vaccino

 

Un volano di salute, benessere e sostenibilità, ma attualmente l’antipneumococcico ha raggiunto solo il 3% dei potenziali fruitori e l’anti herpes zoster appena l’1% del target, contro un obiettivo del 50%.

 

“In Italia c’è un popolo dentro il popolo: 14 milioni di persone anziane che hanno esigenze specifiche, cominciando da quelle relative alla salute” è la constatazione di Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente Pontificia Accademia per la Vita, emersa durante l’incontro “Investire sul futuro: la prevenzione vaccinale come volano di salute, benessere e sostenibilità” che si è svolto presso il Ministero della Salute.

L’iniziativa è stata promossa da Adnkronos insieme a Senior Italia Federanziani e Federsanità Anci e realizzato in collaborazione con FB&Associati e con il contributo non condizionante di Gsk

Tema dell’evento: i vaccini per gli adulti e anziani, che nel nostro Paese, come detto dal monsignore, sono una popolazione paragonabile a quella di uno stato vero e proprio.

L’Italia è infatti uno dei Paesi più longevi, confermandosi al secondo posto tra i 27 Stati Membri dell’Unione Europea, con 83,6 anni, dopo la Spagna.

L’importanza delle vaccinazioni per la popolazione adulta e anziana è un tema al centro delle politiche condotte dal Ministero della Salute a tutela della salute pubblica e individuale, con un’offerta vaccinale attiva, gratuita e omogenea su tutto il territorio nazionale – ha dichiarato il Ministro della Salute, Orazio Schillaci in una nota di saluto.

Tra i relatori Tiziana Frittelli Presidente Fdersanità Anci, Roberto Messina Presidente senior Italia Federanziani, Felice Bombacci Coordinatore pazienti di AIL, Stefano nervo, Presidente Diabete Italia, Massimoandreoni, Direttore scientifico SIMIT, Giovanni Rezza, Direttore Generale Prevenzione Ministero della Salute.

 

I vaccini sono un investimento: consentono di risparmiare su ospedalizzazioni e ricoveri

Uno studio della Johns Hopkins University ha analizzato gli effetti degli investimenti in prevenzione sul contenimento della spesa sanitaria: per ogni dollaro speso in vaccini si risparmiano 16 dollari per le spese mediche e 28 dollari per costi indiretti legati alla produttività del lavoro, in totale 44 dollari.

Le vaccinazioni, infatti, possono e devono essere considerate un investimento poiché consentono un risparmio di costi diretti e indiretti che, nel medio e lungo termine, favorisce la sostenibilità del sistema sanitario e socio-economico del Paese.

Nonostante questo, la vaccinazione non è stata ancora sfruttata appieno per i vantaggi che può portare, soprattutto per quanto riguarda la popolazione adulta, per la quale è destinato oltre l’80% dei vaccini in fase di sviluppo.

Se infatti a livello pediatrico la vaccinazione ha raggiunto risultati di tutto rispetto (sebbene ulteriormente migliorabili) nell’adulto è ancora lontana dal raggiungere livelli di protezione adeguati nell’interesse della salute delle persone, della sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale (riducendo i costi per esami e ospedalizzazioni) e dell’obiettivo di raggiungere una vita attiva fino in età avanzata.

Analogamente, una recente ricerca di Altems ha considerato il numero di casi per influenza, malattia pneumococcica e herpes zoster nella popolazione italiana occupata, malattie oggi prevenibili grazie alla presenza di vaccini efficaci.

L’impatto annuo complessivo è di circa 1,1 miliardi di euro, di cui 185 milioni relativi alla parte fiscale e 915 milioni a quella previdenziale.

Lo studio, basato sul modello del ‘Fiscal Impact’, considera non solo i costi relativi alla perdita di produttività del lavoro, ma anche il calo dei consumi e la riduzione del gettito fiscale, considerando, di fatto, i trasferimenti di ricchezza tra tutti gli attori del sistema economico.

 

Ma in Italia la copertura è ancora scarsa

Nel nostro Paese la popolazione eleggibile è coperta solo parzialmente: in particolare, l’antinfluenzale per la coorte degli over 65enni ha raggiunto il 63%, a fronte di un obiettivo del 75%, come indicato nel Piano nazionale di prevenzionccinale 2017-2019.

Mentre sempre per la stessa fascia di età il vaccino antipneumococcico 23valente ha raggiunto solo il 3% a fronte di un indice previsto del 75%;

marginale è pure il dato riferito alla somministrazione di anti herpes zoster, che riguarda soltanto l’1% del target, contro un obiettivo del 50%.

