Una vera epidemia globale che colpisce un miliardo di persone, di cui 6 milioni solo in Italia. Ecco quali sono le cause dell’obesità: non una banale questione di alimentazione, ma molto più complesse. L’impatto economico sul SSN è notevole, soprattutto per le complicanze che la malattia induce.

 

 

L’obesità attualmente affligge più di un miliardo di persone nel mondo, le proiezioni stimano che entro il 2035 più della metà della popolazione globale vivrà con il sovrappeso o con l’obesità.

Uno studio pubblicato a febbraio 2024 sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet, condotto dalla NCB Risk Factor Collaboration insieme all’OMS, ha fornito un’analisi dettagliata e quanto mai drammatica di come la prevalenza globale di questa malattia nell’ultimo trentennio sia raddoppiata nelle donne, triplicata negli uomini e quadruplicata nei bambini e adolescenti arrivando a colpire 159 milioni di ragazzi e 879 milioni di adulti nel 2022, rappresentando dunque una vera e propria emergenza sanitaria a livello globale con un altrettanto drammatico impatto economico

Oltre 1,2 milioni di decessi ogni anno in Europa sono correlati all’obesità o al sovrappeso.

In Italia più di 25 milioni di persone sono in sovrappeso e, tra questi, 6 milioni (12% della popolazione) soffrono di obesità.

Eppure, l’11,1% delle persone con obesità e il 54% delle persone in sovrappeso si ritiene normopeso, non riconoscendo la propria condizione problematica o patologica.

 

Obesità: non è solo questione di alimentazione

“Anche per i medici stessi, molte volte l’obesità è solo un problema nutrizionale e non la considerano una malattia a tutti gli effetti”, aggiunge Valeria Guglielmi, Professore Associato di Medicina Interna Dipartimento di Medicina dei Sistemi, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, UOC di Medicina Interna – Centro Obesità Policlinico Tor Vergata e Presidente sezione laziale della Società Italiana di Obesità.

“Viene considerata ancora come una forma di malnutrizione per eccesso che è la conseguenza di scelte personali errate e risolvibili con il consiglio, quanto mai stigmatizzante, di mangiare meno e muoversi di più. L’obesità, che già nel 2013 era stata riconosciuta dall’American Medical Association come una malattia dai molteplici aspetti fisiopatologici, è nel 2017 che finalmente ottiene dalla World Obesity Federation la definizione più completa di malattia cronica, progressiva e recidivante“.

È causata da una complessa rete di fattori, tra cui la genetica, i fattori psicosociali e ambientali.

“Possiamo affermare che è una patologia neuro-comportamentale, con espressioni metaboliche e una lunghissima lista di disabilità e complicanze”.

 

Obesità: una malattia a tutti gli effetti

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha classificato l’obesità come malattia fin dal 1948. Nel 2013, l’American Medical Association ha approvato una mozione che descrive l’obesità come uno “stato patologico con molteplici aspetti fisiopatologici”.

Nel marzo 2021, la Commissione Europea ha emesso un brief in cui definisce l’obesità come una “malattia cronica recidivante”, che a sua volta funge da porta d’accesso a una serie di altre malattie non trasmissibili.

In Italia l’obesità non è riconosciuta dal SSN come malattia cronica non trasmissibile a se stante, tuttavia è in corso l’iter parlamentare.

“L’aspetto recidivante non è causato da una scarsa aderenza ai trattamenti, ma dagli adattamenti metabolici che tendono a far riprendere il peso perso”.

“In sostanza, il metabolismo basale più basso induce una maggiore fame neurologica, che deriva da un’alterazione dei meccanismi che che controllano il senso di sazietà”.

“È ormai ampiamente documentata la forte ereditabilità dell’obesità, che, a seconda degli studi, risulta compresa tra il 40% e il 70%; in particolare, sembrano essere imputati i geni che codificano le molecole coinvolte nella regolazione dell’appetito e della sazietà, e più in generale coinvolte nel controllo del bilancio energetico a livello del sistema nervoso centrale”.

