L’occhio, e in particolare la retina, regola il nostro orologio biologico.

Con l’arrivo dell’autunno e il ritorno all’ora solare a fine ottobre, la diminuzione delle ore di luce e l’aumento di quelle dominate dal buio mettono in crisi i nostri ritmi circadiani. Ma cosa c’entra l’occhio con il nostro orologio interno? Perché in realtà è il marcatempo dei ritmi circadiani, il ciclo di 24 ore che regola molti processi fisiologici tra cui il sonno e la fame.

Molti fattori influiscono su questo orologio interno tra cui la luce e la temperatura dell’ambiente, ma secondo uno studio del Salk Institute for Biological Studies di La Jolla in California pubblicato su Science è l’occhio che regola il nostro orologio biologico, consentendoci di distinguere la notte dal giorno, il sonno dalla veglia e di alternare correttamente periodi di attività e inattività. In particolare, la retina.

Nei mammiferi, la retina è stata il primo tessuto descritto oltre il sistema nervoso centrale (SNC) con proprietà di orologio circadiano, in grado di sintetizzare e rilasciare la melatonina in vitro con una ritmicità variabile in un ciclo di 24 ore.

“Sono stati identificati dei recettori specifici dei ritmi circadiani a livello retinico – spiega Gianluca Scuderi, docente del Dipartimento di Neuroscienze dell’università La Sapienza di Roma e responsabile di oculistica dell’Ospedale Sant’Andrea -. Le cellule ganglionari retiniche sono specializzate nella percezione dell’informazione non visiva della luce e nella sua trasmissione alle vie centrali per l’attivazione del sistema circadiano”. Dunque, al pari dell’orologio circadiano molecolare nel sistema nervoso centrale, anche la retina è dotata di meccanismi molecolari che coinvolgono diversi timer genetici.

I ritmi circadiani giocano un ruolo anche nell’ambito della neuro-protezione in oculistica: “Sappiamo già che la pressione oculare ha un suo ritmo circadiano e non è costante nell’arco della giornata: se la misuriamo alle 8, alle 12 e alle 20 notiamo che ci sono delle oscillazioni anche nelle ore notturne. Queste variazioni si verificano in tutti ma sono più marcate nei pazienti affetti da glaucoma. Per questo si ipotizza che il ritmo circadiano possa avere anche un risvolto dal punto di vista neuro-protettivo”.

I ritmi circadiani vengono messi in crisi anche dal cosiddetto ‘jet lag sociale’ descritto in uno studio pubblicato su Current Biology come la sindrome dovuta alla mancata coincidenza del nostro orologio biologico con la nostra routine giornaliera: “E’ una condizione sempre più prevalente di allontanamento dai nostri ritmi fisiologici per cui diamo a noi stessi un fuso orario ‘anarchico’ dormendo o mangiando in orari lontani da quelli canonici – spiega  Piero Barbanti, docente di Neurologia presso l’Università San Raffaele di Roma -. La forzatura dei nostri bioritmi è corresponsabile di un aumentato numero di infarti e di malattie cardio-cerebro-vascolari legate alla liberazione di elevate quantità di cortisolo, ormone dello stress con effetto ossidante e pro-infiammatorio costituendo così indirettamente un fattore di rischio anche per malattie neuro-degenerative come l’Alzheimer e il Parkinson”.

 

 

 

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