Oltre il 70% dei pazienti affetti da un tumore sono trattati oggi nel nostro Paese con terapie radianti, che hanno raggiunto livelli di efficacia e sicurezza impensabili fino a non molto tempo fa. Sempre più personalizzato, il piano di cura della terapia radiante si adatta e si ottimizza alle circostanze di ogni singola seduta. Radioterapia di precisione, “particle therapy”, radioterapia “adattativa”, radioterapia “flash”, solo alcune delle innovazioni dibattute, con ampio spazio alle sezioni dedicate alla comunicazione, alla gestione del paziente anziano con tumore, alle Associazioni di pazienti e ai giovani radioterapisti.
Nel fine settimana appena trascorso centinaia di radioterapisti sono giunti da tutta Italia a Bologna, in occasione del XXXIII Congresso Nazionale AIRO – Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia clinica dal titolo “Radioterapia Oncologica: l’evoluzione al servizio del paziente”.
La radioterapia assume sempre più un ruolo primario nel trattamento e nella cura dei tumori, tanto che oggi 6 pazienti oncologici su 10 sono sottoposti a questa pratica, come afferma Pierluigi Bonomo, Dirigente Medico SOD di Radioterapia AOU Careggi di Firenze e Coordinatore Comitato Scientifico AIRO, “in particolare quelli con pochi margini per affrontare terapie massimali”.
“Assistiamo ad un costante sviluppo di nuove tecnologie che si accompagna ad un maggior interesse da parte dell’opinione pubblica alla nostra disciplina. La radioterapia sta crescendo a livello di tecnologie, conoscenze e competenze ed è sempre più rappresentata sul territorio nazionale”.
Esploriamo allora la Radioterapia Oncologica, disciplina che da un lato cura il paziente, dall’altro utilizza tecnologie d’avanguardia e in rapida evoluzione che di anno in anno assicurano opportunità sempre nuove e più precise con miglioramenti dei risultati rispetto alla cura del tumore.
INDICE TERAPEUTICO: in medicina è definito come il bilancio tra l’efficacia di una terapia e gli effetti collaterali che comporta. “La radioterapia ottimizza questo parametro”, afferma Bonomo.
RADIOTERAPIA DI PRECISIONE: si tratta della tecnologia che consente di produrre distribuzione di dosi confinate alla sede del tumore, con precisione millimetrica, spiega Cinzia Iotti, Presidente AIRO e Direttore SC Radioterapia AUSL-IRCCS di Reggio Emilia.
“Alcuni tumori si muovono durante la respirazione, quindi per colpirli si necessita di una balistica perfetta, in grado di essere efficace sulle neoplasie e al contempo garantire sicurezza ai tessuti sani” prosegue ” ma le macchine di cui disponiamo sono dotate di sistemi di verifica che conferiscono al trattamento la massima accuratezza poiché permettono di valutare e correggere, ad ogni singola seduta, eventuali spostamenti del paziente o del volume bersaglio. In alcuni casi vengono messe in campo anche metodiche grazie alle quali è possibile irradiare il tumore solo durante alcune fasi dell’atto respiratorio, con l’obiettivo di proteggere al massimo gli organi sani vicini, in primis polmone e cuore. Queste ed altre tecnologie all’avanguardia hanno conferito alla radioterapia un livello di efficacia e sicurezza non raggiungibile fino a non molti anni fa”.
“Significa anche modulare il trattamento sulla base delle caratteristiche radiologiche, biologiche e genomiche del tumore. Sappiamo infatti che i tumori sono diversi uno dall’altro, anche se originano nello stesso organo”.
RADIOTERAPIA STEREOTASSICA: L’elevata precisione con cui è possibile irradiare una lesione tumorale ha aperto inoltre il campo all’esecuzione di trattamenti definiti “stereotassici”, con cui si erogano alte dosi in pochissime frazioni, a volte anche una sola, e che hanno un’elevata azione ablativa; sono cioè in grado di eliminare totalmente la localizzazione tumorale e di farlo con un rischio bassissimo di effetti collaterali.
