Tumore alla prostata

 

Una ricerca condotta al San Raffaele mostra che nel tumore alla prostata metastatico resistente al trattamento le persone obese vivono di più rispetto ai sovrappeso e normopeso.

 

L’obesità è un fattore di rischio per tutte le patologie ed è considerata un’epidemia sociale, da combattere come una malattia mortale.

Eppure c’è un caso in cui fa più bene che male, vale a dire nel tumore alla prostata metastatico resistente alle cure, perché si è visto che in questo caso le persone obese vivono più a lungo: è noto come il paradosso dell’obesità.

All’ospedale San Raffaele di Milano sono stati esaminati 1500 uomini di età media 69 anni per tre anni e quelli con un indice di massa corporeo superiore a 30 (cioè obesi) hanno mostrato una sopravvivenza maggiore.

Dopo 36 mesi, con alto dosaggio di chemioterapia, il 30% dei pazienti obesi era ancora vivo, contro il 20% dei normo e sovrappeso. Le ragioni, secondo i ricercatori, devono essere ancora ben capite: potrebbe essere che ci sia una relazione tra tessuti grassi e genoma del cancro, oppure che vi sia interazione tra la chemioterapia e altri farmaci. Infatti, data, l’avanzata età dei pazienti, molti obesi prendono anche altre medicine per vari acciacchi e patologie, che potrebbero aumentare l’efficacia della chemio.

Un’altra possibilità è che gli ormoni nei tessuti grassi possano proteggere meglio dagli effetti tossici della chemioterapia, secondo esperti internazionali. Che raccomandano comunque di mantenere un indice di massa corporea compreso tra 18 e 24, perché questo paradosso dell’obesità non funziona con altri tipi di tumore, anzi dà l’effetto opposto.