I dati raccolti mostrano che la trasmissione del coronavirus avviene per una percentuale irrisoria nelle aree all’aperto.

 

L’Health Protection Surveillance Centre, l’ente che censisce i contagi di Covid-19 in Irlanda, ha reso noto che dei 232.164 casi registrati dall’inizio dell’anno fino al 24 marzo 2021 solo 262 si possono imputare a trasmissione avvenuta all’aperto, cioè lo 0,1%. Significa un caso su mille.

Di questi, sette sono avvenuti in assembramenti di persone all’esterno, 131 collegati ad attività sportive outdoor e 124 in siti di costruzioni. Non è però conosciuta la dinamica dei contagi, i dati si riferiscono a focolai individuati in questi luoghi.

Questo ha fatto ritenere gli studiosi che i contagi siano molto più probabili in ambienti chiusi, dato corroborato anche da uno studio cinese che indica in soli tre casi su oltre milleduecento quelli avvenuti all’aperto e per giunta tra persone che parlavano tra loro senza indossare mascherine.

Sembrerebbe quindi che buona parte dei divieti messi in atto per contrastare la pandemia potrebbero essere ripensati alla luce di queste nuove scoperte e l’Irlanda sta infatti per rimuovere alcuni divieti in merito.

Mike Weed, professore dell’Università di Canterbury, sostiene che il numero di casi da lui presi in esame e riconducibili a infezioni contratte all’aperto “è così piccolo da essere insignificante”. E sostiene che alcune attività, come assistere ad eventi sportivi indoor, possono essere sicure se si rispettano le precauzioni minime richieste. Per esempio, come successe per l’influenza spagnola del 1919, quando alle persone fu consigliato di parlare non a faccia a faccia ma disponendosi di lato, in modo che le particelle e le goccioline diffuse dagli interlocutori non venissero sparate in faccia reciprocamente.

Gli fa eco Ed Lavelle del Trinty College di Dublino, per il quale i dati che arrivano dagli Stati Uniti confermano quanto succede in Irlanda, mostrando che le attività non al chiuso non sono fonte di preoccupazione per quanto riguarda la diffusione del coronavirus e che semmai il pericolo è in tutto quello che succede al chiuso.

 

 

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