Dalla scomparsa dei dinosauri alla materia oscura. Le imprevedibili connessioni del nostro mondo. Di Lisa Randall.

 

 

Estinzione dei dinosauri e materia oscura, la misteriosa ed ancora incompresa essenza che permea ben un quarto di tutto l’universo ed è cinque volte più abbondante della materia “ordinaria”, ma che nessuno ha mai “visto” o identificato: quale connessione ci può essere tra loro?

Lisa Randall, fisica e capace scrittrice – già autrice dell’apprezzato Passaggi curvi, libro che indaga sui misteri irrisolti in cosmologia e fisica quantistica – si inerpica su questo scivoloso pendio, cercando di collegare la scomparsa dei dominatori della Terra fino a 65 milioni di anni fa con la oscura materia che si ritiene presente nel cosmo, ma che ancora non è stata osservata direttamente.

Il risultato è abbastanza deludente. Non solo per la debole correlazione tra l’evento di estinzione e la materia oscura, ma anche per come è presentata la ricerca che l’autrice ha sviluppato con un suo collaboratore, che vorrebbe trovare un punto d’incontro tra cosmologia ed evoluzione della vita sul nostro pianeta.

Ma andiamo con ordine. Secondo l’autrice, l’asteroide (o più probabilmente una cometa) che ha colpito la Terra 66 milioni di anni fa, sarebbe stato “spinto” verso il nostro pianeta dalla materia oscura presente nella nostra galassia, che periodicamente (ogni 32 milioni di anni circa, secondo i loro calcoli) perturba la cosiddetta Nube di Oort, una sfera che avvolge il nostro Sistema Solare a circa un anno luce di distanza ed è costituita da miliardi di nuclei di comete.

La materia oscura agirebbe facendone saltar fuori alcuni dalle loro orbite e mandandoli verso l’interno del Sistema Solare, a volte in rotta di collisione coi corpi celesti come il nostro.

Già la premessa non è corretta: come lei stessa ammette più volte nel libro, le più recenti teorie sull’estinzione dei dinosauri non identificano nell’impatto dell’asteroide (che pure c’è stato, causando un cratere di 200 km sepolto nei fondali del Golfo del Messico) la causa primaria della scomparsa della maggior parte delle specie viventi 66 milioni di anni fa, bensì fanno risalire questa catastrofe alle ingenti eruzioni vulcaniche che sono avvenute a quel tempo e che hanno lasciato un’impronta ben visibile nei cosiddetti trappi della Siberia e dell’India.

Lo schianto del corpo celeste, proprio in quel periodo, non è altro che una fortuita coincidenza. Comunque siano andate le cose, Lisa Randall ritiene che la materia oscura abbia a che fare con questo impatto – anche se non responsabile della più famosa delle cinque estinzioni di massa occorse nella storia del nostro pianeta.

La prima parte del libro è avvincente, perché ci introduce direttamente in uno dei più affascinanti e irrisolti enigmi della cosmologia: che cos’è la materia oscura, questa misteriosa presenza che fa muovere stelle e galassie, ma che non riusciamo a vedere direttamente, come fosse invisibile, e che pure deve essere presente, per spiegare – tra l’altro – proprio come si è aggregata la materia ordinaria a formare stelle e galassie stesse.

La prevedono i modelli cosmologici che spiegano come è nato e si è formato l’universo, c’è la sua “impronta” nella radiazione dell’eco del Big Bang e la sua forza gravitazionale si osserva direttamente sul moto di stelle e ammassi di galassie. Ma non si è ancora capito di cos’è fatta.

Segue poi una parte piuttosto didascalica, che presenta il Sistema Solare e i suoi componenti, in particolare asteroidi e comete e le caratteristiche di questi corpi celesti e delle loro orbite. Si arriva poi a parlare di estinzioni, evoluzione della vita sulla Terra e degli impatti con grandi asteroidi avvenuti milioni di anni fa. Fino alla scoperta degli Alvarez, gli studiosi (padre e figlio) che sul finire degli anni ’70 hanno trovato le prove dello scontro di un asteroide tra i periodi geologici Cretacico e Terziario.

Solo negli anni ’90, con rilievi sottomarini di compagnie petrolifere alla ricerca di giacimenti al largo della penisola dello Yucatan, è stato infine identificato il luogo dell’immane scontro, tramite i resti sommersi del cratere d’impatto causato da un corpo di qualche chilometro di diametro.

In queste parti del libro, finanche troppo lunghe, si percepisce chiaramente come l’autrice, brillante fisica e cosmologa, sia proprio fuori del suo ambito di studi e ricerche, anche se si è documentata parecchio per poter dare un’impalcatura quantomeno solida alla sua debole ipotesi di congiunzione tra materia oscura e impatti cometari.

Infine, si arriva alla conclusione: può la materia oscura presente nel cosmo aver causato periodici scontri di asteroidi e comete sulla Terra? L’autrice presenta varie teorie sulla natura della materia oscura e sulla sua distribuzione nella Via Lattea, avanzando diverse ipotesi su quali particelle potrebbero costituirla.

Tuttavia, nonostante costosi e numerosi esperimenti, nessun rivelatore di materia oscura finora allestito ha mai rilevato alcuna di queste fantomatiche particelle. La caccia è ancora aperta, anche se i tentativi infruttuosi stanno via via sfoltendo tutti i possibili candidati come mattoni fondamentali di questa ineffabile presenza cosmica.