Per invertire il declino demografico, migliorare la gestione della cronicità, favorire la prosperità del SSN.Tra le misure urgenti: favorire la salute sessuale e riproduttiva.

Rilancio della natalità, gestione della cronicità e sostenibilità sono le grandi sfide di salute pubblica che il nostro Servizio Sanitario Nazionale deve affrontare per continuare ad assicurare l’universalità dell’accesso ai servizi e alle cure, entrando in una nuova normalità di coesistenza con il Coronavirus.

Sfide che passano attraverso un comune denominatore: la Salute della Donna! Se è vero che l’80% delle donne prende decisioni sulla salute dei propri cari, e che, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni dollaro speso in salute della donna genera 20 dollari in benefici economici, avere a cuore il benessere femminile significa avere a cuore l’intera società civile incidendo positivamente sul tessuto sociale ed economico di un Paese.

Mentre lo scenario europeo è dominato dall’esplosione dei costi dell’energia, diventa sempre più urgente invertire la rotta nel calo delle nascite, che sta mettendo in crisi l’equilibrio generazionale e che nel 2022 sta registrando un nuovo record negativo con soli 385.000 nuovi nati;

e affrontare l’impatto crescente delle malattie croniche non trasmissibili, che interessano 24 milioni di italiani e assorbono circa l’80% del Fondo Sanitario Nazionale con una particolare attenzione alla prospettiva di genere, perché la donna arriva più tardi alla diagnosi ed è meno aderente alla cura;

Iinfine, assicurare l’accesso alle terapie in grado di coniugare qualità e costi sostenibili, come nel caso dei farmaci biosimilari.

A richiamare l’attenzione sulla centralità del tema salute è Organon, unica azienda farmaceutica globale dedicata alla salute femminile in ogni fase della vita, che nel primo anniversario del lancio della propria attività si è confrontata con tutti i principali stakeholder – Istituzioni, Società scientifiche, Associazioni di pazienti e media – nel corso di un evento scientifico-istituzionale dedicato alle grandi sfide socio-sanitarie dei prossimi anni.

Nell’ambito dell’evento, grande importanza ha il lancio della strategia ESG (Environmental, Social, Governance) Her Promise, che vuole essere la risposta concreta e innovativa di Organon nel suo impegno per la salute femminile.

Una strategia di ampia visione finalizzata a sostenere le donne e le ragazze di tutto il mondo nelle loro aspirazioni di benessere e mettere a disposizione una proposta di valore innovativa a tutela della loro salute e in coerenza con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU. Cardini della strategia di sostenibilità sono un più ampio accesso alla contraccezione, per evitare 120 milioni di gravidanze indesiderate nel mondo entro il 2030, lotta alle disparità ed equa rappresentanza di genere anche all’interno dell’azienda, dove è donna quasi il 50% dei dipendenti e il 65% del leadership team, insieme all’obiettivo “emissioni zero” nei principi dell’economia circolare.

«Sono stati 12 mesi di grande impegno ma anche molto stimolanti e di grande soddisfazione, nei quali abbiamo raggiunto l’obiettivo di essere l’azienda leader nella salute riproduttiva della donna anche grazie a importanti accordi di partnership che ci permetteranno di rispondere con efficacia a molteplici bisogni di salute al femminile non ancora pienamente soddisfatti – afferma Alper Alptekin, Presidente e Amministratore Delegato di Organon Italiala salute della donna è un potente indicatore di prosperità di un Paese e volano di benessere sociale e crescita economica e siamo orgogliosi di averla scelta come nostra area terapeutica prioritaria, in una visione ampia che la considera come epicentro della salute di tutta la comunità e la vede quindi connessa anche con le grandi sfide collegate alla cronicità e alla sostenibilità».

