Cali simili sono stati osservati nei cani e in altri animali. Se il trend continuerà, rischiamo l’infertilità dal 2060.

 

A causa di composti chimici tossici presenti negli oggetti di uso quotidiano, nei cibi, nelle bevande e nell’aria che respiriamo, dagli anni ’70 ad oggi la concentrazione degli spermatozoi nell’uomo si è ridotta quasi del 60 percento.

Lo studio “Temporal trends in sperm count: a systematic review and meta-regression analysis” pubblicato a luglio del 2017 sulla rivista Human Reproduction Update ha dimostrato che solo in mezzo secolo, tra il 1973 e il 2011, la conta degli spermatozoi negli uomini è drammaticamente calata di circa il 60 percento.

Nella meta-analisi sono state coinvolte 200 indagini per un totale di oltre 40mila uomini “campionati”. Come sottolineato dalla professoressa Shanna H. Swan, specialista di Epidemiologia della Riproduzione presso la prestigiosa Scuola di Medicina “Icahn” di Mount Sinai a New York e coautrice dello studio, questo crollo è attribuibile alle sostanze chimiche che ci circondano – in particolar modo gli ftalati – e influenzano il nostro sistema endocrino, con un impatto significativo sulla capacità riproduttiva.

Se questa riduzione continuerà anche nei prossimi decenni, rischiamo di andare incontro a una concentrazione di spermatozoi talmente bassa da inficiare persino la nostra fertilità. In altri termini, questa situazione sta persino minacciando la sopravvivenza della nostra specie.

 

 

 

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