“L’obesità è definita “cronica e progressiva” perché nel soggetto che ne è affetto assistiamo nel corso degli anni a un progressivo aumento della massa grassa, a un progressivo sviluppo e aggravamento delle complicanze cliniche ad essa associate e alla comparsa di progressive disabilità”.

 

Obesità: le patologie che ne derivano

L’obesità aumenta il rischio di morte prematura. Ogni 5 Unità sopra l’indice di massa corporea 25, si associa a un rischio maggiore di mortalità prematura del 31%.

Sovrappeso e obesità rappresentano il 5° rischio principale di morti globali. Almeno 2,8 milioni di adulti muoiono ogni anno in conseguenza di questa patologia.

Le gravi complicanze correlate all’obesità includono malattie cardio-cerebrovascolari (CVDs), diabete di tipo 2 e almeno 13 tipi di cancro e sono tra le principali cause di mortalità a livello globale.

Almeno 5 milioni di decessi l’anno tra adulti sono dovuti a malattie attribuibili a sovrappeso e obesità.

Le persone con obesità hanno una probabilità 3,43 volte maggiore di contrarre il diabete di tipo 2. L’obesità inoltre riduce le funzioni fisiche, mentali e psicologiche.

I soggetti con obesità comparati a soggetti adulti normopeso hanno un rischio 12 volte più elevato di sviluppare 4 o più malattie correlate all’eccesso di peso.

Una delle complicanze emergenti dell’obesità è rappresentata dall’aumento del rischio di cancro: infatti il 55% dei tumori maligni diagnosticati nelle donne e il 24% di quelli diagnosticati negli uomini sono ritenuti obesità-relati.

“Nonostante ciò, ci sono persone obese che non hanno ancora sviluppato diabete, ipertensione, osteoartrosi o infarto e si parla erroneamente di obesità metabolicamente sana: non è così, prima o poi anche questi soggetti svilupperanno le complicanze della malattia”.

 

Obesità e sovrappeso in Italia

“Secondo i dati più recenti del Sistema di sorveglianza PASSI relativi al 2020-2021, la prevalenza dell’obesità nella popolazione adulta italiana è dell’11,1% tra gli uomini e del 9,7% tra le donne”.

“I dati evidenziano inoltre come la prevalenza dell’obesità sia maggiore nelle classi sociali meno abbienti e con un livello socio-culturale più basso; essa infatti è più che raddoppiata nelle persone che riferiscono molte difficoltà economiche arrivando fino ad un 17,9% rispetto alle persone che non ne riferiscono alcuna, dove scende all’8,3%”.

“Invece, i dati nazionali sulla prevalenza di sovrappeso e obesità in età pediatrica sono forniti da due indagini di sorveglianza condotte dall’Istituto Superiore di Sanità: la prima, OKKIO alla Salute, è riferita a bambini di 8-9 anni ed evidenzia una prevalenza di obesità del 9,4% con percentuali leggermente più alte nei maschi rispetto alle femmine (9,9% vs 8,8%)”.

“Questa indagine conferma anche il trend che vede le percentuali più elevate di eccesso ponderale in entrambi i generi nelle regioni meridionali e in famiglie in condizione socioeconomica più svantaggiata”.

“La seconda indagine di sorveglianza, l’Health Behaviour in School-aged Children (HBSC) condotta su adolescenti di 11-15 anni, evidenzia come il 3,2% di questi ragazzi sia affetto da obesità”.

 

Obesità e impatto economico

L’impatto economico globale dell’obesità è stato di 1,96 mila miliardi di dollari nel 2020.

“Secondo i dati riportati da un’indagine OCSE pubblicata nel 2019 in Italia, obesità e sovrappeso rappresentano il 9% della spesa sanitaria e riducono il PIL del 2,8%”.

