Trattate sei giovani pazienti con Car-T ottenute tramite un approccio innovativo; nei primi cinque, la remissione è completa.

 

Notizie sempre più incoraggianti sul fronte dell’efficacia dell’utilizzo di cellule Car-T nella cura di pazienti oncologici affetti da una forma leucemica (linfoide acuta), dimostratasi refrattaria alle terapie convenzionali: lo ha confermato al sesto annual meeting di Alleanza Contro il Cancro (ACC) – Rete Oncologica Nazionale, che del progetto ACC sulle Car-T, finanziato dal Ministero della Salute con 10 milioni di euro, è responsabile.

“Abbiamo trattato sei giovani pazienti con Car-T ottenute tramite un approccio innovativo di preparazione che trae spunto da cellule fresche; nei primi cinque, che hanno allo stato attuale un sufficiente follow-up per poter essere valutati, la remissione è completa”, dice Locatelli.

Il piano Car-T Italia, approvato dal Governo, è un progetto di ricerca preclinico nato con l’obiettivo di mettere a fattore comune la comunità scientifica coinvolta in questo ambito e rappresenta una preziosa opportunità di sviluppare interazioni e collaborazioni virtuose con il mondo industriale.

“A dispetto delle influenze negative provocate dalla pandemia – ha aggiunto ancora Locatelli – la massa critica che abbiamo creato ci ha consentito di condividere risultati, approcci metodologici e di scambiarci materiale molto importante”.

Locatelli ha aggiunto anche che sempre nell’ambito del progetto ACC si è generato un “florido filone di investigazione collaborativo per individuare nuovi target terapeutici per le neoplasie solide, validarli nel modello animale e sviluppare strategie innovative che possano permettere di incrementare e migliorare sia l’efficacia sia il profilo di sicurezza delle CAR-T”.

Sempre nell’ambito del meeting di ACC, il direttore della ricerca e innovazione del Ministero della Salute, Giuseppe Ippolito ha detto che “il Ministero della Salute continuerà a supportare e finanziare le Reti di patologia perché esse rappresentano uno strumento importante per cercare di elevare lo standard di ricerca e, conseguentemente, di assistenza a beneficio di tutti” precisando che “in un mondo interconnesso non si può pensare di fare a meno di lavorare in rete e di far sì che tutte e persone, grazie alle reti, abbiano le stesse opportunità”.

In ordine alle ricadute della pandemia Ippolito ha precisato che “se da un lato il Covid, soprattutto nell’area oncologica, ha determinato un ritardo negli interventi programmati e nei controlli, dall’altro ha stimolato un modello di ricerca che potrà essere applicato e che aprirà nuovi fronti, sicuramente nella genomica”. Secondo il Direttore, infatti, si sono ricreate le condizioni verificatesi anni fa con l’Aids “quando il coinvolgimento dell’intera comunità scientifica fece sì che concentrando le energie di tutti i settori su un unico tema, vennero apportati grandi benefici alle altre discipline”.

 

 

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