Il metodo sviluppato presso l’università della Virginia con impianto di sensori di pressione che monitorano continuamente la pressione nell’arteria polmonare.

 

Una nuova misurazione della funzione cardiaca sviluppata presso l’università della Virginia (UVA) potrebbe migliorare la sopravvivenza per i pazienti con insufficienza cardiaca identificando i pazienti ad alto rischio che richiedono trattamenti personalizzati, su misura.

Uno studio clinico ha mostrato un vantaggio in termini di sopravvivenza grazie ai sensori wireless per il monitoraggio della pressione impiantati nelle arterie polmonari. La pressione del polso proporzionale dell’arteria polmonare, o PAPP, è una nuova misura della funzione cardiaca, sviluppata presso l’UVA, che può identificare i pazienti ad altissimo rischio di ospedalizzazione o morte per insufficienza cardiaca sistolica o ipertensione polmonare (alta pressione sanguigna nel cuore e nei polmoni).

Precedenti ricerche avevano mostrato che i pazienti con PAPP bassa erano a rischio molto maggiore rispetto a quelli con PAPP più alta, quindi lo studio UVA ha testato se questi benefici permangono nel tempo nei pazienti sottoposti a impianto di sensori di pressione che monitorano continuamente la pressione nell’arteria polmonare.

“Abbiamo scoperto che la PAPP è un’ottima misura di quanto siano rigide o cedevoli le arterie polmonari. La rigidità delle arterie polmonari determina quanta resistenza ha superato il lato destro del cuore per pompare efficacemente il sangue ai polmoni”, spiega Sula Mazimba, cardiologa esperta di insufficienza cardiaca presso il centro medico UVA (University of Virginia School of Medicine) di Charlottesville. E continua: “L’importanza di questa semplice misura è che può identificare i pazienti che sono a maggior rischio di morire o di essere ricoverati in ospedale. Questo ci consente di personalizzare i trattamenti più aggressivi”.

L’insufficienza cardiaca è una condizione in cui il cuore non riesce a pompare adeguatamente il sangue attraverso il corpo. Colpisce più di 26 milioni di persone in tutto il mondo. Causa più di 1 milione di ricoveri ospedalieri ogni anno e circa la metà dei pazienti muore entro cinque anni dalla diagnosi. Alcuni pazienti hanno insufficienza cardiaca sistolica, causata da un ventricolo sinistro del cuore debole, altri hanno ipertensione polmonare, alta pressione sanguigna nelle arterie nei polmoni e nella parte destra del cuore.

Per verificare se il monitoraggio PAPP era in grado nel prevedere i risultati in questi pazienti, Mazimba e colleghi hanno esaminato i dati di 550 partecipanti allo studio clinico CHAMPION. Nello studio, i partecipanti sono stati randomizzati per ricevere un cardiofrequenzimetro wireless impiantabile chiamato CardioMEMS HF System. I ricercatori hanno scoperto che i partecipanti con un PAPP inferiore alla media avevano un rischio significativamente più elevato di ospedalizzazione o morte rispetto a quelli con PAPP più alti.

Inoltre, il monitoraggio ha offerto un beneficio significativo a quelli con PAPP bassi, riducendo il rischio di morte del 46% all’anno durante i due o tre anni di follow-up. Il cardiologo Kenneth Bilchick, co-investigatore dello studio, commenta: “Ora abbiamo identificato un gruppo specifico di pazienti che sembrano avere un netto miglioramento della sopravvivenza con l’impianto di questi monitor wireless dell’arteria polmonare.

Di conseguenza, i risultati dello studio potrebbero massimizzare l’impatto di questa tecnologia per un gran numero di potenziali pazienti candidati. Questo è un eccellente esempio di come le analisi secondarie dei database clinici mantenuti dai National Institutes of Health possono portare ad approcci nuovi e personalizzati nella cura del paziente”.

“In passato, la funzione della parte destra del cuore era spesso ignorata e considerata irrilevante per le prestazioni complessive, ma ora stiamo imparando che non è così – conclude Mazimba -. Avere strumenti che segnalano quando il lato destro del cuore è sotto sforzo può aiutare i medici ad adottare trattamenti tempestivi su misura per i pazienti con insufficienza cardiaca”.

 

 

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