È il primo studio quantitativo sui ritmi sonori dei pesci e servirà per i futuri studi sullo stato di salute delle specie.

 

Sotto la superficie del mare l’attività sonora è intensa, sia che sia prodotta dalle specie marine, sia che derivi dall’attività umana. La seconda spesso interferisce con la biodiversità marina, per questo studiare entrambi questi aspetti e la loro relazione reciproca è fondamentale per proteggere lo stato di salute del mare, primo fra tutti il Mediterraneo, le cui sponde sono fra le più densamente abitate in tutto il mondo.

Marta Picciulin, ricercatrice per l’Università di Venezia Ca’ Foscari, ha pubblicato insieme ad altri autori internazionali sulla rivista Royal Society Open Science una ricerca che ha analizzato i ritmi dei suoni emessi da tre specie di pesci molto comuni nel Mediterraneo: la corvina, lo scorfano e il galletto pinne gialle. È il primo studio quantitativo sui ritmi sonori dei pesci e servirà per i futuri studi sullo stato di salute di queste specie e sull’impatto delle attività antropiche sulla biologia marina.

“Questo approccio -spiegano gli autori – ha un potenziale importante nel chiarire la bioacustica dei pesci. Con questo strumento si possono avere informazioni sul comportamento dei pesci e persino scoprire la presenza di specie che non erano state ancora individuate. Le considerazioni che facciamo in questa ricerca sono utili in numerosi campi, come ecologia, etologia, biologia della conservazione e neurobiologia”.

Il rumore sottomarino negli ultimi anni è diventato di grande interesse per gli studi sulla biodiversità, poiché nelle zone a forte antropizzazione, specie in presenza di porti e cantieri, i suoni prodotti dall’attività umana interferiscono con quelli della vita marina (a volte fondamentali per la riproduzione) con potenziali effetti distruttivi. Di conseguenza, è grande l’attenzione a studi e nuovi metodi per il monitoraggio dell’inquinamento acustico sottomarino.

 

 

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