I ricercatori hanno determinato che il monitoraggio continuo del glucosio, nel complesso, ha mostrato “affidabilità clinica”, il che significa che i dati raccolti erano sufficientemente accurati.
La gestione dei livelli di zucchero nel sangue è una sfida particolare per chi è in dialisi, che è la procedura per filtrare il sangue nei pazienti i cui reni non possono più farlo in modo adeguato. I pazienti in dialisi spesso soffrono di “ipoglicemia”, o basso livello di zucchero nel sangue, che è potenzialmente mortale.
Ciò significa che questi pazienti hanno bisogno di metodi altamente affidabili e accurati per monitorare la glicemia. Fino ad ora, medici e ricercatori non disponevano di dati di precisione per i monitoraggi continui della glicemia, quindi non era chiaro se i dispositivi messi a punto per un controllo continuo della glicemia sarebbero stati all’altezza del compito.
Ora però i dispositivi per il controllo continuo della glicemia stanno diventando una realtà ampiamente utilizzata dai pazienti con diabete. Dispositivi che consentono ai pazienti di monitorare automaticamente i livelli di zucchero (glucosio) nel sangue, aiutandoli a prevenire che tali livelli diventino pericolosamente alti o bassi.
Tornando però ai pazienti in dialisi, è stato concluso il primo studio per verificare la precisione e l’efficacia dei dispositivi di monitoraggio in situazioni, come quella che riguarda i dializzati, in cui un minimo errore può essere fatale.
La ricerca condotta dall’UVA (Università della Virginia) Health ha rivelato che un monitoraggio glicemico continuo (CGM) può essere sufficientemente accurato per l’uso da parte di persone in dialisi, gruppo a rischio spesso afflitto da pericolose oscillazioni dei livelli di zucchero nel sangue.
E che sono particolarmente importanti per chi soffre di malattia renale allo stadio terminale (ESRD). “I pazienti con malattia renale allo stadio terminale sono spesso esclusi dagli studi di ricerca clinica, perché soggetti clinicamente complessi. Pertanto, i dispositivi CGM non sono ancora approvati dalla FDA per i pazienti con ESRD in dialisi – spiega Meaghan Stumpf, esperto di diabete e di tecnologie di gestione del diabete presso UVA Health -. Tuttavia, i pazienti con ESRD e i loro medici possono ancora trarre vantaggio dal loro utilizzo. Il nostro team di ricerca ha condotto questo studio pilota in modo da poter iniziare a comprendere l’accuratezza di questi dispositivi per i pazienti con ESRD in emodialisi. Questo studio non è abbastanza ampio da portare all’approvazione della FDA, ma è importante fare il primo passo”.
Stumpf e colleghi hanno arruolato 20 volontari in emodialisi presso l’UVA Center per testare un dispositivo per il monitoraggio continuo e automatico della glicemia, il Dexcom G6-Pro. La maggior parte dei partecipanti erano uomini, afroamericani e sotto insulina, con un’età media di 61 anni.
Ai partecipanti è stato chiesto di indossare il CGM per 10 giorni e di eseguire da quattro a sette letture di zucchero nel sangue dal polpastrello al giorno con un glucometro domestico.
Durante le sessioni di emodialisi sono stati anche raccolti campioni di sangue venoso. I ricercatori hanno confrontato i risultati del glucosio CGM con i risultati della glicemia raccolti dai pazienti e durante le sessioni di dialisi tre volte alla settimana.
I ricercatori hanno determinato che il monitoraggio continuo del glucosio, nel complesso, ha mostrato “affidabilità clinica”, il che significa che i dati raccolti erano sufficientemente accurati per stimare i livelli di zucchero nel sangue.
Quasi il 99% delle letture era sufficientemente accurato. Quando i dispositivi sbagliavano, tendevano a sovrastimare, piuttosto che sottovalutare, i livelli di zucchero nel sangue, spingendo i ricercatori a notare che sono necessarie ulteriori ricerche, soprattutto considerando che le persone in dialisi tendono ad essere a rischio elevato di ipoglicemia.
