Salute e produttività al centro del dibattito di Meridiano Sanità: investire in sanità per sostenere la crescita del Paese. Presentata a Roma la XIX edizione del Rapporto annuale Meridiano Sanità.
Avviati il 4 novembre a Roma i lavori del XIX Forum Meridiano Sanità “Health for all Policies: verso una nuova visione strategica del sistema sanitario per la crescita del Paese” con il Ministro della Salute Orazio Schillaci.
Al centro del dibattito la correlazione tra salute e produttività, quali elementi essenziali per sostenere la crescita nel lungo periodo investendo sulle attività di prevenzione e adottando rapidamente le innovazioni in campo scientifico e tecnologico.
Negli ultimi 50 anni, il processo di invecchiamento della popolazione ha trasformato la struttura demografica dell’Italia traslando la piramide demografica verso le fasce d’età più anziane, con effetti rilevanti non solo sulla spesa sanitaria ma anche sulla forza lavoro disponibile – nel 2040 ci sarà un gap di 3,4 milioni di lavoratori.
È urgente affrontare il tema della sostenibilità nel tempo del finanziamento del SSN in maniera integrata, lavorando congiuntamente su più dimensioni, tra cui: politiche per incentivare la natalità, politiche per promuovere la partecipazione al mercato del lavoro (in primis skill mismatch, donne e giovani) e aumentare l’attrattività del nostro Paese per attirare capitale umano dall’estero e favorire il rientro dei cervelli soprattutto nei settori chiave come può essere quello delle life sciences.
Alla transizione demografica, si aggiungono nuove sfide, tra cui non solo le difficoltà economiche – sono 2,2 milioni le famiglie e 5,7 milioni gli individui in povertà assoluta – ma anche l’aumento delle difformità territoriali, l’incertezza lavorativa, il crescente disagio mentale, il cambiamento climatico e l’aumento delle difformità territoriali – in Italia esiste un divario di 3 anni tra la Regione con l’aspettativa di vita alla nascita maggiore e quella minore.
Gli italiani vivono sempre più a lungo ma gli anni vissuti in cattiva salute sono aumentati passando da quasi 11 anni nel 2004 al quasi 16 nel 2023, a causa di una elevata prevalenza di patologie ad alto impatto causate da una molteplicità di fattori di rischio a partire da sedentarietà, obesità, fumo.
Le malattie non trasmissibili, insieme a quelle infettive, sono responsabili di oltre 19,5 milioni di DALY, di cui il 40% riguarda la popolazione in età lavorativa, con un impatto maggiore sulle donne, che si traduce in una perdita di produttività di 97 miliardi di euro, pari al 4,6% del PIL italiano.
Una strategia di intervento sui fattori di rischio, sulle vaccinazioni e sugli screening, oltre a migliorare in maniera significativa la salute dei cittadini, contribuirebbe alla sostenibilità del SSN, con costi evitati pari a circa 544 miliardi di euro in 10 anni.
Tale valore è il risultato della somma dei costi diretti e indiretti evitati grazie al miglioramento dei fattori di rischio (fumo, alcol, sedentarietà, cattiva alimentazione), alla riduzione dell’incidenza delle malattie prevenibili attraverso la vaccinazione (anti-HPV negli adolescenti e anti-pneumococco, anti-Herpes Zoster e antinfluenzale negli over 65 e nei pazienti oncologici) e alla diagnosi precoce attraverso i programmi di screening oncologici (mammella, cervice uterina e colon-retto).
“È chiaro che investire nella salute della popolazione è una necessità, non solo per garantire il benessere dei cittadini e della collettività, ma anche per migliorare la produttività e accelerare la crescita economica del Paese. È necessario lavorare a un vero e proprio Piano Marshall per la prevenzione sanitaria, puntando su stili di vita sani, immunizzazione e campagne di screening. Si tratta di strumenti fondamentali per migliorare le condizioni di salute e contenere i costi futuri per il sistema sanitario e di welfare, e contribuire alla riduzione delle difformità territoriali – ha spiegato Valerio De Molli, Managing Partner e CEO di The European House – Ambrosetti e TEHA Group.
“Accanto al miglioramento della buona salute e al rafforzamento del SSN, obiettivi al centro dell’agenda della sanità, per aumentare la produttività è necessario anche agire sulla politica industriale, puntando su settori strategici come il farmaceutico.”
