Arriva in Italia daridorexant, una nuova terapia mirata efficace su sintomi notturni e performance diurna.
Se ritenete l’insonia una patologia esclusiva della notte vi sbagliate.
Questa patologia, che colpise milioni di persone, “ha sia una componente notturna, per cui il paziente fa fatica o ad addormentarsi o a mantenere il sonno, sia una componente diurna con specifiche conseguenze durante il giorno, come irritabilità, scarsa concentrazione e attenzione, sonnolenza, lacune di memoria, problematiche con attivià mentale ed emotiva” spiega Liborio Parrino, Direttore Scuola di Specializzazione in Neurologia e Direttore Centro Medicina del Sonno Università di Parma, Direttore SC di Neurologia AOU di Parma.
L’insonnia, insomma è una patologia delle ventiquattrore.
Per questo, le attuali terapie hanno limitate capacità di trattare in modo ottimale le persone affette da insonnia, soprattutto i pazienti anziani: per esempio, le terapie ad azione ipnoinducente disponibili possono aumentare la sonnolenza nella giornata e compromettere le funzionalità della persona.
Ma andiamo con ordine e vediamo quando si parla veramente di insonnia. “La persona deprivata di sonno, generalmente, può dormire, ma c’è qualcosa o qualcuno che glielo impedisce” chiarisce Parrino, “mentre per chi soffre di insonnia tali impedimenti non ci sono, eppure non riesce a farlo”.
“Siamo di fronte a questa patologia quando, in queste condizioni, la persona resta insonne per più di tre volte la settimana e parliamo di insonia cronica quando il problema persiste oltre i tre mesi” prosegue l’esperto.
“Il sonno non è inoltre un blocco monolitico” aggiunge Luigi De Gennaro, Professore Ordinario di Psicobiologia e Psicologia Fisiologica e di Psicofisiologia del Sonno Normale e Patologico, Università Sapienza di Roma.
“È costellato di microrisvegi e non ha solo la componente notturna: alla fase predominante di veglia, tipicamente intorno alle ore 10-12, si sussegue una ‘porta secondaria’ per il sonno, che va dalle 14 alle 16”.
“Infatti, circa il 15% delle persone si può identificare in uno dei due cronotipi antitetici: i mattutini, o allodole e i serotini, o gufi, che preferiscono riposare nelle ore diurne”.
“Ci sono poi, indipendentemente dal cronotipo, diverse tipologie di dormitori: i cosiddetti brevi, per esempio, hanno una durata del sonno che è inferiore alle sei ore, ma c’è chi al contrario non può fare a meno di un riposo più lungo; tra i lunghi dormitori si annoverano Edison, Tesla, Napoleone, Da Vinci”.
“L’insonnia, invece, è un disturbo asimmetrico, nel senso chcolpisce le donne quasi il doppio rispetto agli uomini. E quasi certamente vi sono geni coinvolti in questa patologia”.
Ma i disturbi non riguardano solo la sfera mentale. “Il poco sonno è un elevato fattore di rischio cardiovascolare” afferma Luigi Ferini Strambi, Professore Ordinario di Neurologia Università Vita-Salute di Milano, Direttore Centro di Medicina del Sonno IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
“Il sonno infatti è un inibitore del cortisolo, ormone dello stress, che è responsabile dell’aumento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca” aggiunge.
“Non solo. Seve anche a pulire il cervello dalle proteine nocive, come la beta amiloide, che è associata alla malattia di Alzheimer”.
“In più, l’isonne mangia spesso anche di notte, a causa del rialscio della grelina, ormone della fame e il suo sistema immunitario è stressato dalle citochine (molecole infiammatorie) di cui questa condizione favorisce la produzione”.
Che fare, dunque, quando si è colpiti da insonnia? “L’igiene del sonno è fondamentale” dice Parrino, “per cui attività fisica e pasti vanno fatti lontano dal momento di coricarsi e dopo le 21 sarebbe l’ideale smettere di guardare telefoni e schermi e anche la TV non aiuta”.
“L’insonne vorrebbe dormire e soffre perché non ci riesce. Vive una condizione di sofferenza soggettiva, si mette a letto e sente la necessità, la voglia, il bisogno di dormire, ma senza riuscirci perché il corpo è stanco e ha bisogno di recuperare mentre il cervello è attivo, per cui la persona non riesce ad abbandonarsi al sonno” dice Laura Palagini, UO Psichiatria 2 Universitaria, ambulatorio di medicina del sonno, Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana AUOP.
“È importantissimo quindi, quando si manifestano le prime avvisaglie di insonnia che perdura nel tempo, non affidarsi alle cure fai da te ma rivolgersi subito ad uno specialista del sonno per impedire che la malattia diventi cronica ed evitare l’impatto negativo su mente e corpo”.
“Oggi però abbiamo a disposizione un nutrito armamentario terapeutico contro l’insonnia” conclude.
È arrivata in Italia una nuova prospettiva terapeutica – che agisce in modo mirato sul sistema dell’orexina, bloccando i segnali che promuovono la veglia – e con dati di efficacia e sicurezza valutati fino a 12 mesi.
“Siamo di fronte a un cambio di passo nella strategia contro l’insonnia” afferma Strambi, “perché con questa nuova categoria di farmaci si cerca di impedire ai centri della veglia di continuare a funzionare”.
“Daridorexant agisce sull’orexina, neurotrasmettitore della veglia, inibendone il funzionamento, poiché si lega ai suoi due recettori. Il grosso vantaggio di questo farmaco rispetto agli altri orexinergici (peraltro non in commercio in Italia) è la sua emivita ottimale di otto ore: questo vuol dire che impedisce il funzionamento dell’orexina per un periodo di tempo coincidente con il sonno”.
“Al mattino l’orexina ricomincia a funzionare e di conseguenza il farmaco non dà sedazione dopo il risveglio. Gli studi controllati condotti con daridorexant hanno infatti dimostrato l’assenza di sonnolenza diurna e di problemi cognitivi”.
“Altro vantaggio del daridorexant è che non serve solo a ridurre il tempo di addormentamento, ma facilita anche il mantenimento del sonno. Inoltre, questo farmaco rispetto ad altri composti ipnotici si è dimostrato sicuro in studi di fase 1 anche nei soggetti che soffrono di apnee durante il sonno. È questo un dato importante, perché quasi la metà dei pazienti che soffrono della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno ha un problema di insonnia, soprattutto con difficoltà di mantenimento del sonno”.
“Negli studi di fase 3 e nello studio di estensione a 12 mesi daridorexant ha dimostrato di avere un buon profilo di sicurezza anche nel paziente anziano e non sono stati rilevati effetti tolleranza, dipendenza e abuso. on sono emersi infatti problemi in caso di brusca interruzione de trattamento”.
“Per arrivare a sintetizzare il composto abbaio testato circa quindimila molecole” commenta Francesco Scopesi, General Manager di Idorsia Italia, “sappiamo che ad oggi l’insonnia è seguita da un gruppo molto ristretto di clinici, principalmente operanti nell’ambito dei Centri di Medicina del Sonno, noi vogliamo favorire l’allargamento della cultura del sonno in Italia. Sappiamo che al paziente non viene chiesto “come dormi?”, che è invece una domanda fondamentale. L’insonnia è ancora molto sottovalutata, tutto questo deve cambiare” conclude.
Il farmaco, di cui non è stato ancora reso noto il costo, sarà prescrivibile da specialisti, come ad esempio il neurologo.
