Percorsi separati nel cervello sono coinvolti nella risposta a una buona tosse (necessaria per liberare le vie aeree), rispetto a una cattiva (un segno di malattia).

 

C’è la tosse buona e c’è la tosse cattiva. Una da “spegnere”, l’altra da lasciare attiva. Ma si può selezionare la tosse giusta? I ricercatori potrebbero essere in grado di trattare una tosse fastidiosa da malattia senza interrompere la tosse protettiva di cui abbiamo bisogno per una salute polmonare ottimale. E lo stanno facendo cercando di agire sui diversi circuiti cerebrali coinvolti. Primo passo individuarli, secondo passo verificare come accenderli o spegnerli. Questo è quanto emerge da una nuova ricerca pubblicata i primi di ottobre su The Journal of Physiology.

Cercare consigli medici per una tosse fastidiosa e indesiderata sembra essere una priorità da parte della popolazione rispetto a qualsiasi altro disturbo. Peraltro, in alcune persone la tosse può persistere per anni senza sollievo, poiché trattamenti efficaci non sono disponibili. Ora ricercatori australiani sembrano avere dimostrato che diversi tipi di tosse utilizzano circuiti cerebrali diversi. E questo apre la possibilità di implicazioni molto importanti per la comprensione e il trattamento potenziale dei disturbi della tosse.

Il colpo di tosse inizia con uno stimolo irritante all’interno della laringe, delle vie aeree o dei polmoni che attiva i nervi sensoriali che evocano la tosse. Questi nervi sensoriali trasmettono queste informazioni al cervello, che attiva le azioni dei muscoli respiratori per produrre una reazione alla tosse. Questi segnali a volte sono anche combinati con segnali cerebrali di “ordine superiore” che fanno sentire la gola stizzita, fanno sentire fastidio o ansia di avere la tosse e permettono di sopprimere o aumentare il tossire volontariamente.

Precedenti ricerche su animali e esseri umani hanno suggerito che il cervello elabora tutti gli input dai nervi sensoriali della tosse in una singola area. Tuttavia, in uno studio che utilizzava porcellini d’India, pubblicato quest’anno su The Journal of Physiology, lo stesso team della Monash University e dell’Università di Melbourne ha dimostrato che è improbabile ciò sia vero. Ha scoperto, invece, che percorsi separati nel cervello sono coinvolti nella risposta a una buona tosse (necessaria per liberare le vie aeree, per garantire una salute polmonare ottimale) rispetto a una cattiva (un segno di malattia).

In questa nuova ricerca sull’uomo, i volontari sono stati sottoposti a test comportamentali per valutare la sensibilità del riflesso della tosse seguito da imaging cerebrale funzionale in uno scanner MRI durante l’inalazione di diverse sostanze chimiche irritanti o, per meglio dire, stimolanti. Uno stimolo chimico utilizzato è stata la capsaicina, il componente attivo dei peperoncini piccanti e noto per attivare due sottoinsiemi di nervi sensoriali delle vie aeree coinvolti nella tosse. Un altro stimolo chimico era l’adenosina trifosfato (ATP), meglio conosciuta come molecola energetica delle cellule, ma attiva anche selettivamente uno dei due sottoinsiemi di nervi sensoriali coinvolti nella tosse. Lo stimolo chimico finale era salino (acqua e sale), usato come stimolo di controllo perché non attiva alcun nervo sensoriale.

Le scansioni del tronco cerebrale ad alta risoluzione sono state raccolte durante ripetuti test, randomizzati, con questi stimoli e le scansioni sono state analizzate per identificare dove si trovano le risposte neurali alla capsaicina e all’ATP nel tronco cerebrale. Il risultato ha mostrato che l’inalazione di capsaicina ha attivato sia il nucleo del tratto solitario che l’area del tronco cerebrale contenente il nucleo para-trigeminale, mentre l’inalazione di ATP ha attivato solo il nucleo del tratto solitario.

I dati ottenuti hanno confermato gli studi precedenti del team su animali, in quanto una via della tosse (sensibile sia alla capsaicina sia all’ATP) è integrata nel nucleo del tratto solitario mentre l’altra via della tosse (sensibile solo alla capsaicina) prevede l’integrazione nel nucleo para-trigeminale.

Commentando lo studio, l’autore senior Stuart Mazzone dichiara: “La tosse cronica è un disturbo orribilmente spiacevole. Le persone possono ritrovarsi a tossire centinaia di volte ogni ora della loro vita, per anni e anni, e le medicine attuali semplicemente non sono efficaci per alleviare questa condizione. Noi ora intendiamo confrontare il modo in cui queste due diverse reti cerebrali rispondono nei pazienti con tosse cronica fastidiosa rispetto ai partecipanti sani. Questo nuovo studio è anche motivato dai recenti risultati di studi clinici che mostrano una promettente azione di soppressione della tosse dei farmaci che inibiscono i recettori dell’ATP. Il modo in cui l’ATP è coinvolto nella tosse non è completamente noto. Sospettiamo che la risposta all’ATP possa cambiare nei pazienti con tosse cronica e il circuito della tosse appena identificato nel cervello possa essere coinvolto in questo cambiamento”.

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