RADIOTERAPIA ADATTATIVA: “il nome deriva dalla traduzione del termine inglese ‘adaptive’. Questa tecnica consente di adattare giorno per giorno il trattamento di radioterapia alla conformazione anatomica del paziente.
“Abbiamo degli organi interni che possono subire dei piccoli cambiamenti da un giorno all’altro e la tecnica “adattativa” consente di adattarsi alla posizione esatta che il tumore ha in quel momento e alla posizione esatta che hanno le strutture sane adiacenti che vogliamo risparmiare” chiarisce spiega Marco Krengli, Docente di Radioterapia Università di Padova e Direttore UOC di Radioterapia Istituto Oncologico Veneto IRCCS di Padova, Presidente Eletto AIRO 2024-2025.
“Queste tecniche adattative sono realizzate attraverso apparecchiature che combinano la TAC e la Risonanza Magnetica Nucleare (l’una o l’altra), alla macchina irradiante”.
“A queste tecniche si associa – ulteriore novità degli ultimi anni – l’impiego dell’intelligenza artificiale, che consente di avere delle informazioni più precise e più veloci sull’anatomia interna del paziente, senza sostituirsi però all’indispensabile lavoro umano”.
PARTICLE THERAPY: chiamate così perché utilizzano fasci di particelle ‘pesanti’ per colpire il tumore. Si tratta dell’adroterapia, che impiega protoni (nello zoo di particelle nucleari sono classificati come adroni), oppure ioni di carbonio.
Per spingere tali particelle a velocità che sono frazioni di quella della luce occorrono acceleratori potenti e circolari, chiamati sincrotroni.
In Italia ne sono in funzione tre (a Pavia che tratta con protoni e ioni, uno a Trento che tratta con protoni ed un Centro a Catania che può trattare alcuni tumori dell’occhio come i melanomi uveali), ma stanno per essere messi in servizio altri acceleratori, sia da enti privati, sia dal SSN.
“Consentiranno di offrire questo tipo di trattamento, più preciso rispetto alla terapia convenzionale, a un numero maggiore di pazienti. La particle therapy è indicata per alcuni particolari tumori rari per i quali può consentire di migliorare i risultati, tanto che un gruppo di 10 patologie sono inserite nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) per consentire il trattamento secondo queste modalità innovative”, aggiunge Krengli.
FLASH THERAPY: permette di irradiare una dose molto alta in una frazione di secondo. “Siamo ancora nella fase sperimentale” chiarisce Krengli, “ma i dati preclinici, cioè da non ancora effettuati sull’uomo, sono molto promettenti”. Questo tipo di trattamento sembra dare gli stessi risultati sul tumore ma con minori effetti collaterali sui tessuti sani.
OLIGOMETASTASI: sono piccole lesioni, che possono essere trattate dalla radioterapia senza passare per la chirurgia.
IPOFRAZIONAMENTO: si usala radioterapia in un minor numero di sedute. Un esempio è il tumore della mammella, che un tempo veniva trattato con 30 sedute di radioterapia, per cui la paziente per un mese e mezzo, 5 giorni alla settimana doveva accedere al Centro radioterapia.
“Oggi lo standard è diventato di 15 sedute e probabilmente si sta spostando verso un numero ancora minore, perché abbiamo dei dati di letteratura che indicano come 5 sedute possano essere equivalenti alle 15 sedute”.
Questo significa che per alcune forme di tumore il tempo di trattamento può essere ridotto grazie all’innovazione tecnologica, che consente una esposizione più precisa e grazie alle nuove conoscenze che derivano dagli studi clinici.
Nonostante il suo ruolo insostituibile nella cura del cancro, la Radioterapia continua ad essere molto trascurata nella “narrazione” oncologica. Per migliorare la percezione e lo status istituzionale della disciplina, AIRO sta agendo su vari livelli, in primis per assicurare, tra le altre cose, la presenza di radioterapisti a tutti i tavoli della programmazione oncologica, in secondo luogo coinvolgendo le Associazioni dei pazienti, che giocano un importante ruolo nel percorso oncologico.
A queste criticità si aggiunge il drammatico calo di vocazione dei giovani medici per questa specialità, tra le molteplici cause, non ultima, la scarsa visibilità di cui soffre la Radioterapia Oncologica.
