La strategia dell’isolamento sta funzionando.

 

 

Fine marzo con due buone notizie per la lotta alla pandemia da Covid-19 in Lombardia. Anzi in Nord Italia. La prima è che il picco lombardo del contagio è vicino. “Abbiamo una discesa dell’accelerazione con la quale il contagio procede. Vanno valutati più giorni, ma ormai i dati ci dicono questo, anche le apparenze ci dicono che l’accelerazione è diminuita”, dice il vicepresidente della Regione Lombardia, Fabrizio Sala. Il che non vuol dire all’inizio calo di ricoverati e di casi da terapia intensiva, ma qui entra in campo la seconda buona notizia: pronto l’ospedale Covid-19 alla Fiera di Milano. Un record, si potrebbe definire alla cinese.

Centosettanta posti letto di terapia intensiva, percorsi per gli operatori sanitari creati per garantire sicurezza e rispettare l’isolamento. Entro il fine settimana entrerà nel nuovo ospedale il primo paziente Covid-19. Praticamente cominciato il 19 marzo, terminato il 30, inaugurato, sanificato da domani, attrezzato posto letto per posto letto, e finalmente pronto a ricevere i pazienti dal 3-4 aprile.

Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana non nasconde orgoglio e soddisfazione: «Il recruiting del personale procede. Già individuati medici, operatori sanitari e infermieri: domani la struttura sarà sottoposta a sanificazione». Sarà il punto di riferimento per tutto il Nord Italia per la cura nel reparto di terapia intensiva dei pazienti affetti da coronavirus. Il progetto peraltro ne prevedeva 400 di posti letto specializzati, ma in seguito si valuterà di quanti posti letto specializzati ha realmente bisogno.

La progettazione modulare consente elasticità operativa. Il nuovo ospedale prevede due piani per un totale di 25mila metri quadrati di superficie divisi in diversi moduli e dotati di mensa e spogliatoi per il personale. Per quanto riguarda i macchinari, da quelli diagnostici ai respiratori automatici e a quant’altro, per ora è tutto pronto per la diagnosi, l’assistenza e la cura di chi occuperà i posti letto che saranno operativi da questo fine settimana.

L’ospedale sarà gestito, in comodato d’uso gratuito, dal Policlinico di Milano (che intanto si sta rinnovando radicalmente in una struttura avveniristica pronta a fine 2022 nel cuore della città). Il Policlinico si sta occupando anche del reclutamento del personale: 500 medici e circa mille infermieri, quelli necessari a gestire la struttura. L’ospedale al Portello, che è stato allestito al padiglione 1 e 2 della Fiera, è, come ha detto Fontana, “una grande opera che solo l’ingegno e la concretezza lombarda potevano realizzare in così poco tempo”. Ieri mattina Fontana ha fatto un sopralluogo insieme all’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, che ha benedetto la struttura. Il governatore non poteva non incontrare e ringraziare – mantenendo le distanze anti-contagio – tutti i lavoratori che hanno contribuito, lavorando giorno e notte, al raggiungimento dell’impresa.  E ha voluto ringraziare “l’amico Guido Bertolaso che, fin dal primo momento, ha creduto in questa missione e, nonostante sia stato colpito dal virus, continua a contribuire a distanza in maniera fattiva per rendere l’ospedale operativo”. Bertolaso era stato infatti chiamato proprio dalla Regione per occuparsi dell’allestimento dell’ospedale ma dopo pochi giorni era risultato positivo al coronavirus: è attualmente ricoverato in ospedale.