Sul fronte della salute femminile, il tema della natalità e della fertilità è tra quelli che hanno le maggiori ricadute a livello socio-economico. Il trend di continua decrescita demografica potrebbe determinare nel 2070 un’importante diminuzione del 32% del PIL. L’emergenza Covid, che ha indotto circa due coppie su tre a rinviare il progetto di una gravidanza o addirittura a rinunciarvi (Osservatorio Giovani), ha acuito il problema, innescato da fattori di lungo periodo: la mancanza di una corretta pianificazione familiare, la scarsa informazione sulla contraccezione e le difficoltà legate all’accesso tempestivo ai percorsi di fertilità e di procreazione medicalmente assistita (PMA).

I dati di una recente analisi denominata NERAD dicono che nel nostro Paese una gravidanza su 4 non è pianificata e il 50% di queste esita in un’interruzione volontaria di gravidanza, con i conseguenti effetti importanti sulla salute psicofisica della donna. Pesano soprattutto la carenza di informazioni sulle possibili scelte contraccettive e la quasi totale assenza di programmi educazionali sull’argomento che limita l’accesso alla contraccezione e il suo uso consapevole, mentre è in aumento l’impiego della contraccezione d’emergenza che già nel 2018 ha portato 548.684 donne a farne uso.

L’Italia – come rivela l’ultimo Atlante Europeo della Contraccezione redatto dall’European Parliamentary Forum for Sexual & Reproductive Rights (EPF) – si posiziona al 22° posto in Europa per accesso e informazione alla contraccezione.

Secondo la ricerca Lo stato dell’arte e i bisogni di formazione e informazione delle donne italiane in area contraccezione condotta da DoxaPharmai su un campione di 1.000 donne italiane tra i 18 e i 40 anni e presentata nel corso dell’evento una donna italiana in età fertile su tre non ha mai chiesto al proprio ginecologo informazioni sulla contraccezione, mentre il 48% si è informata attraverso Internet.

La conseguenza è che le donne si affidano soprattutto alle opzioni a loro note (pillola ormonale e preservativo), mentre è ancora limitata la conoscenza dei metodi contraccettivi non giornalieri che possono favorire la compliance della donna alla terapia come ad esempio i contraccettivi reversibili a lunga durata d’azione (LARCs): quasi la metà delle donne è poco o per nulla informata sull’anello vaginale a durata mensile e sul cerotto e solo il 25% conosce l’impianto a lunga durata nel braccio.

Lo scarso ricorso alle tecniche che favoriscono la fertilità è l’altra faccia del percorso a ostacoli verso un’adeguata pianificazione familiare, che penalizza le donne nelle loro scelte di vita: 1/3 dei trattamenti di PMA è eseguito in coppie in cui il partner femminile ha più di 40 anni, diminuendo notevolmente il tasso di successo dei trattamenti, che passa dal 21,6% per le pazienti con meno di 35 anni al 4,1% per quelle con più di 43 anni. Riguardo all’accesso alla PMA, esistono forti disomogeneità a livello regionale, con una diversa distribuzione dei Centri pubblici e privati convenzionati dal Nord al Sud, lunghe liste di attesa, ostacoli burocratici.

Un impulso verso la diffusione dei percorsi di PMA potrebbe arrivare, oltre che da campagne di sensibilizzazione sul tema della fertilità e delle tecniche di PMA, anche dall’approvazione definitiva del Decreto interministeriale che rende uniformi le tariffe per le prestazioni di PMA sull’intero territorio nazionale.

Questi temi sono stati oggetto del confronto tra rappresentanti del mondo della sanità, delle Istituzioni, delle Associazioni, nell’ambito del progetto Camerae Sanitatis, il format promosso dall’Intergruppo parlamentare Scienza & Salute e Sics-Società Italiana di Comunicazione Scientifica e Sanitaria, con il contributo incondizionato di Organon Italia, dal quale sono scaturite delle Raccomandazioni per identificare le azioni più utili e urgenti atte a promuovere il rilancio della natalità in Italia.

