Può peggiorare la funzionalità renale fino alla dialisi. Studio italiano su nuovo biomarcatore urinario per identificare le persone a rischio.

 

Le malattie cardiovascolari, causa di morte nei Paesi occidentali, sono determinate dalla malattia aterosclerotica che causa la formazione di una placca all’interno delle coronarie (le arterie che irrorano il cuore), ostacolando quindi il flusso del sangue. La placca può andare incontro a rottura improvvisa, a cui consegue una completa occlusione della arteria (trombosi acuta) che porta al blocco della circolazione coronarica e quindi all’infarto miocardico acuto. Per diagnosticare la presenza delle placche coronariche l’indagine principale è la coronarografia. Con l’angioplastica coronarica si può disostruire la coronaria malata posizionando al suo interno un cilindro metallico chiamato “stent” che consente il ripristino della circolazione coronarica.

La coronarografia e l’angioplastica coronaria prevedono l’utilizzo del mezzo di contrasto iodato, un liquido che iniettato nelle coronarie ne permette la visualizzazione. Il mezzo di contrasto iodato, anche se utilizzato in piccole dosi (50-100 millilitri) può essere rischioso in alcuni pazienti, in particolare in quelli affetti anche da insufficienza renale cronica e diabete mellito.

In questi pazienti a volte la somministrazione di mezzo di contrasto iodato può determinare un peggioramento della funzionalità renale fino al richiedere la dialisi. Questa complicazione è molto spesso acuta, cioè si può risolvere nel giro di pochi giorni. Tuttavia, la funzione renale potrebbe essere anche compromessa in maniera persistente.

Si rende necessario quindi identificare questi pazienti a rischio per mettere in atto tutte le misure correttive al fine di prevenire il danno del rene.

Il gruppo della Cardiologia Interventistica della Clinica Mediterranea di Napoli guidato da Carlo Briguori, insieme al gruppo di ricerca di Gerolama Condorelli del Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche (DMMBM) dell’Università degli studi di Napoli Federico II, ha condotto uno studio su un nuovo biomarcatore urinario, la proteina dickkopf-3 (DKK3), in grado di predire il danno renale acuto e la disfunzione renale persistente in questa categoria di pazienti a rischio. Importanti i risultati che hanno trovato spazio, per la rilevanza, sulla prestigiosa rivista americana Journal of the American College of Cardiology (JACC). Alla ricerca hanno preso parte Giuseppina Roscigno e Cristina Quintavalle (IEOS-CNR). La proteina DKK3 è una glicoproteina prodotta dal rene.

Lo studio ha avuto come obiettivo la valutazione dei livelli urinari del marcatore DKK3 nei pazienti prima di sottoporsi a coronarografia e (o) angioplastica coronarica. Ed è stato condotto su 458 pazienti con insufficienza renale cronica del reparto di Briguori.

Conclusioni? I valori urinari della proteina DKK3, prima di somministrare il mezzo di contrasto iodato, rappresentano un marker affidabile per l’identificazione dei pazienti che se sottoposti a procedure coronariche invasive hanno un maggiore rischio di sviluppare danno renale acuto e la disfunzione renale persistente. Altri biomarcatori come la cistatina C sierica, la lipocalina-2 (NGAL) sierica e urinaria aumentano solo dopo l’esposizione al mezzo di contrasto iodato, e quindi non sono predittivi.

Il dosaggio della proteina DKK3 nelle urine potrà quindi permettere ai pazienti più fragili di sottoporsi ad intervento di coronarografia e (o) angioplastica coronarica con maggiore sicurezza.

L’editor di JACC, Valentin Fuster, ha commentato l’articolo come uno studio di grande impatto, annunciando “una rivoluzione” nel mondo dei biomarcatori del danno renale, paragonandolo a quello che si usa per fare diagnosi di infarto del miocardio nella pratica clinica quotidiana.

L’unità operativa di Cardiologia Interventistica della Clinica Mediterranea di Napoli, diretta da Carlo Briguori, fa parte della rete dell’infarto miocardico acuto della Regione Campania e garantisce un’assistenza 365 giorni all’anno, 24 ore su 24 per il trattamento dell’infarto cardiaco.  La Clinica Mediterranea si posiziona tra i primi posti in Italia per numero di procedure: infatti presso la Clinica Mediterranea si eseguono ogni anno circa 1.200 angioplastiche coronariche.