Come la fisica fondamentale ha smarrito la strada.

 

 

Quale differenza c’è tra le speculazioni degli antichi filosofi greci sulla natura delle cose e la moderna scienza, in particolare la fisica teorica fondamentale, che si pone come ambizioso scopo rispondere alle domande esistenziali sull’origine dell’universo?

Apparentemente nessuna, secondo David Lindley. Infatti oggi i fisici, in particolare il filone della ricerca iniziato 40 anni fa con la teoria delle stringhe, non sono in grado di dare un’esauriente spiegazione sulla nascita del nostro universo, se non postulando che ne esistano un numero quasi infinito e che noi viviamo più o meo casualmente in uno di essi, che ha le leggi fisiche che osserviamo.

Ma degli altri, dove ci possono essere condizioni e regole anche del tutto opposte, che non permetono lo sviluppo della vita, non sappiamo né potremo mai sapere niente. Un atto di fede, una conclusione metafisica che non si discosta molto dalle visioni di Platone o altri pensatori del passato che non conoscevano la matematica.

Ed è proprio il fascino di quest’ultima, nella formulazione “elegante” di una teoria del tutto (che tenta di unificare cioè le quattro forze della natura) che ha sedotto i fisici, invertendo il processo naturale sul quale si fonda la scienza stessa: dai dati sperimentali, osservabili e falsificabili, si trae per mezzo del formalismo matematico la sintesi di una teoria scientifica.

È avvenuto invece l’esatto opposto: i fisici moderni hanno imboccato una strada apparentemente senza uscita, dove si cerca di far quadrare i conti partendo da assunti matematici “perché sono così perfetti che non possono non corrispondere a qualcosa di reale”.

Ma invano: non è possibile – e mai lo sarà – esplorare per esempio le dimensioni extra che la teoria delle stringhe suppone perché infinitesimamente piccole e nessun esperimento è attuabile data l’energia quasi infinita che richiederebbe per metterlo in pratica.

L’autore parte da Galileo, per spiegare cos’è la scienza e come deve essere intesa, per distinguerla da quella che prima delle sue scoperte era semplicemente “filosofia naturale”, basata su speculazioni e interpretazioni delle sacre scritture.

Poi Newton, la termodinamica, Maxwell, Einstein, Plank e i quanti in una disamina che ripercorre il progresso della fisica fondamentale dalla sua nascita fino ai giorni nostri.

Un problema cruciale per lo stato della ricerca odierno, dove i fondi e le carriere sono ancora stanziati e favoriti in quell’ambito che l’autore dimostra inequivocabilmente essere senza sbocchi. A meno di ripensare alla fisica come metafisica e sovvertirne i principî stessi, accettando come vere teorie eleganti matematicamente ma indimostrabili sperimentalmente.

Un problema di enorme rilevanza per il progresso scientifico, tanto che l’eco è stato ripreso anche nella cultura pop, in particolare nella famosissima serie “The big bang theory”, quando uno dei protagonisti, Sheldon Cooper, abbandona il suo campo di ricerca, proprio quello delle stringhe, perché si accorge che non porta a nessun risiltato.

 

Per chi è adatto

Sebbene tratti di fisica teorica è leggibile da chiunque: non sono richieste particolari conoscenze sul tema né vi sono espresse formule matematiche o equazioni. La narrazione è fluente e mai noiosa, un’ottimo spunto di critica sulla scienza moderna e sulla direzione deviata che sta prendendo in questo settore.

 

 

 

 

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