«La pianificazione familiare in Italia continua a essere un problema privato delle coppie e soprattutto delle donne. I consultori familiari, presidi deputati alla presa in carico delle donne e delle coppie desiderose di pianificare il loro progetto riproduttivo, sono andati via via diminuendo di numero, riducendo progressivamente l’organico. Inoltre, sappiamo che i giovani hanno poche informazioni sulla sessualità e sui metodi contraccettivi e che sarebbero invece desiderosi di ricevere informazioni da esperti. Con questi presupposti non bisogna meravigliarsi se in Italia una gravidanza su 4 è imprevista o indesiderata, ed esita in circa la metà dei casi in un’interruzione volontaria di gravidanza a cui ricorrono, nel 62% dei casi, donne di età compresa tra 25 e 40 anni».

“Le due leggi che hanno portato nel nostro Paese la pianificazione familiare, come una questione da considerare prioritaria, sono state la 405 del 1975, istitutiva dei consultori familiari (CF) e la 194 del 1978, per una procreazione cosciente e responsabile, erroneamente etichettata sempre come “legge dell’aborto”. La prima individua i luoghi, appunto i consultori, dove venivano affrontati per la prima volta i problemi della donna in tutte le età della vita; la seconda ha garantito per la prima volta interruzioni di gravidanza sicure, sottraendo alla morte tante donne come accade ancora oggi in quelle parti del mondo in cui l’aborto non è legale”. dice Rosetta Papa, Ginecologa, Docente Master I e II Livello “Management e Coordinamento dei Servizi Sanitari e Socio-Sanitari”, Dip. Scienze Sociali, Univ. Federico II, Napoli.

“La 194 non ha solo questa indicazione, ma anche un’altra altrettanto importante ma da sempre ignorata: la legge parla di procreazione cosciente e responsabile, cioè di pianificazione familiare. Ma i CF, presidi deputati alla presa in carico delle donne e delle coppie desiderose di pianificare il loro progetto riproduttivo, sono andati via via diminuendo di numero, riducendo progressivamente l’organico e, in molti casi, modificando quella mission che li ha invece fatti apprezzare dall’OMS come strutture tuttora innovative. Inoltre, l’articolo 1 della legge 405, al punto b, riporta tra gli scopi dei consultori “la somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte”. In Italia solo in alcune Regioni è prevista, in determinate situazioni, la possibilità di dispensare contraccettivi gratuiti, prima fra tutte la Puglia a cui hanno fatto seguito l’Emilia-Romagna e la Toscana; quest’ultima da poco garantisce la contraccezione gratuita anche nel primo anno dopo un’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) e nel post-partum. Per il resto, solo progetti in divenire”.

“Nell’Atlas Europeo 2019, che misura l’accesso alla contraccezione in 45 Stati dell’Europa geografica, l’Italia occupava il 26° posto con un tasso del 56%. Dai dati pubblicati dall’Atlas italiano sull’accesso alla contraccezione, presentato a febbraio 2020 dall’Associazione Italiana per lo Sviluppo (AIDOS), che collabora con Contraception Atlas dell’European Parliamentary Forum for Sexual & Reproductive Rights (EPF), risulta che in Italia e soprattutto nel meridione del Paese non solo c’è una difficoltà all’accesso alla contraccezione, ma è fortemente carente anche semplicemente l’informazione sui metodi contraccettivi”.

“Tuttavia, una nota positiva arriva dall’Atlas 2022, dove l’Italia sale al 22° posto grazie all’accesso alla contraccezione d’emergenza senza prescrizione per le minorenni. Inoltre, dallo Studio Nazionale Fertilità dell’ISS pubblicato nel 2019 risulta che i giovani hanno poche informazioni sulla sessualità e sui metodi contraccettivi e che sarebbero invece desiderosi di ricevere informazioni da esperti”.

“Con questi presupposti non bisogna meravigliarsi se in Italia una gravidanza su 4 è imprevista o indesiderata e più del 43% delle gravidanze in Europa lo sono. Ricordiamo che dall’ultimo rapporto 2022 dell’ONU risulta che il 50% delle gravidanze nel mondo sono impreviste e che il 60% di queste esitano in una IVG”.

