I viaggi turistici nello spazio, anche se brevissimi, sono ormai realtà. Ma cosa sappiamo degli effetti della microgravità e di altre condizioni esclusive dello spazio sull’organismo?
Il turismo spaziale è ufficialmente partito. L’11 luglio l’imprenditore britannico Richard Branson, con un equipaggio di due piloti e tre dipendenti della Virgin Galactic (la compagnia da lui fondata), ha compiuto il primo volo suborbitale, superando gli 80 chilometri di altitudine a bordo del veicolo spaziale VSS Unity.
Ora la Virgin Galactic intende compiere 400 crociere spaziali l’anno: 600 biglietti sono già stati venduti a un prezzo compreso tra i 200 e i 250 mila dollari. A comprarli turisti spaziali di una sessantina di Paesi diversi. Ovviamente in grado di permettersi la spesa. E c’è anche già la concorrenza.
A distanza di pochi giorni dal viaggio inaugurale di Branson, a prendere il volo è stato Jeff Bezos, l’imprenditore statunitense presidente di Amazon. Il 20 luglio (nel giorno del cinquantaduesimo anniversario dello storico sbarco dell’Apollo 11 sulla Luna) è andato nello spazio a bordo del New Shepard, veicolo prodotto dalla compagnia spaziale Blue Origin da lui stesso fondata.
Con lui il fratello Mark, l’aviatrice ultraottantenne Wally Funk, una delle 13 donne del programma Mercury della Nasa, e il diciottenne Oliver Daemen. Interessate all’iniziativa quasi 7.600 persone da 159 Paesi. Entrambe le navi spaziali arrivano a 80-100 chilometri dalla Terra, il punto in cui si entra nello spazio. E c’è anche un terzo incomodo: la compagnia di Elon Musk, SpaceX, che sta lavorando per inaugurare entro l’anno i suoi primi “viaggi turistici” tra le stelle.
Ma i rischi di queste costose gite spaziali sono note a chi non vede l’ora di imitare gli astronauti? È bene sapere che anni di studi sugli effetti di microgravità, radiazioni, ambienti asettici e ristretti sull’organismo degli astronauti indicano che di certo viaggiare nello spazio espone a danni non indifferenti. In sintesi, si parte giovani e si torna invecchiati. Non esteticamente, ma nel metabolismo e nell’organismo.
Quanti anni si perdono? Dipende dal tempo passato nello spazio. È quanto ci racconta un rapporto mondiale sulla salute nello spazio pubblicato dalla rivista scientifica The Lancet. Pubblicazione stranamente quasi contemporanea all’avvio del turismo spaziale. Insomma, siete veramente pronti a spendere 250 mila dollari per poi ritoarnare con qualche acciacco?
Titolo del Lancet: “L’ultima frontiera: la salute nello spazio”. Sommario: “L’ascesa del turismo spaziale e i piani per inviare persone su Marte stanno stimolando nuovi studi sugli effetti sulla salute dei voli spaziali. Gli studi raccolti vengono dei centri medici e di ricerca della Nasa e delle principali università che studiano che cosa accade a un organismo quando va nello spazio e quando vi resta a lungo, il massimo finora sono stati 300 giorni nella stazione spaziale internazionale (ISS).
Per esempio, al ritorno sulla Terra il 25% degli astronauti maschi e l’80% delle astronaute hanno difficoltà a mantenere la pressione sanguigna stando in piedi. La sindrome neuro-oculare che compare è invece ancora oggetto di studio perché non se ne comprende la causa. Anche il sistema sensomotorio è disturbato in microgravità. E quando gli astronauti tornano sulla Terra per qualche giorno non riescono a camminare in linea retta ad occhi chiusi, sbattono sulle porte, il meccanismo spazio-temporale è alterato.
Se questi sono alcuni degli effetti delle condizioni di microgravità sul corpo umano quando i periodi di permanenza sono prolungati, sembra invece si possa stare più tranquilli quando i voli sono di minor durata, come quelli attualmente offerti dalle compagnie di Richard Branson e Jeff Bezos. Poche ore o uno-due giorni di viaggio spaziale non ha effetti clamorosi.
Quando il periodo di permanenza nello spazio in condizioni di microgravità è prolungato, invece, gli effetti ci sono. Eccome. Ci sono conseguenze sui muscoli che possono andare incontro ad atrofia o indebolimento, con perdita di massa muscolare, ma anche a problemi più complessi, si è visto negli ultimi anni.
Si può avere, infatti, una vera e propria modificazione della tipologia dei muscoli, specie di quelli anti-gravitazionali, come i muscoli del polpaccio. In maniera analoga anche l’osso, che è organo vivo e ha un suo metabolismo, risente della gravità: nelle condizioni di volo aerospaziale si assiste a una perdita di minerali.
Gli effetti sono molteplici e alcuni di questi si sviluppano anche in tempi più rapidi rispetto a quanto avviene per il muscolo e per l’osso. Si pensi per esempio alla ridistribuzione dei fluidi corporei, e in particolare del sangue, che in condizioni di microgravità tende a risalire verso i distretti più alti del corpo. Ciò spiega perché i tessuti del viso degli astronauti nella Stazione spaziale internazionale appaiano spesso un po’ edematosi. Gonfi. La risalita dei liquidi corporei influenza poi anche il loro volume complessivo.
A livello della biforcazione dell’arteria carotide vi sono dei recettori, i cosiddetti barocettori, che avvertono l’aumento di pressione sanguigna dovuta alla risalita del sangue: il corpo reagisce a questa condizione con una risposta contro-regolatoria, tentando di ridurre il sangue e i fluidi corporei, attraverso la minzione per esempio. Si possono avere conseguenze anche sul sistema nervoso centrale che pure è immerso in un liquido, cefalorachidiano, sensibile alle variazioni idro-elettrolitiche e ioniche che interessano i liquidi stessi. Ancora, la microgravità può gravare sulla funzionalità dell’orecchio interno, sull’organo dell’equilibrio in particolare, e sull’occhio, oltre che su alcuni organi produttori di ormoni.
Quindi, alterazioni endocrinologiche, le più evidenti sono quelle sul metabolismo. Poi c’è, giusto per fare un altro esempio, l’esposizione alle radiazioni cosmiche ionizzanti. In questo caso più è prolungata l’esposizione, più si alterano i tessuti umani. Ricordando che le radiazioni cosmiche ionizzanti sono potenzialmente cancerogene. Senza contare, infine, i possibili effetti neurologici e psicologici, come per esempio problemi di depressione.
