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I casi di co-infezione da coronavirus SARS-CoV-2 e virus dell’influenza erano noti sin dalle primissime settimane dell’emergenza sanitaria.

 

 

In Israele è stato registrato il primo caso di “Flurona”, che non è altro che un’infezione combinata simultanea da coronavirus SARS-CoV-2 e virus dell’influenza (Tipo A o Tipo B). In altri termini, quando si ha la “Flurona” si è contemporaneamente affetti sia dalla COVID-19 sia dall’influenza.

Il nome, che non rientra affatto nei manuali di medicina, è infatti la semplice fusione di due termini: “flu”, influenza in inglese, e “rona”, una contrazione della parola coronavirus. Il primo caso “ufficiale” di “Flurona” in Israele, come riportato dal quotidiano Ynet, riguarda una giovane donna incinta che non era vaccinata né contro l’influenza stagionale né contro la Covid.

La positività della ragazza è stata riscontrata durante controlli presso l’ospedale Beilinson di Petach Tikva in vista del parto. In base a quanto riportato dal quotidiano israeliano la paziente sta bene ed è prossima alle dimissioni dall’ospedale.

La notizia della donna colpita da “Flurona” è stata accolta con clamore da molte testate giornalistiche, come fosse una novità nella pandemia di COVID-19, ma in realtà come dimostra lo studio “The Outbreak of Coronavirus Disease 2019 Interfered with Influenza in Wuhan” pubblicato su The Lancet il 25 marzo del 2020 da un team di ricerca cinese, casi di co-infezione da coronavirus SARS-CoV-2 e virus dell’influenza erano noti sin dalle primissime settimane dell’emergenza sanitaria.

Nel caso specifico trattato dallo studio, i pazienti co-infettati dall’influenza furono nove; quattro da virus di Tipo A e cinque da virus di Tipo B. Diversi altri casi di co-infezione sono stati registrati nei mesi scorsi: basti pensare che su Pubmed sono riportati ben 215 studi che trattano della coinfezione, pur non facendo mai riferimenti al fantasioso e mediatico nome di “Flurona”.

Del resto, lo stesso ministero della Salute israeliano ritiene che siano stati molti i cittadini contagiati contemporaneamente dai due patogeni, senza rendersene conto. Il fatto che solo pochi casi balzano agli onori della cronaca nazionale (e internazionale) risiede nel fatto che sia la COVID-19 sia l’influenza hanno sintomi di base in comune, come tosse, febbre, mal di testa, mal di gola, dolori muscolari e simili.

In tempi di pandemia le persone vengono sottoposte fondamentalmente ai tamponi oro-rinofaringei per diagnosticare la COVID-19; in caso di esito positivo non è certo prassi sanitaria andare a ricercare anche la co-infezione da parte di un altro patogeno respiratorio come quello dell’influenza, pertanto moltissimi casi sfuggono al tracciamento.

La vera novità del caso israeliano sta solo nel termine “Flurona”, che è entrato nei trend di Google e quindi è finito inevitabilmente sulle prime pagine di molti giornali, oltre che sulle bacheche dei social network.

L’aspetto più significativo di questa storia è comprendere il modo in cui interagiscono i due agenti virali e che cosa determinano per il paziente. Ad oggi la casistica è ancora troppo ridotta per sapere se possa determinarsi una malattia più grave a causa della doppia infezione, tuttavia, come specificato su The Conversation da David Courtney, ricercatore post-dottorato in virologia molecolare presso la Queen’s University di Belfast, “è interessante notare che in molti di questi studi i ricercatori hanno scoperto che l’infezione influenzale non ha migliorato o peggiorato gli esiti medici dei pazienti con COVID-19”.

In pratica, il quadro clinico dei pazienti COVID non verrebbe influenzato negativamente o positivamente dalla co-presenza del virus dell’influenza. Courtney sottolinea che sebbene non ci siano evidenze di effetti peggiorativi, ciò che è stato osservato sui pochi pazienti in esame non è detto che sia valido per il resto della popolazione.

Non a caso il virologo dell’Università San Raffaele di Milano Fabrizio Pregliasco sottolinea che il caso israeliano sottolinea ancora di più l’importanza di vaccinarsi anche contro l’influenza.

“L’infezione insieme di COVID e influenza è un po’ strana perché in medicina si è sempre detto che se c’è un virus che dà una malattia impedisce che se ne sviluppi un’altra dovuta a diverso virus. La spiegazione potrebbe stare nel fatto che il COVID causa un difetto di produzione di interferone e questo aprirebbe la strada all’altro virus, che in questo caso è quello dell’influenza”, ha invece dichiarato all’ANSA Roberto Cauda, infettivologo presso il Policlinico Gemelli di Roma e consigliere scientifico dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA).

Per sapere quali possano essere le caratteristiche e le reali conseguenze della co-infezione chiamata “Flurona” è necessario condurre studi approfonditi su un campione adeguato di pazienti, dato che singoli casi non hanno significatività statistica.

 

 

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