Ora siamo in crisi e l’omicron ha reso più difficile immaginare la fine della pandemia. Ma non durerà per sempre. Quando l’epidemia di COVID sarà finita, come vogliamo che sia il mondo?

 

Nelle prime fasi della pandemia – da marzo a luglio 2020 – un rapido ritorno alla normalità è stato sulla bocca di tutti, riflettendo la speranza che il virus potesse essere rapidamente messo sotto controllo. Da allora, anche slogan alternativi come “ricostruire meglio” sono diventati importanti, promettendo un futuro più luminoso, più equo, più sostenibile basato su un cambiamento significativo o addirittura radicale.

Tornare a come stavano le cose, o passare a qualcosa di nuovo: desideri molto diversi. Ma che cosa vuole la gente? The Conversation ha fatto una ricerca in tal senso, tra Gran Bretagna e Stati Uniti. Insieme a Keri Facer dell’Università di Bristol, sono stati condotti due studi, uno nell’estate del 2020 e un altro l’anno dopo.

Hanno partecipato un campione rappresentativo di 400 persone nel Regno Unito e di 600 negli Stati Uniti. Quattro scenari base pubblicati all’inizio del 2020 su The Atlantic e su The Conversation.

In entrambi gli studi e in entrambi i Paesi, la maggioranza dei partecipanti preferisce un futuro di cambiamento progressista rispetto a un ritorno alla normalità. E a preferire una maggiore libertà (autonomia individuale) rispetto al governo forte. A conti fatti, in entrambi gli esperimenti e in entrambi i Paesi, la proposta di “leadership di base”, la democrazia dal basso, è sembrata l’aspirazione più popolare.

Le tendenze politiche dei partecipanti hanno influenzato le preferenze: quelli di destra preferiscono un ritorno alla normalità più di quelli di sinistra. Ma curiosamente, non vi è stata una forte opposizione a un futuro progressista anche tra le persone di destra. Questo è incoraggiante perché suggerisce che l’opposizione a “ricostruire meglio” potrebbe essere limitata.

I risultati sono coerenti con altre recenti ricerche, che suggeriscono che anche gli elettori conservatori vogliono che l’ambiente sia al centro della ricostruzione economica post-Covid nel Regno Unito.

Una cosa però sono i desideri, una cosa è la realtà di quanto potrebbe accadere, o accadrà. In entrambi i Paesi, i partecipanti pensano che un ritorno alla normalità pre-pandemia sia più probabile di un cambiamento verso un futuro progressista. E pensano che i governi ne approfittino per mantenere il potere piuttosto che restituirlo al popolo.

In altre parole, le persone pensano improbabile ottenere il futuro desiderato. La gente vuole un futuro progressista, ma teme di ottenere un ritorno alla normalità con il potere conferito al governo nell’emergenza e mantenuto.

È stato anche chiesto alle persone che cosa pensavano che gli altri partecipanti alla ricerca volessero. E si è scoperta una certa sfiducia verso gli altri, ossia che la tendenza delle risposte era che gli altri volessero un ritorno alla normalità molto più di quanto non dicessero in realtà. Ciò è stato osservato sia negli Stati Uniti sia nel Regno Unito sia nel 2020 che nel 2021, anche se in misura diversa.

Questa sorprendente divergenza tra ciò che le persone vogliono realmente, ciò che si aspettano di ottenere e ciò che pensano che gli altri vogliano è ciò che è definito “ignoranza pluralistica“.

E descrive qualsiasi situazione in cui le persone che sono in maggioranza pensano di essere in minoranza. L’ignoranza pluralistica può avere conseguenze problematiche perché a lungo termine le persone spesso spostano i loro atteggiamenti verso ciò che percepiscono come norma prevalente. Se le persone percepiscono male la norma, possono cambiare il loro atteggiamento nei confronti di un’opinione minoritaria, piuttosto che la minoranza si adatti alla maggioranza. Questo può essere un problema se l’opinione della minoranza è negativa, come ad esempio l’opposizione alla vaccinazione.

Nel nostro caso, una conseguenza dell’ignoranza pluralistica potrebbe essere che un ritorno alla normalità diventerà più accettabile in futuro, non perché la maggior parte delle persone abbia mai desiderato questo risultato, ma perché sentivano che era inevitabile e che nel loro pensiero la maggior parte degli altri lo voleva.

In definitiva, ciò significherebbe che le preferenze effettive della maggioranza non trovano mai l’espressione politica che, in una democrazia, dovrebbero meritare.

Per contrastare l’ignoranza pluralistica, dovremmo quindi cercare di garantire che le persone conoscano l’opinione pubblica. Questa non è semplicemente una contromisura necessaria all’ignoranza pluralistica e alle sue conseguenze negative: la motivazione delle persone aumenta anche generalmente quando sentono che le loro preferenze e i loro obiettivi sono condivisi da altri. Pertanto, il semplice informare le persone che esiste un consenso sociale per un futuro progressista potrebbe essere ciò che scatena la motivazione necessaria per raggiungerlo.