Si trasformerà in una forma virale ancora più aggressiva o diventerà come gli altri coronavirus che causano il comune raffreddore?

 

Una possibilità avanzata da una parte della comunità scientifica è quella secondo cui, presto o tardi, Sars-Cov-2 diventerà un virus endemico: non sarà dunque mai eradicato ma “sarà il quinto coronavirus a stabilirsi permanentemente tra gli esseri umani, accanto ai quattro coronavirus ‘stagionali’ che provocano raffreddori relativamente leggersi e circolano tra noi da decenni o più”.

Ad affermarlo è il biologo evoluzionista Jesse Bloom, del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle negli Stati Uniti. Secondo lui lo studio dei coronavirus “stagionali” ha il potenziale per indicare un possibile percorso evolutivo di SARS-CoV-2 e il futuro della pandemia.

Le sue analisi, riassunte in un articolo pubblicato su Nature, hanno messo in evidenza come campioni di sangue vecchi di decenni, prelevati da persone probabilmente infettate da un coronavirus stagionale, chiamato 229E, avessero livelli di anticorpi in grado di neutralizzare la versione del virus diffusa negli Anni ’80 ma molta meno capacità di neutralizzare le forme virali che circolavano negli Anni ’90.

Lo stesso valeva contro le varianti di 299E che circolavano dal 2000 al 2019, lasciando intendere che le persone che avevano acquisito un’immunità naturale contro i virus del recente passato non erano immuni a quelle del futuro.

In altre parole, secondo Bloom, il coronavirus 229E si sarebbe evoluto in una direzione ben precisa, ovvero per eludere l’immunità indotta dalle precedenti varianti virali. Questo starebbe accadendo anche a Sars-Cov-2.

Quali saranno le prossime mosse di Sars-Cov-2? Si trasformerà in una forma virale ancora più aggressiva o diventerà come gli altri coronavirus che causano il comune raffreddore? Una possibilità avanzata da una parte della comunità scientifica è quella secondo cui, presto o tardi, Sars-Cov-2 diventerà un virus endemico: non sarà dunque mai eradicato ma “sarà il quinto coronavirus a stabilirsi permanentemente tra gli esseri umani, accanto ai quattro coronavirus ‘stagionali’ che provocano raffreddori relativamente leggersi e circolano tra noi da decenni o più”.

“Ora che abbiamo avuto quasi due anni per vedere come evolve SARS-CoV-2 e penso che ci siano chiari parallelismi con 229E”, afferma Bloom. Varianti come Omicron e Delta portano mutazioni che riducono la potenza degli anticorpi indotti da precedenti versioni di SARS-CoV-2. Ed è probabilmente le forze che supportano questo “cambiamento antigenico” diventino più forti via via che gran parte del pianeta diventerà immune al virus attraverso l’infezione, la vaccinazione o entrambi.

D’altra parte, la rapida diffusione di Omicron fa ritenere che Sars-Cov-2 abbia già trovato un modo per aggirare l’immunità umana. Un percorso evolutivo che, secondo quanto spiega sempre su Nature l’epidemiologo Adam Kurcharski della London School of Hygiene and Tropical Medicine, è “il modo più semplice per un virus di causare nuove epidemie”.

In altre parole, il virus provocherà focolai ed epidemie di proporzioni variabili, come fanno l’influenza e la maggior parte delle altre infezioni respiratorie. Per prevedere come saranno queste epidemie, continua Kucharski, gli scienziati stanno cercando di scoprire in quanto tempo una popolazione torna a essere vulnerabile al contagio, e se questo accade soprattutto per l’evoluzione virale che elude la risposta immunitaria.

Oltre a ciò, la velocità con cui SARS-CoV-2 evolve in risposta all’immunità sarà decisiva per stabilire se i vaccini dovranno essere aggiornati, e con quale frequenza. Ad ogni modo, indicano gli studiosi, l’altissima circolazione della variante Delta e l’ascesa di Omicron (aiutate dalla distribuzione iniqua dei vaccini nei Paesi più poveri e da misure di controllo minime in alcuni Paesi ricchi, come Stati Uniti e Gran Bretagna) offrono terreno fertile per altri sorprendenti salti evolutivi di SARS-CoV-2.

 

 

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