Vaccini covid

 

 

Secondo il virologo dell’università di Milano Fabrizio Pregliasco l’immunità di gregge “non la raggiungeremo mai.

 

Si tratta, infatti, della condizione in cui, secondo modelli matematici, risulta azzerata la diffusione della malattia, e noi non ce la facciamo, nel senso che la malattia diventerà endemica, riusciremo ad abbassare molto l’incidenza e quindi a convivere con il virus. E questo riusciremo a farlo nell’arco di 2-3 mesi”. Per Pregliasco “anche raggiungendo l’80% di popolazione vaccinata”, obiettivo raccomandato come target di copertura vaccinale dell’Oms Europa, “la malattia risulta quasi spenta ma non si arriva mai all’azzeramento della circolazione del virus”. “Quando arriveremo al 50% di vaccinati, ai quali aggiungiamo circa 4 milioni di quelli guariti che – sottolinea Pregliasco – sono in realtà almeno il doppio, perché sono tanti quelli non censiti come malati nella prima ondata, arriveremo ad avere gli anziani fragili protetti, ma rimarrà una quota di giovani che manterranno attiva la catena di contagio. Quindi, grazie ai vaccini, possiamo parlare di una convivenza con il virus per alcuni anni, che si spera sia una convivenza molto civile”.

“Secondo l’attuale piano di vaccinazione anti-Covid non possiamo raggiungere l’immunità di gregge – afferma all’Adnkronos Salute Stefania Salmaso, epidemiologa indipendente delle malattie infettive -. E non è un obiettivo perseguibile nel breve periodo. Stiamo vaccinando per fasce di età e la protezione che potrebbe essere fornita dal ‘gregge’ si ha quando nella popolazione ci sono talmente tanti vaccinati che proteggono dal contagio indirettamente anche quei pochi suscettibili. In Italia invece di suscettibili al contagio ce ne sono ancora tanti”. “È evidente – aggiunge – che la vaccinazione contribuisce grandemente a ridurre gli effetti negativi delle infezioni, quindi il numero dei decessi e dei ricoveri in terapia intensiva ma le infezioni continueranno a circolare tra i giovani. Ecco che non possiamo raggiungere l’immunità di gregge. Ci contenteremo però di ridurre i ricoveri e i decessi e di abbassare l’incidenza con altre contromisure”.

E in futuro? “Dipende dalla strategia vaccinale – risponde Salmaso – perché nel momento in cui si decidesse di vaccinare tutti i bambini e tutti i ragazzi, fatte le dovute valutazioni rischi-benefici, potrebbe essere pensabile l’obiettivo dell’immunità di gregge. Ma siccome tutti sappiamo che esiste la minaccia delle varianti che per ora vengono ‘riconosciute’ dai vaccini, ma in futuro potrebbe non essere più così, allora, anche in futuro, l’immunità di gregge non potrà essere un baluardo. Dunque, in questo momento non mi sembra sia opportuno parlarne”.

Per Andrea Crisanti, direttore dell’Istituto di microbiologia dell’Università di Padova, “non è assolutamente certo che si raggiunga un’immunità di gregge contro il Covid. Se non si vaccinano i minori di 18 anni sarà difficile ottenerla. Inoltre, non sappiamo quando dura questa immunità, non abbiamo dati precisi. E se dura solo 8 o 9 mesi ricomincia la giostra, bisognerà immunizzare diversi milioni di persone al mese. In ogni caso non è un obiettivo fondamentale, nel senso che anche se non si raggiunge, ma si sfiorano livelli vicini, l’effetto positivo della vaccinazione ci sarà lo stesso”.

La cosa davvero importante, aggiunge Crisanti all’Adnkronos Salute, è invece che “si vaccinino gli anziani. Così diminuisce la pericolosità sociale della malattia, riducendo casi gravi, morti e pressione sulle strutture sanitarie”. Serve avere prospettive realistiche ma in grado di tutelare i fragili.

“Qui in Inghilterra – dice il virologo che lavora tra Padova e Londra – hanno vaccinato oltre il 70% della popolazione con una sola dose. E comunque sono 5 mesi e mezzo che i casi sono tanti e l’immunità di gregge ancora non è raggiunta”. In prospettiva, secondo il virologo, “andremo necessariamente verso una presenza endemica del virus. Eliminarlo del tutto, a questo punto, è impossibile. È molto difficile eradicare un patogeno, ci siamo riusciti solo per il vaiolo e siamo vicini per la polio. E ci sono voluti decine di anni”.

L’immunologo del Policlinico Umberto I di Roma, Francesco Le Foche, che ne pensa? “Immunità di gregge? In Italia a fine agosto, prima metà di settembre, vaccinando almeno il 65% della popolazione, riusciremo a raggiungere una ‘immunità di solidarietà o sociale’, cioè avremo messo in sicurezza anche le persone che non possono essere vaccinate, e potremo permetterci riaperture e socializzazione”.

Per Le Foche il concetto di immunità di gregge vada “rivisto” in termini nuovi. Va ampliato il concetto in termini diversi dal passato, “in quanto nel mondo globalizzato, dove ci spostiamo molto rapidamente come ha dimostrato anche il virus, che ha trasformato in breve tempo un’epidemia cinese in una pandemia, l’immunità di gregge deve prevedere un’immunità planetaria. Ovvero: bisogna vaccinare gli altri per proteggere tutti”.

Un po’ come fa il sistema immunitario che protegge la specie e non l’individuo, ma proteggendo la specie protegge l’individuo. Lo stesso deve avvenire a livello globale: proteggiamo gli altri, proteggiamo tutti per proteggere anche noi stessi.

“L’immunità di gregge dipende dalla combinazione di immunità naturale con immunità vaccinale – spiega Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e assessore alla Salute della Regione Puglia -. Difficile dunque dare un livello di copertura che indichi l’immunità di gregge perché: non conosciamo l’esatta quota di soggetti che hanno avuto l’infezione e molti soggetti che hanno avuto l’infezione sono anche stati vaccinati, quindi c’è una certa sovrapposizione delle due popolazioni. Sappiamo che con l’80% della popolazione immune la circolazione del virus si spegne”.

E conclude: “Ma per arrivare a questo traguardo dobbiamo vaccinare anche i minorenni. In questo momento lo scopo della vaccinazione resta quello di proteggere la popolazione più fragile dalle forme gravi di malattia”.

 

 

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