Il vaccino candidato messo a punto dall’Università di Oxford e dalla società italiana Advent-Irbm è ora uno dei più promettenti in assoluto.

 

Mene Pangalos, scienziato a capo del Dipartimento di Ricerca e Sviluppo non oncologico di AstraZeneca, ha dichiarato alla Reuters che l’efficacia al 90 per cento del vaccino anti Covid “AZD1222” è stata dimostrata grazie a un errore nel dosaggio.

Per comprendere meglio cosa è accaduto facciamo un passo indietro, partendo dal comunicato stampa del 23 novembre pubblicato da AstraZeneca, il colosso biofarmaceutico britannico-svedese che distribuirà le dosi del vaccino in tutto il mondo, previa autorizzazione da parte delle autorità regolatorie (che non dovrebbe tardare molto).

L’azienda ha infatti annunciato che l’AZD1222 ha un’efficacia media del 70 per cento, dovuta ai risultati di due regimi con dosaggio differente: il primo, caratterizzato da mezza dose all’inizio e da una dose completa ad almeno 30 giorni di distanza, ha fatto emergere un’efficacia del 90 per cento; il secondo, basato su due dosi complete di vaccino, sempre ad almeno un mese di distanza fra un’iniezione e l’altra, ha invece determinato un’efficacia del 62 per cento. Il primo regime è stato testato su 2.700 persone, il secondo su circa 9mila. Ma il tutto è avvenuto per caso, quella mezza dose è stata un errore.

D’altra parte alcune invenzioni di successo sono derivate in passato da scoperte fortuite o da veri e propri errori; basti pensare ai foglietti di carta colorata semi-adesivi, i famosi Post-it, nati dalla ricerca di un potente adesivo, o al forno a microonde, la cui idea è venuta per caso a un ingegnere durante test per dispositivi radar.

La fortuna o il caso sembrerebbe aver toccato da vicino anche i ricercatori dello Jenner Institute dell’Università di Oxford, che stanno sperimentando il promettente vaccino anti Covid “AZD1222”, messo a punto in collaborazione con gli scienziati dell’azienda di biotecnologie italiana Advent-Irbm (Pomezia). È stato infatti un errore nel dosaggio ad aver fatto emergere un’efficacia del 90 per cento, sensibilmente superiore a quella della somministrazione standard, “appena” del 62 per cento.

Ecco spiegati i due binari di sperimentazione, che hanno determinato risultati così diversi e che non erano stati pianificati. A spiegare l’accaduto è stato Mene Pangalos, a capo del Dipartimento di Ricerca e Sviluppo non oncologico di AstraZeneca. Lo scienziato, intervistato dall’agenzia di stampa britannica Reuters, ha affermato senza giri di parole che si è trattato di un semplice “errore”.

Durante un trial clinico, ha spiegato Pangalos, gli scienziati dello Jenner Institute si sono accorti che gli effetti collaterali (di base) legati alle somministrazioni – come affaticamento, mal di testa e dolore al sito dell’iniezione – erano più lievi del previsto, dunque sono andati a ricontrollare i dati della sperimentazione, e si sono accorti di aver commesso un errore nel dosaggio in un gruppo di pazienti. In pratica, invece di somministrare loro una dose completa, come previsto dal programma, avevano somministrato mezza dose.

Una volta compreso l’errore hanno deciso di non interrompere il trial, ma di portarlo avanti come se non fosse successo nulla, somministrando una seconda dose completa di vaccino a tutti i partecipanti. Analizzando i dati sull’efficacia è stato dimostrato che i più protetti erano risultati proprio quelli che avevano ricevuto la mezza dose iniziale (90 per cento contro 62 per cento, come specificato), contro le due complete.

Un colpo di fortuna non indifferente, ma comunque legato a decenni di studi, dato che lo Jenner Institute lavora all’adenovirus inattivato – la tecnologia alla base del vaccino AZD1222 – dall’inizio degli anni ’90. Non è chiaro perché mezza dose più una dose completa proteggano di più di due dosi complete, e gli scienziati approfondiranno nei prossimi test. Non resta che attendere il deposito della richiesta di autorizzazione alle autorità regolatorie e sperare in una rapida approvazione; grazie alle sue caratteristiche, infatti, il vaccino di Oxford-Irbm-AstraZeneca potrebbe essere la carta vincente per abbattere la pandemia.

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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