Si tratta dell’anticorpo monoclonale infliximab, dell’antimalarico artesunate e dell’antitumorale imatinib, ciascuno con le proprie specificità ma tutti caratterizzati da proprietà antinfiammatorie.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) inizierà a sperimentare tre farmaci già approvati per altre malattie per combattere la Covid-19, l’infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2.

Questi medicinali dovrebbero essere in grado di aiutare i pazienti Covid ricoverati in ospedale contrastando o prevenendo le catastrofiche risposte immunitarie che possono seguire all’invasione virale, spesso fatali. Gli scienziati si augurano che si possa fare un passo avanti significativo anche nella cura della Covid-19, così come è stato fatto nella prevenzione grazie ai vaccini.

La campagna vaccinale contro il coronavirus SARS-CoV-2 sta infatti procedendo speditamente in molti Paesi e l’obiettivo è raggiungere l’immunità di gregge entro i prossimi mesi, prima che si riaffacci la stagione fredda, notoriamente in grado di favorire i patogeni respiratori. I vaccini approvati per l’uso di emergenza si sono dimostrati altamente efficaci e sicuri, permettendo di abbattere i contagi ma soprattutto i ricoveri in ospedale e i decessi, come mostrano i dati di Israele e del Regno Unito, dove le vaccinazioni sono molto avanti.

Ma resta, comunque, il problema per i positivi che hanno bisogno di assistenza medica. Di Covid-19 si muore troppo, anche in Italia si contano ancora centinaia di morti al giorno, e l’unico modo per fermare questa strage (costata finora la vita a 3,3 milioni di persone) è attraverso farmaci efficaci nella cura quanto i vaccini nella prevenzione.

I medicinali su cui si era puntato molto nella prima fase della pandemia, come il remdesivir, la combinazione degli antiretrovirali lopinavir e ritonavir, l’idrossiclorochina, l’interferone e altri ancora non hanno infatti dimostrato di abbattere i tassi di mortalità, come invece avvenuto per il corticosteroide immunosoppressore desametasone. La sua efficacia nei pazienti ricoverati è legata al fatto che riesce a contrastare la cosiddetta “tempesta di citochine”, una reazione immunitaria esagerata all’invasione del coronavirus SARS-CoV-2 che può essere più pericolosa dell’infezione stessa. Non a caso si tratta di una delle complicazioni potenzialmente fatali della Covid-19, essendo in grado di innescare a sua volta la sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS).

Il desametasone ha dimostrato di abbattere la mortalità del 30%, ma non tutti rispondono al trattamento. I tre nuovi farmaci che saranno sperimentati dall’OMS in seno al progetto Solidarity hanno proprio l’obiettivo di ampliare e completare l’arsenale a disposizione dei medici, per provare a salvare la vita ai pazienti Covid che non rispondono ad altri trattamenti.

L’anticorpo monoclonale infliximab, somministrato per combattere patologie autoimmuni come il morbo di Crohn e l’artrite reumatoide, come specificato in un articolo su Nature è in grado di bloccare una proteina chiamata “fattore di necrosi tumorale alfa” (TNF-α); viene rilasciata dai macrofagi e catalizza l’infiammazione. L’antitumorale imatinib, oltre a ridurre l’attività delle proteine responsabili dell’infiammazione (citochine), potrebbe prevenire l’ingresso del virus nelle cellule, un processo fondamentale per la replicazione virale e l’infezione.

A differenza dei batteri, infatti, i virus hanno bisogno della cellula ospite per replicarsi, per questa ragione sono molto più difficili da combattere con i farmaci rispetto ai primi (che vengono combattuti con gli antibiotici). Il terzo medicinale che sarà coinvolto nella sperimentazione è l’artesunate, un antimalarico “con potenziali effetti antinfiammatori”.

“Ciascuno di questi farmaci verrà somministrato insieme alle cure standard, che in molte regioni includono il desametasone”, dichiara John-Arne Røttingen, direttore scientifico presso l’Istituto norvegese di sanità pubblica e a capo del comitato direttivo internazionale del progetto Solidarity, così chiamato perché punta a individuare farmaci sicuri, efficaci e a basso costo che possano essere distribuiti facilmente in tutto il mondo. I dettagli sulla nuova sperimentazione sono stati pubblicati nell’articolo “International COVID-19 trial to restart with focus on immune responses” su Nature.

 

 

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