“È quanto accade anche nel nostro Paese, la gravidanza imprevista esita in una IVG a cui ricorrono, nel 62% dei casi, donne di età compresa tra 25 e 40 anni, mentre si registra in circa il 2,6% dei casi nelle minorenni (equivalente a 2.001 ragazze). Dalla relazione del Ministero della Salute sul ricorso alla legge 194 risulta che nel 2020 sono state eseguite nel complesso 66.413 interruzioni di gravidanza, di cui 18.632, cioè il 28,5%, a cittadine straniere. L’OMS considera come “precoci” tutte le gravidanze che coinvolgono bambine e ragazze fino ai 19 anni”.

“Per quanto riguarda le IVG tra le minorenni i dati del Ministero riportano per il 2020, tra i 15 e i 19 anni, 342 casi in Piemonte, 704 in Lombardia, 454 nel Lazio, 369 in Puglia, 348 in Campania e 352 in Sicilia. L’assenso all’IVG rilasciato per le minorenni dai genitori senza ricorso al Giudice tutelare risulta in un’ulteriore crescita (82,4% rispetto al 77,8% del 2019) con alcune differenze tra Regioni”.

«In Italia si riscontra un livello ancora ridotto di utilizzo della contraccezione (59,3% complessivamente). Inoltre una ricerca condotta dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) su donne tra i 21 e i 29 anni evidenzia che il 24,8% di esse utilizza metodi poco sicuri. Il ricorso all’anello vaginale o il cerotto transdermico risulta limitato, mentre l’impianto sottocutaneo, pur non essendo ad oggi molto utilizzato, sta gradualmente diffondendosi per la sua maneggevolezza e l’efficacia di lunga durata a cui consegue una valida prevenzione degli aborti volontari e del ricorso alla pillola d’emergenza» è il parere di Silvano Costa, Ginecologo Centro Medico Caravelli, Bologna

«La procreazione medicalmente assistita (PMA) è inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ma non è ancora stata definita una tariffazione delle prestazioni. Ne consegue, pertanto, che dal 2017 la PMA non è di fatto attiva nei LEA a livello nazionale. Questo ha comportato una grave disparità a livello regionale per cui alcune Regioni, che considerano la PMA come LEA regionale, la somministrano ai propri cittadini, mentre altre Regioni come Puglia, Basilicata, Sicilia, Calabria, Sardegna, che sono in prevalenza in piano di rientro, non la riconoscono e quindi non la erogano. Oggi in Italia si eseguono circa 100.000 prestazioni di PMA l’anno, eseguite nel 40% dei casi in Centri pubblici o in Centri convenzionati privati a carico del SSN, mentre il restante 60% viene eseguito privatamente, a carico del cittadino stesso che deve sopportare un carico di spesa ingente tra i 6.000 e i 10.000 euro» dice Luca Mencaglia, Presidente Fondazione PMA

Secondo Nicola Colacurci, Presidente SIGO – Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, «Il crollo delle nascite in Italia è legato a molteplici ragioni a partire da motivazioni sociali ed economiche e alla carenza di tutele della famiglia che inducono le giovani coppie a rinviare, a volte in maniera indefinita, la decisione di avere un figlio. Se si vuole riuscire a invertire questa tendenza bisogna che i diversi attori, incluse le Società scientifiche, vadano ad agire su diversi piani e aspetti come per esempio, una maggiore informazione sulla capacità riproduttiva della donna in rapporto all’età, sugli stili di vita connessi con la sfera riproduttiva, l’implementazione di servizi sociali, l’interruzione del percorso lavorativo della donna durante la gravidanza, la facilitazione di accesso a tecniche avanzate di procreazione assistita e il supporto sociale ai primi mille giorni».

