Le crucifere proteggono dal Covid, la carne trattata èsotto accusa.

 

In Italia lo si sa da anni, io l’ho scritto in ben tre libri con il professor Umberto Veronesi, ma sembra che nel resto del mondo, soprattutto laddove si pensa (senza fondamento scientifico) che mangiare carne faccia più muscoli e più sangue, sia ancora tutto da studiare. Negli Stati Uniti, in Canada, in Brasile ora, udite udite, si spendono soldi per ricerche che i cultori della dieta Mediterranea e della corretta alimentazione per una longevità abile e sana, hanno scoperto, confermato e divulgato ormai da 50 anni.

Gli studi, i cui risultati vengono pubblicati ora, sono partiti per dimostrare che un buon barbecue male non fa, anzi. I risultati bocciano tutte le attese. Le crucifere proteggono dal Covid e non le salsicce. Le fibre abbattono l’infiammazione, la carne alla brace l’aumenta.

E i rischi per vasi e cuore sono legati a salsicce e salamini. La pancetta aumenta i rischi di demenza. Si parla sempre di eccessi, per chi non vuole rinunciare alla gola. Ma attenzione anche due salsicce a settimana possono aumentare i rischi. E una fetta di pancetta al giorno, come gli anglosassoni amano a colazione, aumenta del 44% la possibilità di una demenza senile precoce. In conclusione, nulla a sfavore dei vegetariani.

In sintesi, partiamo dalle fibre. Studi condotti presso l’Università di Campinas (UNICAMP) dello stato di San Paolo, in Brasile, hanno analizzato come gli acidi grassi a catena corta (SCFA) presenti nelle fibre alimentari possano modificare i meccanismi di risposta al Covid-19. I test, pubblicati nel dettaglio in uno studio su Gut Microbes, sono stati svolti su cellule epiteliali intestinali e campioni di tessuto del colon infettati con Sars-Cov-2 in laboratorio e poi trattati con una miscela di acetato, propionato e butirrato, composti prodotti dalla metabolizzazione da parte del microbiota intestinale degli SCFA.

“La carica virale non è stata ridotta ed è stata la stessa che abbiamo riscontrato nelle cellule e nei tessuti non trattati – ha detto Raquel Franco Leal, docente presso la School of Medical Sciences dell’UNICAMP e co-autore principale dello studio –. Tuttavia, i campioni trattati hanno mostrato una significativa diminuzione nell’espressione del gene DDX58 (un recettore del sistema immunitario innato che rileva gli acidi nucleici virali e attiva una cascata di segnali che si traduce nella produzione di citochine pro-infiammatorie) e di un recettore dell’interferone-lambda che media l’attività antivirale. C’è stata inoltre una diminuzione nell’espressione della proteina TMPRSS2, che è importante per l’ingresso del virus nelle cellule”.

E passiamo alle salsicce. Secondo un team internazionale di ricercatori anche solo mangiare due salsicce a settimana può aumentare il rischio di malattie cardiovascolari (CVD) e di morte prematura. Il gruppo di studiosi, guidato da esperti della McMaster University e dell’Hamilton Health Sciences in Canada, ha monitorato le diete e le analisi mediche di 134.297 persone provenienti da 21 paesi in cinque continenti, tra cui Brasile, Argentina, Canada, Svezia e Cina.

E i risultati per gli amanti di questi cibi non sono stati affatto confortanti: è stato riscontrato un rischio maggiore del 46% di eventi cardiovascolari gravi, come malattie cardiache e ictus, nonché un rischio di morte del 51% in particolare tra coloro che erano soliti mangiare almeno 150 grammi a settimana di carne “lavorata”, rispetto a chi non ne mangiava.

Ora, immaginando che una singola salsiccia pesi 75 grammi, il dato equivale a due salsicce a settimana, anche il rischio è riferibile a qualsiasi tipo di carne lavorata. Dove per carni lavorate si intendono quelle conservate mediante affumicatura o salatura, stagionatura o aggiunta di conservanti chimici. Il consumo di carni lavorate (come salsicce, prosciutto, paté, carne in scatola, carne affumicata, salame e pancetta affumicata) dovrebbe essere completamente evitato, secondo l’American Society for Nutrition, che ha pubblicato lo studio.

Anche perché, sempre una ricerca pubblicata all’inizio di questo mese ha rivelato che solo una fetta di pancetta al giorno aumenta il rischio di contrarre la demenza del 44%. Del resto, che la troppa carne “trattata” possa aumentare i rischi di un cancro intestinale è cosa che i medici vanno ripetendo da anni. Nel 2015 era stata l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ad annunciare quanto l’uso di carne fosse dannoso e “cancerogeno per l’uomo”.

 

 

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