Per tornare a crescere il Paese ha bisogno di puntare su settori strategici caratterizzati da un’alta intensità di R&S, elevati moltiplicatori dell’attività economica, una maggiore dimensione aziendale, occupazione altamente qualificata.
Con un valore aggiunto per addetto e investimenti in produzione per addetto doppi rispetto alla manifattura e investimenti in R&S per addetto pari a 8 volte quello manifatturiero, il farmaceutico rappresenta un volano di crescita, innovazione e produttività che si inserisce in un ecosistema della Salute fortemente dinamico.
Occorre però lavorare per aumentare l’attrattività del Paese, semplificando la normativa e introducendo meccanismi di premialità anche come compensazione degli effetti del payback per le imprese che investono in Italia nel sistema produttivo e della ricerca.
L’impegno nella ricerca e sviluppo riflette la vocazione all’innovazione che caratterizza il settore farmaceutico a livello globale: nel 2024 sono oltre 22.800 i farmaci in sviluppo (+7,2% rispetto al 2023).
Con riferimento al 2023, l’Italia è al 2° posto dopo la Germania in termini di numero di farmaci resi accessibili ai pazienti sul territorio nazionale sul totale dei farmaci approvati a livello europeo (129 su 167 farmaci complessivi) e, tra i principali Paesi Europei, al 3° per il tempo medio di accesso (424 giorni tra l’approvazione del farmaco a livello europeo e la rimborsabilità a livello nazionale), dopo Germania e Inghilterra, in progressivo miglioramento.
Alla rimborsabilità a livello nazionale, segue la fase di accesso regionale, valutata da Meridiano Sanità secondo 3 dimensioni, vale a dire il tempo di accesso ai farmaci (tempo che va dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della determina di riclassificazione / regime di Prezzo&Rimborso al 1° acquisto a livello regionale da parte di almeno una struttura sanitaria), la disponibilità dei farmaci stessi (numero dei farmaci per cui è stato rilevato almeno un consumo a livello regionale sul totale dei farmaci), e l’utilizzo effettivo dei farmaci acquistati dalle strutture del SSN. Su un campione di partenza rappresentato dai 61 farmaci contenenti nuove sostanze attive che hanno ricevuto il parere positivo di EMA nel corso del 2021 per la 1a indicazione terapeutica, ne sono stati selezionati 38 tra quelli rimborsabili e per i quali si è registrata una vendita in almeno una Regione o P.A.
Per questi farmaci, siano essi orfani o non orfani o valutati come innovativi da AIFA si rilevano notevoli difformità regionali in termini di accesso per i pazienti. Il tempo mediano di accesso (pari a 3,7 mesi per i farmaci orfani non innovativi, a 4,1 mesi per i farmaci innovativi e a 5,6 mesi per i farmaci non orfani non innovativi) presenta un gap temporale superiore ai 6 mesi tra la Regione più rapida e quella più lenta nel rendere disponibile il farmaco.
Per quanto riguarda la disponibilità, nessuna Regione ha acquistato, e quindi reso disponibili, tutti i farmaci oggetto dell’analisi (la disponibilità è pari al 63% per i farmaci non orfani non innovativi, al 57% per gli orfani non innovativi e al 52% per gli innovativi). Sull’utilizzo effettivo dei farmaci, la Regione che utilizza di più i farmaci presenta consumi più di 2 volte superiori a quella che ne consuma meno.
Dai dati emergono significative differenze regionali derivanti da sistemi di accesso regionale differenti che generano difformità nei tempi e nell’equità di accesso da parte dei pazienti.
Si è parlato anche di questi temi nel dibattito con Maria Rosaria Campitiello, Capo Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del Ministero della Salute, Francesco Saverio Mennini, Capo Dipartimento della Programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del SSN del Ministero della Salute, Robert Nisticò, Presidente di AIFA e Michele Emiliano, Vicepresidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e Presidente della Regione Puglia.