«In Italia stiamo assistendo a un fenomeno definito “trappola demografica”, ossia pochi genitori che a loro volta mettono al mondo pochi figli, a cui va aggiunta la circostanza che il desiderio di genitorialità è frenato da tanti fattori. Oggi le donne fanno il primo figlio ad un’età molto più avanzata rispetto al passato, attorno ai 35 anni. Bonus, detrazioni fiscali e agevolazioni sono iniziative utili che però non creano quel generale clima di fiducia e quella facilità di accesso che servirebbero. Sono urgenti misure universali come asili nido, trasporto scolastico, gestione del tempo lavorativo; ma anche strategie di supporto all’occupazione, allo smart working, alle coppie giovani con bambini, alla previsione di spazi più a misura di bambino, all’abitazione, ai libri scolastici» afferma Francesca Moccia, Vice Segretario Generale Cittadinanzattiva

Insieme alla diminuzione della natalità, l’invecchiamento della popolazione è il fattore che disegna quella “piramide rovesciata” caratterizzata dalla prevalenza nella popolazione di persone in età avanzata (in Italia un quinto della popolazione è over 65). Una delle maggiori conseguenze è il crescente impatto delle malattie croniche non trasmissibili – come patologie cardiovascolari, dislipidemie, patologie respiratorie, malattie della pelle, osteoporosi, malattie osteoarticolari ed emicrania – responsabili del 93,3% dei decessi.

Tra le persone di 55 anni, un individuo su due soffre di almeno una patologia cronica, mentre nella popolazione over 75 l’incidenza aumenta: a convivere con una patologia cronica in questa fascia d’età sono 9 persone su 10. Tra le malattie croniche non trasmissibili le malattie cardiovascolari sono quelle che hanno il maggiore impatto in termini di letalità, con circa 18 milioni di decessi l’anno a livello globale.

Organon, attraverso un portfolio diversificato che vanta anche di soluzioni terapeutiche di consolidata efficacia nella gestione delle patologie croniche a più alto impatto sociale, si pone come partner delle Istituzioni per migliorare la gestione di queste malattie, tenendo conto di tutte le caratteristiche della popolazione, incluse le differenze di genere, spesso sottovalutate.

In questa prospettiva Organon supporta lo studio WECARE (Women Effective CArdiovascular Risk Evaluation): un’analisi di Health Technology Assessment (HTA) che ha coinvolto circa 850.000 pazienti con l’obiettivo di rilevare potenziali differenze di trattamento esistenti tra pazienti di sesso maschile e femminile affetti da dislipidemie e dalla quale emergono importanti aspetti sui quali intervenire, come la minore aderenza terapeutica delle donne rispetto agli uomini nelle terapie ipolipemizzanti.

Al tema della cronicità si associa quello della sostenibilità, per garantire cure di qualità a tutti i pazienti che ne hanno bisogno e al tempo stesso ridurre gli oneri finanziari a carico della sanità pubblica. Una delle possibili risposte è offerta dai farmaci biosimilari, farmaci biologici assolutamente comparabili ai farmaci originator in termini di qualità, sicurezza ed efficacia, ma a costi minori.

Per indagare i fattori che possono determinare un “ambiente” normativo sostenibile e favorevole allo sviluppo dei biosimilari, Organon ha sostenuto la realizzazione del report Unlocking the Potential of Biosimilars, un’analisi che mette a fuoco l’attuale panorama delle politiche sanitarie sui biosimilari in 17 Paesi, facendo emergere, per ciascun Paese, i fattori che determinano il successo, l’inefficienza e le aree di rischio, per arrivare a definire un toolkit “ideale” di raccomandazioni per garantire una sostenibilità a lungo termine.

Per quanto riguarda la situazione in Italia, oltre ad aspetti positivi come gli standard di produzione, rigorosamente simili a quelli di tutti gli altri farmaci e le procedure semplificate di approvazione, che velocizzano l’accesso dei biosimilari, sono emerse criticità come quelle legate alla scelta di aggiudicare le gare esclusivamente sulla base del prezzo, indirizzo che non tiene conto dell’approccio HTA (ad es. rapporto costo-efficacia, introduzione di criteri di qualità) e innesca di fatto una corsa all’abbattimento dei prezzi di acquisto dei biosimilari, che potrebbe disincentivare le aziende a renderli sempre più disponibili.