Possono ritardare la diagnosi di melanoma, perché i colori, soprattutto il nero ma non soltanto, nascondono i nei, li occultano agli occhi sia dei pazienti sia dei dermatologi.

 

“Mai tatuare i nei, bisogna mantenersi ad almeno un centimetro di distanza. Soltanto in questo modo è possibile individuare qualsiasi trasformazione del neo per tempo. E salvarsi la vita, perché una diagnosi tardiva di melanoma può essere fatale”, dice Ignazio Stanganelli, direttore della Skin Cancer Unit IRCCS Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori, docente dell’Università di Parma e presidente di IMI, l’Intergruppo Melanoma Italiano.

Sessanta milioni di europei e 7 milioni di italiani si sono sottoposti ad almeno un tatuaggio: un mare di uomini e donne (più donne che uomini) ha ceduto al richiamo di un’arte antichissima. Ma che deve essere eseguita con consapevolezza, sapendo che il melanoma è un tumore aggressivo, che in Italia colpisce oltre 14milla persone ogni anno ed è attualmente il terzo tumore più frequente al di sotto dei 50 anni.

Secondo un’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità, l’età media del primo tatuaggio è circa 25 anni, anche se la percentuale più alta di tatuati (23,9%) rientra nella fascia d’età 35-44 anni. La quasi totalità di chi si tatua, il 96,5%, lo fa per ragioni estetiche, lo 0,5% con finalità mediche e il 3% come trucco permanente. Il 12,8% è la percentuale degli italiani tatuati, che sale al 13,2% se si considerano anche gli ex-tatuati: una persona su quattro, infatti, si pente e si rivolge ai dermatologi per farsi togliere il tattoo.

Anche se i tatuaggi si possono rimuovere con il laser, il problema dei nei “nascosti” rimane. Il trattamento laser, infatti, non può essere eseguito sopra i nei, che quindi o vengono rimossi chirurgicamente, prima del tatuaggio, o si lascia un contorno tatuato di circa 3 millimetri attorno al neo.

Un dato che colpisce è quello sui minorenni: oggi il 7,7% di chi si è fatto tatuare ha tra i 12 e i 18 anni. “Un dato che preoccupa perché che i tatuaggi su un minorenne si possono eseguire solo dai 16 anni in poi – è il commento di Stanganelli – e occorre comunque una liberatoria scritta dei genitori. Purtroppo, la normativa è regionale per quanto riguarda le sanzioni, ma in ogni caso sotto i 16 anni il tatuaggio è vietato per legge”.

Ovviamente la questione non è che i tatuaggi provochino il cancro, il problema è che possono ritardarne la diagnosi, perché i colori, soprattutto il nero ma non soltanto, nascondono i nei, li occultano agli occhi sia dei pazienti sia dei dermatologi. “È esattamente così – conferma Stanganelli – oggi non abbiamo dati sull’esposizione a lungo termine agli inchiostri né prove sufficienti per poter affermare che i pigmenti utilizzati per questa forma di body art siano cancerogeni. Sappiamo però per certo e che i tatuaggi possono impedire che un melanoma venga riconosciuto”. Ma non solo questo: visto che i colori non permettono un’analisi corretta dei nei, i tatuaggi possono favorire anche il fenomeno dei falsi positivi.

“Sono i cosiddetti melanomi sospetti – spiega il presidente IMI – In questi casi il medico è costretto sempre ad asportare la lesione perché di fatto non può discernere se si tratti di una lesione benigna o maligna. Infine, c’è la questione delle dimensioni del tatuaggio: quando il disegno è molto esteso è più difficile per lo specialista l’individuazione di un neo a rischio”.

E, allora, quando è meglio non tatuarsi? Chi tende ad avere tanti nei da giovane, è più facile che ne sviluppi altrettanti da adulto e che dovrebbe sottoporsi a visite periodiche di controllo che i tatuaggi ostacolano. Meglio, quindi, in questi casi evitare di farsi tatuare. Stessa cosa per chi ha una familiarità per il melanoma o storie di tumori cutanei.

Il consenso informato, infine, viene firmato da appena il 26,8% di chi si sottopone a un tatuaggio, che pure comporta dei rischi per la salute, anche oltre ai melanomi. Il 3,3% dei tatuati riporta complicanze, più o meno importanti, percentuale che sale al 6,6% in caso predominino gli inchiostri rossi o gialli.

Tra le complicanze più comuni c’è il dolore (39,3% dei casi), eczema e prurito (26,7%), allergie (17,5%). Inoltre, si possono scatenare anche reazioni granulomatose (27,7%) da corpo estraneo, reazioni simil-sarcoidee, reazioni pseudo-linfomatose e reazioni pseudo-epiteliomatose. In ogni caso, più della metà delle persone che ha avuto una reazione non ha consultato nessuno. Il 20% si è rivolto al tatuatore, il 10% a un dermatologo e un altro 10% al medico di base.

 

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