Alla prima giornata dei lavori sono intervenuti inoltre Frederico Guanais, Deputy Head of Health Division dell’OCSE, Giovanni Apolone, Presidente della Organisation of European Cancer Institutes e Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale dei Tumori, Andrea Fiorillo, Presidente eletto della European Psychiatric Association e Presidente della Società Italiana di Psichiatria Sociale, Susanna Esposito, Presidente della World Association for Infectious Diseases and Immunological Disorders e Direttore della Clinica Pediatrica all’Ospedale Pietro Barilla dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria di Parma, Luigi Siciliani, Professore di Health Economics presso l’Università di York e già Membro del Panel di Expert della Commissione Europea “Effective Ways of Investing in Health” e Marcello Cattani, Presidente e Amministratore Delegato, Sanofi Italia e Malta.
Dalle analisi e riflessioni contenute nel XIX Rapporto Meridiano Sanità, arricchite dal confronto e dibattito con numerosi esperti e stakeholder avvenuti nel corso del 2024, sono emerse 10 linee di azione riconducibili a 3 ambiti di intervento prioritari. (le “Proposte” di Meridiano Sanità).
Prevenzione: investimenti, indicatori e comunicazione per un maggiore coinvolgimento dei cittadini:
Promuovere la prevenzione primaria – stili di vita e campagne di immunizzazione – e secondaria – screening – lungo tutto l’arco della vita per garantire un invecchiamento sano e attivo e ridurre il peso delle cronicità. Piani di comunicazione sul valore della prevenzione e attività di prevenzione integrati con linguaggi, strumenti e canali diversi sono indispensabili per attuare una strategia di comunicazione da parte dei Dipartimenti di Prevenzione regionali definita in base a linee guida delineate tra il Ministero della Salute, le Regioni e le Province Autonome in grado di orientare il comportamento dei cittadini.
Aumentare gli investimenti in prevenzione, passando dal 5% al 7% del Fondo Sanitario Nazionale, così come auspicato dal Ministro della Salute, con un vincolo di utilizzo da parte delle Regioni di destinare almeno il 50% delle risorse ad attività rivolta alle persone (sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie infettive e sorveglianza e prevenzione delle malattie croniche) per poter offrire alla popolazione una immunizzazione con tutti gli strumenti previsti dal Calendario Vaccinale / di Immunizzazione (che dovrebbe essere costantemente aggiornato) e nuove campagne di screening estese. Si auspica, inoltre, la definizione di nuovi indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) in ambito prevenzione e l’accelerazione nella definizione di obiettivi, standard organizzativi e di personale così come accaduto con l’area ospedaliera (DM 70) e l’area territoriale (DM 77) al fine di ridurre le disparita regionali che si trasformano in disuguaglianze di salute.
Prevedere il coinvolgimento di tutti gli attori dell’ecosistema della salute, rafforzando il ruolo delle Cure Primarie, Farmacie, Consultori e Ospedali, ma anche delle scuole e delle imprese per la promozione della buona salute dei cittadini. Lavorare anche per rendere gli ambienti scolastici e lavorativi “laboratori della buona salute” garantendo la sicurezza e la qualità degli spazi, la fruizione degli stessi e l’accesso a una buona alimentazione, al movimento fisico e al supporto psicologico attribuendo un ruolo attivo ai soggetti coinvolti al fine di migliorare non solo la salute individuale e collettiva ma anche la produttività del sistema socio-economico. A questo proposito si auspica un lavoro congiunto a livello europeo nell’ambito della revisione del Patto di Stabilita per escludere gli investimenti in
prevenzione dal computo del deficit/debito degli Stati Membri nelle valutazioni del rispetto delle regole fiscali.
Rafforzamento del sistema sanitario: organizzazione, risorse e governance
Proseguire nel processo di incremento progressivo delle risorse destinate alla sanità per affrontare le sfide di salute (in primis invecchiamento, cronicità, malattie infettive, AMR), valorizzando gli impatti positivi che la salute ha sullo sviluppo socio-economico del Paese, e ottimizzare l’uso delle risorse economiche già oggi stanziate, verificandone l’utilizzo effettivo negli ambiti definiti. È auspicabile anche l’avvio di un progetto di riforma della sanità integrativa quale elemento complementare a supporto del SSN e la valutazione di modelli sperimentali di finanziamento a carattere pubblico-privato, come ad esempio gli Health Impact Bond.
Supportare il miglioramento continuo delle Regioni nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) procedendo a un aggiornamento periodico degli indicatori di monitoraggio del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) con l’obiettivo di migliorare la sua capacità di riflettere la qualità e quantità delle prestazioni sanitarie erogate, nonché di adattarsi in modo rapido e flessibile ai nuovi bisogni e alle innovazioni in campo medico.
