Gli esperti inglesi ora ne sanno di più della variante Delta (o indiana): è più contagiosa e porta maggiormente al ricovero ospedaliero.

 

L’analisi periodica di Public Health England (PHE), pubblicata il 3 giugno, ha rilevato che tale mutazione del COVID, divenuta prevalente in Gran Bretagna, è di circa il 50% più trasmissibile rispetto alla variante Alfa (o inglese) e ha aumentato di 2 volte e mezzo il rischio di ricovero.

E ora comincia ad affacciarsi in Italia. Gli esperti non nascondono la preoccupazione. Pessimista Fabrizio Pregliasco, virologo all’Università statale di Milano, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano: “L’Italia vivrà una nuova impennata di casi proprio a causa della mutazione Delta, in quanto rispetto a quello che sta accadendo in Inghilterra siamo indietro e bisogna aspettarsi un colpo di coda dell’epidemia. Le varianti individuate sono ormai 700, alcune hanno minime differenze, ma quelle preoccupanti sono 4.

Altre sono sotto osservazione. E la variante indiana, la Delta, che mescolata a quella sudafricana è diventata anche Delta plus, è più contagiosa e un po’ più cattivella. In Inghilterra, che è stata la prima ad aprire tutto e lasciare il virus correre, la variante sta causando oltre 20 mila casi al giorno. Ma i morti sono tra i 10 e i 20. Non la media di 300 al giorno come in passato”.

Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS, spiega: “Dalla nostra sorveglianza epidemiologica, emerge un quadro in rapida evoluzione che conferma come anche nel nostro Paese, come nel resto d’Europa, la variante Delta del virus stia diventando prevalente. Un report evidenzia infatti che la percentuale dei casi sequenziati sia in crescente aumento passando in maniera costante dallo 0,5% dei casi diagnosticati a gennaio, al 2,5% dei casi diagnosticati nella prima metà di giugno”.

E Franco Locatelli, coordinatore del CTS e Presidente del Consiglio Superiore di Sanità: “È importante lavorare nella maniera più intensiva sul tracciamento e sugli approcci di geno-tipizzazione e sequenziamento perché solo in questo modo riusciremo a intercettare in maniera precisa eventuali segnali di diffusione importante della variante indiana. Siamo in linea con la media europea sul sequenziamento. Ci sono Paesi come il Regno Unito che hanno un’attività più spinta ma è importante che a questa attività in Italia conseguano eventuali decisioni. In funzione delle evidenze che avremo eventualmente si possono prendere decisioni per cercare di contenere il tutto. In questo momento il Paese è bianco ma guai ad abbassare la guardia, siamo in una situazione più favorevole e possiamo oggi valutare numeri diversi rispetto al passato. Ma il problema non è superato”.