La logistica per la distribuzione deve tener conto anche delle basse temperature a cui sono stoccati.

 

Martedì 8 dicembre, nel Regno Unito, è stata avviata la prima campagna vaccinale pubblica in Occidente contro il coronavirus SARS-CoV-2, una pietra miliare nella lotta alla pandemia di Covid-19 che è stata raggiunta in tempi record, considerando che la prima diagnosi ufficiale dell’infezione è avvenuta in Cina circa un anno fa.

La disponibilità di un vaccino sicuro ed efficace, tuttavia, rappresenta solo una parte di una campagna di vaccinazione massiva di successo; la produzione di milioni di dosi in tempi rapidi, la conservazione, il trasporto e la distribuzione capillare, senza dimenticare la necessità di materiali quali aghi, siringhe e boccette in grandi quantità, rappresentano infatti sfide logistiche e organizzative tutt’altro che semplici, a maggior ragione quando le preparazioni coinvolte hanno caratteristiche peculiari.

Basti pensare che il primo vaccino ad essere approvato per l’uso d’emergenza nel Regno Unito – e a breve anche negli Stati Uniti e in Europa – è il BNT162b2 del colosso farmaceutico americano Pfizer e di BioNTech, che richiede una conservazione tra i meno 70 e i meno 80 °C, con tutto ciò che ne consegue in termini di distribuzione.

A spiegare come stanno funzionando (e funzioneranno) le principali catene di stoccaggio e distribuzione dei primi due vaccini anti Covid, quello di Pfizer e l’mRNA-1273 di Moderna Inc. e NIAID, è Bahar Aliakbarian, docente presso la School of Packaging dell’Università Statale del Michigan ed esperta del settore farmaceutico.

In un articolo su The Conversation la scienziata ha innanzitutto spiegato le differenze nella conservazione tra i due vaccini anti Covid-19 americani, facendo comunque riferimento anche al ChAdOx1 o AZD1222 sviluppato dallo Jenner Institute dell’Università di Oxford in collaborazione con l’azienda italiana Advent-Irbm di Pomezia e la casa farmaceutica AstraZeneca (anch’esso vicino all’approvazione per l’uso d’emergenza).

Come già indicato, il BNT162b2 deve essere mantenuto tra i meno 70 e i meno 80 °C (il trasporto avviene in una scatola termica ad hoc), e resta stabile solo per 5 giorni in frigorifero. L’mRNA-1273 di Moderna-NIAID può essere conservato per un mese a 2-8 °C e per 6 mesi a meno 20 °C in un freezer, mentre resiste a temperatura ambiente per 12 ore.

Per quello di Oxford-Irbm-AstraZeneca è sufficiente un normale frigorifero, dato che si conserva tra i 2 e i 7 °C. Ciascuna di queste preparazioni richiede dunque una catena di distribuzione specifica, con infrastrutture, mezzi e dispositivi in grado di garantire di mantenere stabile il vaccino. Si tratta di una sfida notevole, considerando che ogni anno, come spiegato dalla scienziata, si perdono circa 30 miliardi di dollari di vaccini proprio a causa delle variazioni di temperatura che guastano le preparazioni.

Come specificato dalla Aliakbarian, i vaccini prodotti da Moderna saranno spediti dalle fabbriche europee e americane presso un centro di distribuzione che si trova a Irving, in Texas, dove si trovano “batterie” di congelatori in grado di conservare a lungo gli stock delle preparazioni. Da qui verranno poi smistate verso ospedali, farmacie e altri centri di somministrazione.

Pfizer sta invece producendo il proprio vaccino nella città di Kalamazoo, nel Michigan. Da questo impianto i vaccini vengono trasferiti solo verso le strutture in grado di garantire la conservazione “ultrafredda”, necessaria per non far deteriorare il delicato BNT162b2. Ciò avviene avvalendosi di box-contenitori termici carichi di ghiaccio secco (CO2 ghiacciata), un materiale economico in grado di garantire temperature bassissime. Gli operatori sanitari stanno seguendo corsi ad hoc per manipolare le dosi conservate nel ghiaccio secco. Va tenuto presente che questo materiale può essere pericoloso per il trasporto aereo, ma la Federal Aviation Administration ha autorizzato il trasporto di quantità di ghiaccio secco cinque volte superiori alla norma proprio per favorire la distribuzione dei vaccini.

A causa della necessità di distribuire milioni di dosi in tutto il mondo, la domanda di ghiaccio secco e di “ultracongelatori” è aumentata in modo considerevole nelle ultime settimane, è c’è il rischio di una carenza di scorte. Per quanto concerne l’Italia, il governo ha individuato nel sito militare di Pratica di Mare il punto ideale per lo stoccaggio e la distribuzione dei vaccini nel resto dello Stivale, dove saranno organizzati oltre 1.500 centri di vaccinazione opportunamente equipaggiati con i dispositivi per la conservazione. Aliakbarian e colleghi stanno lavorando a una serie di nuovi sensori in grado di tracciare e monitorare gli imballaggi dei vaccini anti Covid-19, affinché venga assicurata la stabilità del preziosissimo carico.

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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