Tra le priorità figurano: la definizione di nuovi indicatori NSG nell’area Prevenzione, a partire da quelli relativi alle coperture vaccinali indicate nel Calendario Vaccinale / di Immunizzazione, e Distrettuale, con una maggiore attenzione alla salute mentale e ai soggetti ad alto rischio cardio-metabolico.
A tal fine, e necessario, nel tempo, superare la distinzione tra indicatori CORE e non-CORE per avere una visione complessiva e dettagliata delle performance sanitarie regionali e garantire la disponibilità di flussi di dati completi e affidabili in tutte le Regioni.
Potenziare e valorizzare il capitale umano, a partire dal personale medico e infermieristico, introducendo nuove figure quali data manager e infermieri di ricerca.
Al fine di garantire al SSN una programmazione adeguata ai nuovi bisogni di salute, occorre, da un lato, ridurre i divari dei salari introducendo anche incentivi e sgravi per alcune specialità mediche, dall’altro rivedere i percorsi formativi, introducendo percorsi universitari che favoriscano la doppia attività di ricerca e pratica clinica – seguendo l’esempio di alcuni modelli internazionali di successo – e di sviluppo di competenze tecnico-scientifiche avanzate, come la gestione dei big data e l’intelligenza artificiale.
Semplificare la normativa e i processi per ridurre i tempi di accesso dei pazienti alle nuove terapie, specialmente in favore di quelle più innovative, attraverso un maggior dialogo e confronto tra aziende e Istituzioni.
A questo proposito interventi specifici quali un’immediata condivisione delle valutazioni di rimborsabilità di AIFA, una identificazione anticipata dei centri prescrittori a livello regionale e la semplificazione dei processi di procurement regionali sono elementi centrali; anche l’introduzione di schemi di accesso precoce più strutturati sul modello francese, come già riconosciuto da Ministero della Salute e AIFA, consentirebbe di velocizzare ulteriormente il patient access. In aggiunta, proseguire con il riconoscimento dell’innovatività per ogni indicazione terapeutica che risponde ai requisiti di bisogno terapeutico, valore terapeutico aggiunto e qualità delle prove a prescindere dalla data di prima attribuzione del requisito dell’innovatività alla specialità medicinale.
Health for all Policies: dalla politica sanitaria alla politica industriale
Ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche che si trasformano anche in disuguaglianze di salute, attraverso una strategia nazionale condivisa di “Health for all policies” in cui tutti i settori – a partire da istruzione, ricerca, trasporti, lavoro –collaborando, possono generare co-benefici di breve e medio-lungo periodo sia di salute individuale e collettiva (riduzione di patologie ad alto impatto e dei costi socio-sanitari),sia ambientali e sociali (in primis povertà, riscaldamento globale, eventi climatici estremi), 5
prevedendo la scalabilità a livello regionale e locale.
Questo approccio permetterebbe all’Italia di raggiungere più velocemente gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e migliorare negli ambiti oggi più critici, quali obesità, fumo, sedentarietà e dipendenze.
Continuare a promuovere politiche di incentivazione alla natalità e accelerare nella promozione di politiche orientate a una maggiore partecipazione al mercato del lavoro, soprattutto delle donne e dei giovani, incentivando l’attrazione di capitale umano qualificato dall’estero per aumentare la crescita del PIL e garantire al tempo stesso la tenuta del sistema sanitario e di welfare.
Definire una Strategia delle Life Sciences per il Paese, con una politica industriale integrata con le politiche comunitarie e la politica sanitaria nazionale partendo da una visione chiara e condivisa, e un Piano di medio-lungo termine (Piano Nazionale delle Life Sciences) per rafforzare il ruolo dell’Italia come hub di produzione e di ricerca competitivo nel contesto internazionale. Creare un framework regolatorio attrattivo per gli investimenti in R&S e produzione, con incentivi e interventi stabili (tra cui contratti di sviluppo e credito di imposta), definendo meccanismi di premialità, anche per compensare gli effetti distorsivi del payback, e promuovendo le partnership pubblico-private.
La XIX Edizione del percorso Meridiano Sanità è stata realizzata con il contributo non condizionante di Amgen, GSK, MSD, Pfizer, Sanofi e Teva e con il supporto non condizionante di Novavax.
