A descrivere ‘l’eredità del Covid’ è Francesco Landi, responsabile del Centro Post Covid della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma.

 

Per l’Oms è convenzionalmente il doppio tampone negativo quello che serve per dichiarare una persona guarita da Covid-19, ma non è così nella realtà. “Quello che stiamo vedendo e che avevamo già visto l’anno scorso, in uno studio fra i primi pubblicati sul post Covid, è la persistenza dei sintomi.

La sperimenta per mesi praticamente l’80% dei ‘sopravvissuti’ alla malattia e dei guariti anche da forme meno gravi. Dopo 2 mesi solo il 20% si era davvero lasciato alle spalle tutto e non aveva più sintomi. Ora però dobbiamo indagare quali sono i danni della malattia a distanza di un anno”.

A descrivere ‘l’eredità del Covid’ è Francesco Landi, responsabile del Centro Post Covid della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma.

Oggi il suo team  segue 1.500 pazienti, 10 volte tanto rispetto all’inizio. “Abbiamo aperto un Day hospital dedicato già ad aprile dell’anno scorso”, spiega all’Adnkronos Salute, “quando eravamo nella fase acuta della pandemia. Perché abbiamo intuito da subito che dimettendo pazienti non era finita.

Molti ci chiedevano: e ora cosa faccio, che controlli servono? I controlli necessari sono multidisciplinari. Noi abbiamo cominciato a studiare cuore, polmoni, l’aspetto vascolare che è tanto importante rispetto al problema dell’infiammazione, l’aspetto cerebrale, il nodo dell’olfatto e del gusto colpiti dalla malattia, la parte dell’occhio. Dopo i primi 150 pazienti seguiti, fra i quali abbiamo visto che anche dopo Covid in forma più leggera, non solo in chi era stato ricoverato, persistevano sintomi, abbiamo pubblicato uno studio su ‘Jama’ proprio su questo”.

I pazienti in particolare accusavano “nel 60% dei casi affaticamento, senso di stanchezza, seguito da dispnea e tosse persistente. E ancora vedevamo difficoltà di concentrazione, quella nebbia mentale di cui si è parlato tanto. Ma anche insonnia. C’è poi l’aspetto gastrointestinale, dei dolori articolari e muscolari”, elenca Landi.

“Oggi seguiamo più di 1.500 pazienti con grande fatica. La loro età media è 50 anni, molti sono nel pieno dell’attività lavorativa. È un tema che va affrontato – segnala l’esperto – Percepiamo il loro bisogno di essere controllati. Ed è importante capire se alla persistenza del sintomo corrisponde un danno d’organo e dovremo vedere cosa succede a distanza di un anno”.

 

 

 

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