Allarme consumo cannabis tra i giovanissimi. È sempre più’ bassa l’età per il primo spinello (11-12 anni). Ed è un pesante fattore di rischio per l’insorgenza in seguito di disturbi psichiatrici.

 

: 75 mila studenti in Italia fanno uso di cannabis dieci o più volte al mese: un fattore di rischio notevole per l’insorgenza di disturbi psichiatrici. Il 10-15% di consumatori abituali sviluppano un disturbo schizofrenico, quindi una psicosi reale (dati ESPAD Italia, 2014-2022).

 

Cannabis: una droga leggera.

Falso. La Cannabis è dotata di un’ampia gamma di proprietà psicoattive. Tra queste, le sostanze maggiormente presenti nella maggior parte dei prodotti a base di cannabis sono il THC (Delta9-tetraidrocannabinolo) che ha effetto psicostimolante ed il CBD (cannabidiolo) che ha effetto sedativo. Nel commercio illegale la cannabis ha subito selezioni per aumentarne le caratteristiche psicotrope (per esempio 20 volte il contenuto in THC originale) quindi con rischio più elevato di induzione di psicosi.

 

La Cannabis non da dipendenza

Falso. Il 30% di coloro che usano cannabis presentano una tossicodipendenza chiamata “Disturbo da uso di cannabis”. Inoltre, le persone che iniziano l’uso prima dei 18 anni rischiano 4-7 volte più di un adulto di sviluppare il Disturbo. E in Italia stiamo assistendo all’anticipazione progressiva dell’età media di inizio dell’assunzione, che spesso oggi si colloca nella fascia di età della scuola media, cioè tra gli 11 ed i 14 anni.

L’agenzia europea “European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction” stima che il 27,2% della popolazione abbia fatto uso di cannabis almeno una volta nella vita e che il 15,4% della popolazione con età compresa tra 15 e 34 anni (circa 1,85 milioni di italiani) ne abbia fatto uso nell’arco dell’ultimo anno. Di questi una percentuale inferiore utilizza cannabis su base quotidiana e continuativa.

L’Italia detiene, inoltre, il primato (insieme alla Francia) di casi di ragazzi che hanno fumato cannabis la prima volta a 13 anni o prima dei 13 anni (il 4,4% della popolazione con questa fascia d’età, ovvero circa 66.000 ragazzi in Italia). E i dati purtroppo ci dicono che il problema non è riconducibile ad “una canna ogni tanto”, che già sarebbe comunque dannosa.

Il 25,8% degli studenti nella fascia d’età 15-19 ha fumato cannabis almeno una volta nell’ultimo anno (29,4% maschi e 22,1% femmine) e circa 75.000 studenti italiani in questa fascia d’età fumano abitualmente cannabis (10 o più volte al mese), determinando un effettivo e importante fattore di rischio per l’insorgenza di disturbi psichiatrici.

 

I rischi del “Disturbo da uso di cannabis”

  • Suicidio: uno studio ha evidenziato che gli adolescenti che fanno uso regolare di marijuana hanno probabilità sostanzialmente maggiori di una successiva dipendenza da cannabis, di uso di altre droghe illecite, e di tentativo di suicidio.
  • Sviluppo della sindrome amotivazionale e disturbo schizofrenico: tra i consumatori abituali di cannabinoidi almeno il 10% dei precoci e forti consumatori (1-2 grammi al giorno) sviluppa un disturbo schizofrenico e almeno il 30% sviluppa una sindrome amotivazionale da cannabis. L’uso regolare di cannabis con alti livelli di THC e bassi livelli di CBD aumenta il rischio di sviluppare schizofrenia di 3-5 volte e di abbassare l’età di insorgenza della malattia.
  • Cancellazione della memoria: la formazione di ricordi comporta la creazione di nuovi circuiti tra neuroni. Il THC produce l’effetto di “cancellazione casuale”. Nel nostro cervello, infatti, nel tempo, interviene una “potatura” per eliminare i collegamenti inutilizzati tra i neuroni. Questi vengono identificati proprio perché le loro sinapsi inattive rilasciano endocannabinoidi. Il THC, che interferisce con l’azione delle molecole simili, come appunto gli endocannabinoidi, crea una “potatura” generalizzata di collegamenti neuronali, colpendo anche i circuiti utili. In pratica, si può cancellare anche la memoria.
  • Compromissione delle capacità cognitive: nei consumatori regolari di cannabis si è costantemente riscontrata la presenza di deficit nell’apprendimento verbale, nella memoria e nell’attenzione. I consumatori di cannabis precoci e persistenti hanno mostrato un calo medio di otto punti nel Quoziente d’Intelligenza (QI) rispetto ai coetanei che non l’avevano usata e ai coetanei che consumavano cannabis ma non in modo sostenuto. In pratica si “perde” intelligenza. Una recente analisi che utilizza i dati di tre ampi studi in Australia e Nuova Zelanda ha rilevato che gli adolescenti che facevano uso regolare di marijuana avevano minore probabilità, rispetto ai loro coetanei non utilizzatori, di terminare la scuola superiore o di raggiungere la laurea.
  • Declino neuropsicologico: test neuropsicologici sono stati condotti all’età di 13 anni (prima dell’inizio del consumo di cannabis) e di nuovo all’età di 38 anni (dopo che si era sviluppato un modello di consumo persistente di cannabis). L’uso persistente di cannabis è stato ampiamente associato al declino neuropsicologico in tutti i domini di funzionamento (avendo tenuto sotto controllo la variabile “anni di istruzione”). Il deterioramento si è concentrato tra i consumatori di cannabis ad esordio adolescenziale, con un uso più persistente associato a un maggiore declino.

Va bene, ma se smetto passa tutto? O no? Purtroppo, no! Si è osservato che la cessazione dell’uso di cannabis non ha ripristinato completamente il funzionamento neuropsicologico tra i consumatori di cannabis ad esordio adolescenziale. I risultati di studi suggeriscono un effetto neurotossico della cannabis sul cervello degli adolescenti.