Nel soggetto senza cardiopatia nota, l’influenza può aumentare il rischio di infarto fino a sei volte rispetto alla norma.

 

 

Sono giorni in cui si parla molto del rapporto fra influenza e cuore, che è duplice. Sappiamo che il soggetto cardiopatico è più vulnerabile nei confronti delle possibili complicanze (soprattutto respiratorie) della sindrome influenzale, in particolare in presenza di insufficienza cardiaca e/o co-morbità come il diabete o le malattie polmonari croniche. La fondazione Angelo De Gasperis organizza ogni anno il Convegno nazionale di Cardiologia da cui questi dati sono puntualmente confermati: l’influenza, come altre malattie febbrili, può determinare incrementi anche molto rilevanti della frequenza cardiaca (uno dei principali determinanti del fabbisogno di ossigeno da parte del cuore) e determina un cosiddetto “stato ipercinetico” del nostro sistema circolatorio per cui il sangue deve essere pompato con maggior celerità. Il cuore quindi è chiamato a svolgere un superlavoro che può metterlo a dura prova. «Dobbiamo diffondere queste conoscenze» ricorda il presidente della fondazione Angelo De Gasperis Benito Benedini. «In questo momento drammatico per l’Italia – spiega – la corretta informazione allunga la vita».

Come si può desumere anche dagli studi e dall’attività clinica finanziati dalla fondazione in questi anni, anche nel soggetto senza cardiopatia nota, l’influenza può aumentare il rischio di infarto fino a sei volte rispetto alla norma, soprattutto nei soggetti anziani o con evidenti fattori di rischio cardiovascolare. Inoltre in alcuni casi (di solito rari, fortunatamente) il virus influenzale può attaccare direttamente anche il muscolo cardiaco danneggiandolo in modo più o meno grave. È quindi evidente l’importanza di attuare tutte quelle misure igieniche e di stile di vita che possono ridurre la probabilità di contrarre la sindrome influenzale (ancora più tassativa l’abolizione del fumo, evitare i forti sbalzi di temperatura ed i luoghi particolarmente affollati) ma soprattutto emerge il ruolo fondamentale della vaccinazione che, in assenza di specifiche controindicazioni, dovrebbe essere consigliata ad ogni soggetto cardiopatico o ad aumentato rischio cardiovascolare. Un’ulteriore attenzione va poi riservata all’eventuale terapia “fai da te” : deve essere il Medico ad indicare la terapia più adatta (sintomatica, antipiretica, ecc) e l’eventuale ricorso agli antibiotici che vanno assunti correttamente e solo quando realmente necessari.

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