Gli italiani sono famosi per parlare con le mani. Ma un nuovo studio internazionale suggerisce che, quando si tratta di insegnare ai bambini, gli adulti ovunque diventano istintivamente più espressivi nei gesti, anche in culture note per fare meno gesto. Questo studio di Emanuela Campisi (Università di Catania) e di Anita Slominska e Asli Ozyurek (Istituto Max Planck di Psicolinguistica) rivela che gli adulti italiani e olandesi adattano i propri gesti in modi sorprendentemente simili quando spiegano nuovi concetti ai bambini.
Quando gli adulti insegnano qualcosa di nuovo ai bambini, le parole sono solo una parte della storia.
Un nuovo studio interculturale mostra che adulti di culture diverse modificano istintivamente i propri gesti in modi simili per aiutare i bambini a imparare, suggerendo che l’insegnamento spontaneo umano possa basarsi su una strategia comunicativa condivisa e profondamente radicata.
I ricercatori hanno scoperto che, sebbene gli adulti italiani abbiano usato più gesti complessivamente rispetto agli adulti olandesi, entrambi i gruppi hanno aumentato l’uso di gesti visivamente ricchi a due mani quando mostravano ai bambini enigmi logici sconosciuti. I risultati evidenziano come gli esseri umani adattino naturalmente la comunicazione per supportare i giovani apprendenti, indipendentemente dal background culturale.
La comunicazione umana è fondamentalmente multimodale, combinando il linguaggio con gesti, espressioni facciali, sguardo e movimenti del corpo.
Tra questi, i gesti rappresentazionali (gesti che rappresentano visivamente il significato) svolgono un ruolo cruciale nell’insegnamento e nella spiegazione.
Questi gesti possono mostrare come funziona un’azione, illustrare la forma di un oggetto o ricreare un movimento nello spazio.
Ad esempio, qualcuno che spiega come rompere un uovo potrebbe mimare il gesto con le mani mentre parla.
Il nuovo studio ha esplorato come gli adulti usino questi gesti nell’insegnamento ai bambini rispetto agli adulti, e se tali strategie differiscano tra le culture.
I ricercatori hanno chiesto a 16 adulti italiani e 16 olandesi di dimostrare due innovativi enigmi logici a due pubblici diversi: bambini di 9 a 10 anni e altri adulti.
I due gruppi sono stati scelti perché ricerche precedenti suggeriscono che gli italiani provengono da una cultura più ricca di gesti, mentre i parlanti olandesi tendono a usare meno gesti rappresentativi in generale.
Come previsto, i partecipanti italiani hanno prodotto più gesti rappresentativi rispetto ai partecipanti olandesi durante le manifestazioni.
Tuttavia, nessuno dei due gruppi ha semplicemente aumentato il numero totale di gesti quando si parla ai bambini. Invece, entrambi i gruppi hanno cambiato il tipo di gesti che utilizzavano.
In entrambe le culture, gli adulti hanno usato molti più gesti rappresentativi a due mani quando insegnavano ai bambini. I ricercatori ritengono che questi gesti aumentino l’iconicità, rendendo le spiegazioni più istruttive visivamente e più facili da comprendere per i bambini.
I risultati suggeriscono che gli adulti adattano istintivamente le dimostrazioni per rendere più chiare le informazioni astratte o sconosciute per il pubblico più giovane.
“Gli esseri umani sono insegnanti naturali, e i nostri corpi fanno parte della lezione”, osserva la ricercatrice Emanuela Campisi.
“Anche quando le culture differiscono per quanto le persone gestiscano complessivamente, gli adulti sembrano condividere strategie intuitive per rendere le dimostrazioni più chiare e coinvolgenti per i bambini.”
Lo studio ha inoltre esaminato i ‘gesti a paracadula’, in cui una mano rimane ferma mentre l’altra si muove.
Gli adulti olandesi usavano questi gesti più frequentemente quando spiegavano enigmi ad altri adulti, forse per aiutare a organizzare e ancorare le informazioni durante la comunicazione.
Gli italiani li usavano meno spesso nelle dimostrazioni dirette agli adulti.
Tuttavia, parlando ai bambini, entrambi i gruppi convergevano su tassi simili di gesti tra parentesi: un altro segnale che adulti di culture diverse possono affidarsi a istinti pedagogici comuni nell’insegnare ai giovani apprendenti.
I risultati supportano le teorie della ‘pedagogia popolare’, l’idea che gli esseri umani possiedano strategie di insegnamento intuitive basate su assunzioni su ciò che gli studenti devono comprendere.
È importante sottolineare che lo studio ha esaminato interazioni didattiche spontanee e semi-naturalistiche piuttosto che l’insegnamento formale in classe.
I partecipanti erano adulti comuni che comunicavano con veri ascoltatori ingenui, permettendo ai ricercatori di catturare come si sviluppa l’insegnamento nella vita quotidiana.
Il lavoro amplia inoltre la ricerca interculturale nella psicologia dello sviluppo, andando oltre i confronti generali tra società occidentali ed esame le sottili differenze all’interno dell’Europa stessa.
I ricercatori affermano che i risultati aiutano a illuminare come gli esseri umani trasmettono la conoscenza tra generazioni: un processo considerato centrale per l’evoluzione culturale.
Combinando il parlato con gesti e altri segnali visivi, gli adulti creano quello che i ricercatori definiscono ‘impalcatura multimodale’, un sistema di comunicazione flessibile su misura per le esigenze degli apprendenti.
Il team spera che studi futuri esplorino una gamma più ampia di culture e situazioni didattiche, esaminando anche come le diverse strategie gestuali influenzino l’apprendimento e la comprensione effettivi dei bambini.
Inoltre, lo studio suggerisce che, sebbene le culture possano differire per quanto riguarda l’espressione delle persone, l’istinto di plasmare fisicamente la comunicazione dei bambini potrebbe essere qualcosa che gli esseri umani condividono ovunque.
