare cibo in energia. Senza microbiota non saremmo in grado di assimilare sostanze nutritive vitali”.
“È una vera e propria simbiosi” aggiunge Giovanni Barbara, dirigente medico di Medina Interna, Università di Bologna, Irccs Policlinico Sant’Orsola. “Ci sono recettori del nostro corpo che si sono sviluppati solo reagire con il microbiota”.
Con noi fin dalla nascita. E ci aiuta nel corredo genetico.
Ma se batteri e microbi sono entità viventi indipendenti da noi, come mai ce li troviamo addosso e dentro? Da dove arrivano? “Alla nascita non sono presenti” prosegue Gasbarrini, “colonizzano il neonato attraverso la madre, prima durante il parto e poi tramite l’allattamento”.
“Ma anche le altre figure parentali danno una mano. Padri o chi si occupa dei bambini nei primi 3-4 anni di vita contribuiscono a trasmettere le loro colonie microbiche”.
“Nei primi mille giorni di vita il microbiota è in grado di veicolare l’adattoma, un genoma umano variabile che consente all’organismo di adattarsi agli stimoli esterni: la dieta, i conservanti presenti nei cibi, gli antibiotici, lo stress, l’esercizio fisico, il riposo, i timori”.
In un certo senso l’adattoma sceglie i geni per vivere più a lungo: se infatti ogni essere umano ha un DNA uguale al 99% tra individui diversi, i geni del microbiota sono differenti fino al 60% da persona a persona.
Impronta digitale unica
Ogni essere umano ha una sua specifica “impronta digitale batterica”, o fingerprint batterico: un profilo di specie proprio, un’impronta personale e unica, come quella digitale o come la biometria vocale.
Questa è diversa da quella di chiunque altro e non è mai sempre la stessa durante la nostra vita: cambia ad esempio in funzione della nostra età, ed è il risultato di moltissime variabili (etnia, posizione geografica, stile di vita).
Da un punto di vista pratico ha importanti implicazioni. Un campo in forte sviluppo è quello legato alla nutrizione. È noto, ad esempio, che le diete non hanno la stessa efficacia in tutte le persone. Si sospetta che il microbioma possa essere il responsabile, perché i batteri degradano in modo diverso i componenti nutrizionali da persona a persona.
Un discorso simile può essere fatto per i farmaci: le conoscenze sempre più approfondite sul Microbiota intestinale potranno orientare percorsi diagnostico-terapeutici sempre più personalizzati in numerose patologie.
Non solo. Il microbiota si trasmette tra specie diverse: un gatto e il suo padrone, ad esempio, tenderanno col tempo ad assomigliarsi a livello di popolazione microbica.
L’asse intestino-cervello
Ma cosa fa esattamente il microbiota? “Controlla il sistema immunitario, il quale non si sviluppa correttamente se l’organismo non viene a contatto con i microbi” dice Gasbarrini.
Inoltre, come già detto, è essenziale per il metabolismo degli alimenti, in quanto spezzano i polisaccaridi, particolari carboidrati, in monosaccaridi “meccanismo, che ci consente di digerire frutta e verdura, che altrimenti non saremmo in grado di assorbire”.
“E i microbi si occupano anche di produrre neurotrasmettitori, come per esempio la serotonina nell’intestino. La scoperta della connessione tra quest’ultimo e il cervello è una delle rivoluzioni della medicina moderna”.
Nell’intestino infatti ci sono neuroni atti a garantire le funzioni di assorbimento e la comunicazione col cervello è garantita dal nervo vago, che funge da asse. I messaggi sono prodotti dalle cellule dell’intestino, ma anche dai batteri.
“Per esempio, l’abuso di inibitori di pompa, farmaci per il mal di stomaco e ulcera, possono causare problemi alla flora che vive nell’intestino tenue. L’adattoma allora scatena la reazione infiammatoria del sistema immunitario” spiega l’esperto “e non a caso nelle malattie autoimmuni c’è sempre un evento stressante a monte, che dà il via alla reazione immunitaria”.
La scoperta dell’asse intestino cervello ha permesso di capire che c’è una correlazione tra il benessere psicologico, gli stati d’ansia e la depressione e alcuni batteri intestinali, che sono stati chiamati per questo motivo psicobiotici.
Probiotici, cosa sono e perché fanno bene
“L’esplosione di malattie infiammatorie come quella di Chron nel mondo occidentale ha sicuramente un rapporto di causalità con il microbiota, perché quest’ultimo dipende dall’alimentazione che è cambiata drasticamente nell’ultimo secolo” afferma Barbara.
La coesistenza pacifica – in equilibrio – dei microrganismi della microflora batterica è detta Eubiosi. Quando invece questo equilibrio viene meno, si parla di disbiosi.
“I diverticoli sono un esempio di disbiosi” dice Barbara “in quanto nelle sacche che formano nell’intestino crescono batteri nocivi”.
La modulazione del microbiota con antibiotici, prebiotici, probiotici e trapianto di microbiota fecale rappresenta una strategia chiave nel trattamento di tali disturbi.
In caso di disbiosi, i probiotici – soprattutto quelli multiceppo, multispecie e multigenere – aiutano a ripristinare l’equilibrio della microflora batterica intestinale, contrastando la proliferazione dei batteri patogeni e integrando i microorganismi mancanti. Inoltre ceppi e specie diversi si coalizzano, si aiutano a vicenda, favorendo la colonizzazione di consorzi microbici a beneficio dell’ospite umano.
Ma cosa sono i probiotici? “Sono elementi vitali che producono acidi grassi a catena corta” spiega Barbara “e che apportano benefici all’intestino. Anche il batterio E. Coli può essere un probiotico”.
“I probiotici però non hanno effetto identico su ogni persona, proprio per il fingerprin batterico individuale di ognuno di noi. Ciascuno è ricettivo a determinati probiotici” chiarisce.
Batteri e tumori
Parliamo infine degli oncobiotici. “Chi risponde alla immunoterapia ha una firma particolare del microbiota” sostiene Maria Rescigno, Professore ordinario di Patologia Generale, Humanitas University.
“Si è visto in modelli murini che dopo il trapianto fecale da topi a cui la terapia fa effetto a quelli insensibili agli immunoterapici, anche questi rispondono alla terapia”.
“I probiotici inoltre favoriscono l’immunoterapia e nel caso della chemio controllano gli effetti collaterali come la diarrea”.
Persino nell’autismo il microbiota sembra giocare un ruolo importante. Sembra, infatti, che oltre ad altre cause, anche i batteri contribuiscano in questa patologia. “Si è visto che il trapianto fecale migliora alcune funzioni psicologiche in questi pazienti” conclude Barbara.
