Sperimentate sui topi, potrebbero fornire una innoviativa e più duratura cura per la malattia.

 

‎Nella ricerca di cure dell’osteoporosi nelle donne in postmenopausa, gli scienziati hanno sviluppato un trattamento a base di nanoparticelle che aiuta a ripristinare l’equilibrio tra le cellule che sintetizzano l’osso (osteoblasti) e le cellule che lo scompongono (osteoclasti) nei topi.

Lo squilibrio in questo rapporto è una delle cause di osteoporosi. Le particelle, che hanno la capacità di eludere il sistema immunitario, hanno cercato citochine infiammatorie nel sangue, invertendo la progressione dell’osteoporosi nei topi a cui sono state rimosse le ovaie.

Livelli anormalmente elevati delle citochine RANKL e TNF-α nelle donne in postmenopausa sono noti per promuovere la formazione di osteoclasti mentre inibiscono la differenziazione degli osteoblasti, creando uno squilibrio che può causare osteoporosi.

Nei trattamenti per inibire RANKL e TNF-α già esistenti questi farmaci sono limitati da fattori tra cui il breve tempo di circolazione sanguigna, la distribuzione non ottimale e processi di produzione complessi. Per aggirare queste carenze, Yang Zhou e colleghi ella Soochow University di Taiwan hanno sintetizzato nanoparticelle con un diametro medio di 88,9 nanometri (millesimi di millimetro) quindi le hanno rivestite con la membrana delle cellule del sangue, per eludere i macrofagi in modo che potessero rimanere in circolazione più a lungo.

I ricercatori hanno testato le particelle in topi ovariectomizzati, scoprendo che le concentrazioni sieriche di RANKL e TNF-α sono diminuite rispettivamente del 57% e del 69%, tornando quasi a livelli normali. Come risultato di questo intervento, l’attività dei geni legati al riassorbimento osseo è stata sostanzialmente ripristinata a livelli normali, contrastando ulteriormente l’osteoporosi e promuovendo la formazione ossea.