Un nuovo approccio di imaging avanzato sviluppato negli Stati Uniti potrebbe consentire ai neurochirurghi di determinare il miglior bersaglio nel cervello per fermare le crisi epilettiche.
È quanto suggerisce una nuova ricerca portata avanti presso la neurochirurgia dell’ospedale universitario di Charlottesville. Grazie al nuovo approccio si è constatato un miglioramento dei risultati della chirurgia nei pazienti con crisi epilettiche e la possibilità di usarla su malati prima non idonei a un intervento neurochirurgico. “L’imaging messa a punto crea mappe cerebrali 4D che offrono una sensibilità aggiuntiva rispetto all’imaging standard, rivelando anche i tassi di assorbimento del glucosio piuttosto che l’assorbimento assoluto finale del glucosio – spiega il radiologo ed esperto di Medical imaging Bijoy Kundu -. Questo approccio di imaging arriva ad offrire una localizzazione non invasiva di potenziali focolai epilettici”.
La novità è in una forma avanzata di tomografia a emissione di positroni (PET) per misurare l’uso del glucosio nel cervello. Ciò consente ai medici di individuare il punto nel cervello che sta scatenando le convulsioni. Una volta identificato il punto causa del problema, può essere rimosso chirurgicamente, fermando le convulsioni. Le scansioni PET sono state utilizzate in passato per identificare i punti problematici dell’epilessia, ma erano scansioni con un’accuratezza limitata e spesso non in grado di identificare il giusto bersaglio. Così un team di ricercatori ha sviluppato un nuovo test diagnostico chiamato “imaging parametrico dinamico FDG-PET” (p-dFDG-PET).
Per valutarne sensibilità e accuratezza, Kundu e il neurologo Mark Quigg hanno effettuato un piccolo studio pilota. Hanno eseguito scansioni su sette partecipanti per i quali l’imaging PET tradizionale non era riuscita a identificare un bersaglio. I risultati sono stati incoraggianti: la nuova tecnica ha individuato i punti chiave su cui intervenire in tutti e sette i casi. “Nell’unico paziente che ha poi subito con successo l’intervento chirurgico, p-dFDG-PET ha predetto l’obiettivo – scrivono i ricercatori in un documento scientifico da pubblicare -. Al contrario, nell’unico paziente che aveva subito un intervento chirurgico senza successo, p-dFDG-PET ha indicato un target chirurgico diverso da quello che era stato operato”.
I ricercatori, però, affermano che è necessario uno studio più ampio per valutare in modo più completo il potenziale delle mappe cerebrali 4D. Ma se la tecnica funziona, così come suggeriscono i primi risultati, potrebbe trasformare la cura dell’epilessia per molti pazienti. Qualsiasi ospedale con uno scanner PET potrebbe facilmente adottare questa metodologia. “Troppo spesso i pazienti con epilessia intrattabile si allontanano dalla chirurgia perché sono necessarie procedure invasive per individuare il ‘punto cattivo’ o il focus epilettico – spiega il neurochirurgo Quigg -. La PET dinamica, assolutamente non invasiva, può espandere il numero di candidati alla chirurgia dell’epilessia”.
