Due anticorpi monoclonali mostrano attività di neutralizzazione in laboratorio contro la variante di preoccupazione.

 

Gli anticorpi monoclonali sperimentali VIR-7831 (sotrovimab) e VIR-7832 hanno mostrato efficacia contro le mutazioni chiave manifestate dalla variante Omicron (B.1.1.529), il nuovo ceppo del coronavirus SARS-CoV-2 emerso in Sudafrica che spaventa a causa della elevatissima contagiosità (si ritiene fino al 500% superiore rispetto al virus originale di Wuhan) e della capacità di eludere le difese immunitarie sviluppate dopo una precedente infezione naturale e sembra anche da vaccini.

Il fatto che i due anticorpi monoclonali mostrino attività di neutralizzazione (in laboratorio) contro la variante di preoccupazione è un’ottima notizia perché suggerisce che almeno in parte le immunoglobuline neutralizzanti (anticorpi IgG) prodotti naturalmente dal nostro organismo hanno una certa capacità di combattere questo lignaggio “super mutato”, che presenta ben 32 mutazioni sulla proteina S o Spike.

A determinare che le mutazioni della variante Omicron vengono contrastate dagli anticorpi monoclonali VIR-7831 (sotrovimab) e VIR-7832 è stato un team di ricerca internazionale composto da scienziati della società Vir Biotechnology di San Francisco, della Humabs Biomed SA di Bellinzona (Svizzera) e del colosso farmaceutico GlaxoSmithKline.

I ricercatori, coordinati da Andrea Cathcart, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver creato in laboratorio degli pseudo-virus contenenti le varie mutazioni della variante Omicron e aver condotto test di neutralizzazione contro ciascuna di esse.

Come indicato, entrambi gli anticorpi monoclonali si sono dimostrati efficaci nel contrastare le modifiche chiave presenti sulla glicoproteina S o Spike del patogeno pandemico, quella che il virus usa come grimaldello per agganciare il recettore ACE2 delle cellule umane, rompere la parete cellulare, riversare l’RNA virale all’interno delle cellule e avviare il processo di replicazione che determina la malattia (COVID-19). “VIR-7831 e VIR-7832 neutralizzano potentemente i virus wild-type e le varianti autentiche in vitro, nonché i virus pseudo-tipizzati delle varianti. Inoltre, mantengono l’attività contro le mutazioni di resistenza agli anticorpi monoclonali.

L’epitopo VIR-7831/VIR-7832 non si sovrappone ai siti mutazionali nelle attuali varianti di interesse e continua ad essere altamente conservato tra le sequenze circolanti, in coerenza con l’elevata barriera alla resistenza osservata in vitro”, si legge nell’abstract dello studio.

I test in corso nei laboratori serviranno ad aggiornare gli anticorpi monoclonali in sviluppo e immetterli sul mercato con un’efficacia “a tappeto”, in grado di colpire tutte le varianti in circolazione del SARS-CoV-2. Sia il sotrovimab che il VIR-7832 sono anticorpi semi-sintetici, ingegnerizzati in laboratorio, che derivano da un anticorpo genitore chiamato “S309” ed isolato dalle cellule B di memoria di un paziente sopravvissuto alla sindrome respiratoria acuta grave del 2003 (SARS), provocata dal SARS-CoV, “cugino” del SARS-CoV-2 con cui condivide un’ampia percentuale del patrimonio genetico.

I due anticorpi monoclonali sono caratterizzati da una specifica mutazione chiamata LS, progettata per prolungare l’emivita della terapia, ovvero per mantenere l’efficacia neutralizzante per un periodo di tempo più lungo. L’anticorpo monoclonale VIR-7832 codifica, inoltre, per una mutazione (denominata Fc GAALIE) che da indagini precedenti era stata associata alla produzione di cellule T CD8+ (l’esercito che uccide le cellule già infette) in caso di infezione respiratoria virale.

Ciò dovrebbe rendere i due anticorpi monoclonali particolarmente efficaci nel trattare i pazienti con COVID-19 per i quali ne è prevista la somministrazione. Va sottolineato che la ricerca è in preprint e i risultati non sono stati ancora sottoposti a revisione paritaria.

I dettagli dello studio “The dual function monoclonal antibodies VIR-7831 and VIR-7832 demonstrate potent in vitro and in vivo activity against SARS-CoV-2” sono stati caricati sul database MedRXiv in attesa della pubblicazione su una rivista scientifica.

 

 

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