Sarebbero i più vicini oggetti di questo genere finora identificati, anche se la loro presenza non è ancora del tutto certa: si troverebbero in un ammasso stellare nella costellazione del Toro, visibile anche a occhio nudo. La scoperta grazie a nuove osservazioni del satellite Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea.

 

 

Almeno tre buchi neri sarebbero presenti all’interno delle Iadi, l’ammasso di stelle più vicino alla Terra (il suo centro dista appena 150 anni luce), ben visibile a occhio nudo nelle sere invernali nella costellazione del Toro, vicino alla stella rossa Aldebaran (che non fa parte delle Iadi perché è molto più vicina).

Lo afferma un team di astronomi, dopo aver elaborato i dati sul moto delle stelle che compongono l’ammasso (in totale circa 300), che sono pervenuti con una precisione estrema grazie alle osservazione del satellite Gaia, lanciato dall’Agenzia Spaziale Europea nel 2013 e che ha mappato posizione e movimento di circa un migliaio di stelle della Via Lattea.

Secondo gli astronomi c’è qualcosa che influenza il movimento e la velocità di alcune stelle, qualcosa che non si può vedere e che non è una stella compagna.

Applicando particolari modelli matematici, le simulazioni effettuate al computer hanno mostrato che il moto stellare osservato da Gaia si può spiegare con la presenza di buchi neri all’interno e nei paraggi dell’ammasso. Almeno due, forse tre. I loro risultati sono pubblicati su Monthly Notice of the Royal Astronomical Society.

Non solo. Secondo i calcoli, alcuni di questi buchi neri sarebbero stati espulsi fuori dalle Iadi negli ultimi 150 milioni di anni. Quindi, in teoria, potrebbero esserci altri buchi neri, sfuggiti all’ammasso, molto più vicini al Sistema Solare.

L’età stimata dell’ammasso è circa 650 milioni di anni: significa che è notevolmente più giovane rispetto ad altri ammassi stellari che si trovano nelle zone più esterne della nostra galassia.

Questi buchi neri sarebbero di origine stellare, cioè la loro nascita si deve al collasso gravitazionale di stelle molto massicce, almeno dieci volte il Sole, esplose nella loro ultima fase di vita.

Nel 2017, attorno alla stella dell’ammasso chiamata EPIC 247589423, a 194 anni luce da noi e distante qualche decina di anni luce dal centro delle Iadi, sono stati individuati tre pianeti, di cui uno con un raggio identico a quello terrestre.

Ma è poco probabile che qualcuno, da quel “gemello” della Terra, possa verificare se l’ipotesi della presenza di buchi neri sia corretta: la stella è giovanissima (appena 800 milioni di anni, mentre il Sole è quasi 6 volte più vecchio) e il pianeta le orbita attorno vicinissimo in qualche decina di giorni, con una temperatura alla superficie ben al di sopra del punto di ebollizione dell’acqua.

Comunque, se quanto previsto dagli astronomi fosse confermato, i buchi neri delle Iadi sarebbero ufficialmente quelli a noi più vicini, dieci volte di meno distanti di GaiaBH1, scoperto sempre dal satellite dell’ESA nel 2022.

Questo buco nero fa parte di un sistema binario, la cui compagna è una stella quasi identica al Sole, mentre BH1 è dieci volte più massiccio, ma con un raggio di appena 28 chilometri.