“Dall’analisi dei costi economici sociali e sanitari legati all’eccesso ponderale della popolazione di 52 Paesi, tra cui i Paesi dell’area OCSE, dell’Unione Europea e i Paesi del G20, è emerso che gli Stati spendono in media l’8,4% del bilancio del sistema sanitario per curare le complicanze dell’obesità e che in media l’eccesso ponderale è responsabile del 71% di tutti i costi delle cure del diabete, del 23% dei costi per le cure cardiovascolari e del 9% dei costi per le cure dei tumori”.

“Abbiamo inoltre i costi indiretti dovuti alle morti premature e alla riduzione della produttività lavorativa che sembrano essere addirittura doppi rispetto ai costi diretti”.

 

Obesità e trattamenti farmacologici

Nonostante gli sforzi, le persone con obesità fanno fatica a perdere peso e a mantenerlo nel tempo.

L’eccesso di peso è influenzato da diversi fattori: biologici, genetici e ambientali.

Le modifiche dello stile di vita non sempre sono sufficienti, infatti, per la maggior parte delle persone la modifica dei comportamenti e delle abitudini alimentari spesso non dà risultati sufficienti e non contribuisce a perdere peso in modo prolungato tanto da migliorare la salute a lungo termine.

Questo in parte perché, quando una persona riduce l’introito calorico per perdere peso, il corpo può aumentare la produzione degli ormoni che regolano la fame e il desiderio di cibo.

È indiscutibile la necessità di attivare programmi di traslazione che consentano, grazie a un’azione sinergica e rapida, di trasformare le evidenze scientifiche in pratiche cliniche e terapeutiche adeguate se si vuole che i pazienti con obesità siano trattati con lo stesso livello di rispetto ed empatia di quelli non affetti da obesità.

“Si profila all’orizzonte una imminente rivoluzione nel paradigma del trattamento farmacologico dell’obesità che affiancherà in maniera sempre più decisa l’approccio nutrizionale, comportamentale e la chirurgia bariatrica”.

“Ci riferiamo sia a farmaci già approvati per il trattamento dell’obesità dalle Agenzie regolatorie e che saranno presto disponibili, ma anche a molecole ancora in fase di studio ma che negli studi di Fase 3 hanno mostrato risultati particolarmente promettenti e incoraggianti”.

“Della nuova generazione delle incretine fanno parte i duplici e triplici agonisti recettoriali in grado di attivare simultaneamente i recettori di diversi ormoni gastrointestinali oltre al GLP-1, quali il GIP, il glucagone e l’amilina”.

“Queste nuove molecole aumentano il senso di sazietà e riducono l’appetito agendo sui centri di regolazione della fame nel sistema nervoso centrale, rallentano lo svuotamento gastrico e nel caso degli agonisti del glucagone è riportato anche un aumento della spesa energetica”.

“Questo a fronte di profili di sicurezza e tollerabilità buoni. Infatti, la maggior parte degli eventi avversi, per lo più di natura gastrointestinale, è risultata di entità lieve-moderata e transitoria in quanto legata soprattutto all’incremento graduale della dose e che abbiamo in questi anni già in buona parte imparato a gestire”.

“Queste nuove molecole permettono di ottenere percentuali di calo ponderale anche del 20-25% che fino a poco tempo fa pensavamo fossero raggiungibili solo per mezzo della chirurgia bariatrica“.

“Queste percentuali di calo ponderale sono molto rilevanti sul piano clinico perché ci permettono anche di controllare al meglio le complicanze cardio-metaboliche, respiratorie e meccaniche dell’obesità”.

“I trial che abbiamo a disposizione hanno anche dimostrato come queste molecole permettano di mantenere il peso perso quando assunte in maniera continuativa, andando quindi a vincere quei meccanismi di recupero del peso che rappresentano una vera sfida nel trattamento dell’obesità e che nel medio-lungo termine riducono significativamente l’efficacia in termini di calo ponderale dell’intervento sullo stile di vita”.

Tuttavia, è bene ricordare che i farmaci agonisti del GLP-1 hanno mostrato una caterva di effetti collaterali, come spiegato in questo articolo.