Non tutti gli anticorpi monoclonali sono stati superati dall’emersione di nuove varianti e questo permette di avere maggiori possibilità ed alternative di trattamento dei pazienti fragili.
Ormai dell’infezione da SARS-CoV-2 non se ne sente quasi più parlare sui media, eppure ci sono ancora 30 decessi al giorno in Italia a causa del Covid.
A diffondere questi dati è il Ministero della salute, i quali dicono altresì che a perdere la vita sono principalmente i soggetti fragili.
L’Oms potrebbe a breve dichiarare la fine della pandemia, declassandola a endemia: “la differenza sta nel fatto che, nonostante il virus circoli ancora ovunque, questo non è più devastante come all’inizio; in sostanza è meno cattivo” ha spiegato Carlo Federico Perno, Direttore di microbiologia e diagnostica di immunologia all’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma.
L’esperto è intervenuto durante l’incontro “mAbs nell’Early Treatment. Controversie e consensi nel paziente fragile con Covid-19: non creiamo anticorpi”, promosso a Roma da GlaxoSmithKline.
La domanda al centro del dibattito, a cui i relatori sono stati invitati a dare risposte, è stata: come proteggere tutti coloro che risultano ad elevato rischio di progressione verso forme di malattia grave?
Limiti dei vaccini
“Il vaccino non può fare tutto, specialmente in quelle persone che, a causa di loro condizioni, non possono sviluppare anticorpi” ha detto Massimo Andreoni, Direttore scientifico Società Italiana di Malattie Infettive e tropicali- Simit.
“Inoltre disponiamo di pochi farmaci antivirali, mente gli anticorpi monoclonali, se usati precocemente nei primi giorni dell’infezione da SARS-CoV-2, possono evitare quell’infiammazione difficilmente spegnibile, causa della mortalità del Covid”.
“Il trattamento precoce con anticorpi monoclonali e antivirali rappresenta a tutt’oggi la strategia più efficace insieme alla vaccinazione per prevenire l’ospedalizzazione, le complicanze e il decesso per covid”.
Il moltiplicarsi delle varianti ha messo fuori gioco gli anticorpi monoclonali?
“No, la variabilità del virus è stata alta fino a dicembre 2021 (comparsa di omicron), ma gli anticorpi monoclonali sono stati prodotti alla stessa velocità delle mutazioni del virus” specifica Perno.
“La gran parte dei monoclonali non funziona più, ma sotrovimab, invece ha mantenuto quasi intatta la sua efficacia” aggiunge.
“Dai dati di real life, che ormai sono centinaia di migliaia di casi in Italia, è dimostrata l’efficacia di sotrovimab nella pratica clinica” conferma Andreoni.
“Il farmaco è in grado di ridurre l’evoluzione della malattia, il che si taduce in sostanziale diminuzione di rischio di ospedalizzazione”, precisa.
Il meccanismo di funzionamento di sotrovimab
“Glia anticorpi monoclonali non sono tutti uguali, anche se funzionano nello stesso modo, con un meccanismo chiave-serratura” spiega Perno.
“Il virus usa come chiave di ingresso nelle cellule degli specifici recettori, mentre gli anticorpi monoclonali forniscono delle serrature “fasulle”, ingannando in questo modo il virus”.
“Sotrovimab è efficace perché è una serratura un po’ più universale, che va bene anche per le varianti”.
È progettato per legarsi alla proteina spike del SARS-CoV-2, riducendo la capacità del virus di penetrare nelle cellule dell’organismo.
Il parere del NICE
L’efficacia e la sicurezza di sotrovimab è stata dimostrata sia in studi clinici (COMET ICE, studio registrativo) che nella pratica clinica, in quanto è l’anticorpo monoclonale ad oggi più usato in Italia nell’early treatment.
Questi risultati hanno portato il NICE britannico (National Institute for Health and Care Excellence )a includere sotrovimab come trattamento di scelta per i pazienti in cui il trattamento con Antivirale orale (nirmatrelvir più ritonavir) non è indicato.
“Anche le linee guida dell’ente della salute tedesco, dal 16 marzo, indicano sotrovimab come l’uico anticorpo monoclonale valido in seconda linea” ha dichiarato Lara Galluccio, Medical Lead Pipeline di GSK.
Come è mutato il Covid
“Oggi la polmonite nei pazienti ricoverati è rara, l’infezione riguarda le alte vie aeree, con sintomi quali febbre e mal di gola” spiega Giovanni Di Perri, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino.
“Non abbiamo più i 40enni in rianimazione, i casi gravi riguardano i pazienti fragili: in questi soggetti, per esempio pazienti oncologici o immunodepressi, ridurre la quantità di virus – che è l’azione dei monoclonali – significa evitare loro i gravi danni della malattia”.
“In epoca pre-Covid solo il 10% delle polmoniti dei ricoverati era dovuta a un coronavirus, oggi la percentuale, nei soggetti fragili è del 30%” conferma Andreoni.
Ecco perché la comunità scientifica, per i pazienti ad elevato rischio di progressione verso forme gravi di Covid 19, raccomanda una terapia precoce dell’infezione mediante anticorpi monoclonali.
Nei pazienti fragili, il vantaggio dell’anticorpo monoclonale rispetto ai farmaci antivirali è quello di bloccare l’ingresso del virus prima dell’entrata nella cellula dell’ospite, e di indurre potenzialmente l’attività citotossica anticorpo-dipendente nel caso le cellule vengano infettate.
Gli ulteriori vantaggi della terapia con anticorpi monoclonali riguardano la possibilità di essere utilizzati anche in soggetti con politerapia in quanto le interazioni farmacologiche sono pressoché assenti.
Cosa sono gli anticorpi monoclonali (mAbs)
Gli anticorpi (immunoglobuline), sono molecole complesse prodotte dai linfociti B, cellule che fanno parte del sistema di difesa del corpo umano (sistema immunitario), in risposta alla presenza di un’altra molecola, detta antigene, estranea all’organismo (ad esempio, batteri, virus, ecc).
Gli anticorpi riconoscono in modo specifico la sostanza estranea da combattere (antigene) grazie alla sua conformazione e hanno il compito di neutralizzarne l’effetto.
Gli anticorpi monoclonali (mAbs) sono molecole prodotte in laboratorio, a partire dai linfociti B estratti dalla milza del topo, e fuse con cellule tumorali del sangue (cellule di mieloma) che hanno la caratteristica di essere immortali.
Queste cellule fuse, chiamate ibridoma, sono coltivate singolarmente, in altre parole sono clonate. La singola cellula divenuta immortale successivamente si divide formando un clone di cellule identiche capaci di produrre quantità illimitate dello stesso anticorpo chiamato, appunto, monoclonale che può essere purificato.
Gli anticorpi monoclonali sono progettati per riconoscere specificamente un unico, determinato antigene e si legano ad esso neutralizzandolo.
I mAbs possono essere prodotti in grandi quantità contro gli antigeni derivanti da una serie di malattie infiammatorie, di infezioni e di tumori e sono utilizzati sia per scopi diagnostici, sia per scopi terapeutici. Inoltre, sono impiegati anche per potenziare le difese naturali del corpo.
L’anticorpo monoclonale colpisce e interferisce con l’azione di una sostanza chimica o di un recettore coinvolto nello sviluppo della malattia da curare.