 

Quali sono i vaccini consigliati agli adulti dal Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019

Per gli ultra 65-enni è raccomandata la vaccinazione anti-influenzale per ridurre complicanze, ospedalizzazioni e morti dovute a tale infezione. Il vaccino deve essere somministrato ogni anno (periodo ottobre-dicembre).

È importante offrire attivamente la vaccinazione con vaccino pneumococcico coniugato seguita da una dose di vaccino polisaccaridico (PCV+PPSV).

È opportuno somministrare periodicamente (ogni 10 anni) il vaccino anti difterite-tetano-pertosse.

In caso di situazioni epidemiologiche di rischio, va somministrato il vaccino quadrivalente meningococcico ACWY135

Anche tra gli ultra 65enni possono sussistere particolari condizioni di rischio che indichino una raccomandazione per le vaccinazioni contro meningococco, epatite A o epatite B.

È inoltre importante verificare l’immunità nei confronti di morbillo-parotite-rosolia (MPR) e varicella, con offerta delle rispettive vaccinazioni in caso di suscettibilità.

Va offerta anche la vaccinazione contro l’Herpes zoster che è in grado di ridurre significativamente l’incidenza dei casi di malattia e della nevralgia post-erpetica, che è una delle complicanze più frequenti e debilitanti della malattia.

 

Il fuoco di Sant’Antonio (Herpes zoster)

Circa 1 individuo adulto su 3 è a rischio di sviluppare un episodio di Herpes Zoster nel corso della propria vita. L’incidenza e la gravità aumentano con l’età con un incremento dopo i 50 anni, arrivando ad 1 individuo su 2 nei soggetti di età ≥ 85 anni.

La malattia si associa ad una pessima qualità di vita e per periodi prolungati assorbe molte risorse del Servizio sanitario nazionale in termine di visite, accertamenti e cure.

In particolare, il Piano prevede che la vaccinazione anti HZ deve essere offerta attivamente ai soggetti di 65 anni d’età e ai soggetti a rischio a partire dai 50 anni di età.

Oltre alla fascia d’età anziana, la vaccinazione va quindi offerta in presenza di diabete mellito, patologia cardiovascolare, BPCO, soggetti destinati a terapia immunosoppressiva.

Inoltre, una circolare del Ministero della salute del 2021 ha previsto un aggiornamento del Piano in base al quale il nuovo vaccino ricombinante adiuvato contro HZ, indicato nelle persone a partire da 50 anni d’età e negli individui ad aumentato rischio di HZ a partire da 18 anni d’età, potrà essere somministrato in concomitanza con il vaccino contro l’influenza stagionale inattivato non adiuvato, con il vaccino pneumococcico polisaccaridico 23-valente o con il vaccino difterico, tetanico e pertossico ad antigene ridotto.

 

Ma quanto ne sanno gli Italiani sui vaccini?

Secondo un sondaggio condotto da Senior Italia FederAnziani nel mese di marzo su un campione di circa 1.400 soggetti over 65 per analizzare quale sia la percezione che la popolazione anziana ha rispetto alle vaccinazioni – non solo quella antinfluenzale ma anche quelle che prevengono le infezioni da pneumococco o il fuoco di Sant’Antonio ad esempio, quasi l’80% degli intervistati risponde di essere a conoscenza dell’accesso gratuito alla somministrazione dei vaccini, il 15,3% dichiara di avere ricevuto poche informazioni mentre il 4,4% afferma di non averne mai sentito parlare.

 

Vaccini e immunosenescenza

L’immunosenescenza è un fenomeno irreversibile e descrive l’invecchiamento biologico del sistema immunitario, che è associato a un progressivo declino di immunità, scarsa risposta alle vaccinazioni, aumento dell’esposizione alle infezioni (anche determinato dal maggior numero di ospedalizzazioni), maggiore impiego di antibiotici e aumento delle infezioni paucisintomatiche che rappresentano uno stimolo cronico all’attivazione “proinfiammatoria” del sistema immunitario.

L’immunosenescenza è caratterizzata dalla atrofizzazione progressiva del timo, la ghiandola che mette in circolo i linfociti del sistema immunitario, e dalla senescenza cellulare, un fenomeno per il quale le cellule perdono la capacità di autoeliminarsi quando arrivano alla fine del loro ciclo vitale, si accumulano e danneggiano le altre cellule producendo citochine infiammatorie e contribuendo così all’altro fenomeno tipico dell’invecchiamento immunitario: l’inflammaging.

Ecco quindi che un vaccino per essere efficace negli adulti deve tenere in debita considerazione il fenomeno dell’immunosenescenza ed essere sviluppato per garantire una forte risposta immunitaria anche nei soggetti in cui questa si riduce per il normale avanzamento dell’età.