Altra notizia positiva, alla quale potrebbe abbinarsi la minore crescita dei nuovi casi, è che la popolazione sembra aver compreso che cosa significa “state a casa”. In Lombardia, il dato sulla mobilità registrato domenica è del 24% rispetto alla mobilità di un giorno normale, ossia tre quarti in meno calcolando anche i 60 minuti in meno per l’ora legale. È un dato molto basso, la domenica precedente era del 26%, a metà marzo fu del 40% (sintomo di disubbidienza), e i dati vedono una riduzione di 1-2 punti sistematicamente, anche nei giorni feriali. “Questo ci fa dire che le misure stanno funzionando e la gente sta rispondendo”, commenta il vicepresidente della Regione, Fabrizio Sala. E si spera che questo nuovo ospedale e l’inizio della discesa possano anche riportare gradualmente in linea la sanità per quanto riguarda tutta l’attività al di fuori dal coronavirus. In tutt’Italia, per esempio, l’emergenza ha portato al rinvio di almeno 500 mila interventi chirurgici programmati in meno di un mese. Il che significa che sarà lunga la normalizzazione una volta messa sotto controllo la pandemia, probabilmente andrà oltre il 2020. Nel frattempo, si muore. E anche medici e infermieri muoiono. Ieri altri 11 medici in 48 ore, in tutt’Italia. Il totale dei camici bianchi deceduti per il contagio sale così a 61.

L’emergenza coronavirus ha conseguenze negative anche per l’attività giudiziaria a Milano. Da ieri stop alle autopsie “fino alla fine dell’emergenza sanitaria” per “ragioni di sicurezza” e perché l’unica sede in cui potrebbero essere svolti gli esami “nelle condizioni socio sanitarie attuali” è l’ospedale Sacco, già “oberato”. Lo ha deciso il procuratore di Milano Francesco Greco con una circolare interna nella quale spiega anche che la “conservazione delle salme” è difficile perché sono a “rischio di saturazione” le strutture. Salvo eccezioni, come casi di omicidi volontari, i pubblici ministeri dovranno disporre le restituzioni delle salme alle famiglie o all’autorità sanitaria.

Nella circolare Greco richiama una nota del 26 marzo del Direttore della sezione di medicina legale dell’Università di Milano con la quale è stata comunicata la “impossibilità, per ragioni di sicurezza ambientale determinata dall’emergenza sanitaria in atto, di procedere all’esecuzione di esami autoptici mediante le strutture dell’Istituto”. E l’unica struttura a Milano, “dotata delle caratteristiche richieste per procedere ad esame autoptico” nelle condizioni attuali, è la divisione di anatomia patologica del Sacco, già “interamente” oberato da “incombenze socio sanitarie proprie”.

Sempre Nord Italia, ma in Veneto dove si sta pianificando una nuova strategia di sanità territoriale e un piano per il “dopo”. Il governatore Luca Zaia spiega: “Oggi abbiamo approvato un nuovo progetto di sanità pubblica secondo il quale, tra l’altro, si prevede che entro 5 giorni facciamo un test a tutti quelli che sono a casa malati e siamo attualizzati a fare dei trattamenti a domicilio per evitare il prima possibile l’ospedalizzazione“. E aggiunge: “Le restrizioni ci hanno aiutato a rallentare il contagio, sto preparando un’ordinanza per riuscire a procrastinare le restrizioni, se sarà necessario, in base ai dati di questa settimana. Il picco è programmato per il 15 aprile ma già da questa settimana vedremo il trend”.

Comunque, in tutt’Italia le restrizioni rigide andranno avanti fino a dopo Pasqua, poi, se le condizioni del dopo picco saranno confermate, si vedranno alleggerimenti o ripristino graduale della libertà di movimento.

Zaia concorda: “Dovremo pensare a un’uscita come a un soft landing, dovrà essere graduale, non tanto come uscita dei cittadini, ma come riprendere normali condizioni di vita. Immagino che una delle soluzioni sulla quale noi stiamo lavorando, è quella del test sierologico, in modo di andare a vedere se si sono formati gli anticorpi, e qui ci vogliono tempistiche, modalità. Stiamo cercando di ragionare anche su questo fronte, in modo da dare una patente che attesti che tu hai avuto la risposta anticorpale. C’è anche da dire che abbiamo casi di re-infezione. Potrebbe anche accadere, e qui ce lo dovranno dire gli scienziati, che chi ha già avuto una risposta anticorpale magari potrà comunque essere esposto a un’ulteriore infezione, magari di una variante del virus”.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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