Con la pubblicazione su The Lancet dei promettenti risultati del trial di fase 2, cresce l’attesa per l’approvazione.

 

Lo studio su 560 adulti, di cui 240 di età superiore ai 70 anni, ha indicato che la formulazione è sicura e ben tollerata dagli anziani: “Risposta immunitaria in oltre il 99% dei volontari”.

Il candidato vaccino contro Sars-Cov-2 sviluppato dall’Università di Oxford in collaborazione con l’italiana Irbm di Pomezia e prodotto dalla casa farmaceutica Astrazeneca è ben tollerato, specialmente dagli anziani, e induce una risposta immunitaria simile in tutti i gruppi di età dopo la prima somministrazione. Questi in sintesi i risultati relativi al profilo di sicurezza e immunogenicità pubblicati su The Lancet della sperimentazione clinica di fase 2 del candidato vaccino ChAdOx1 nCoV-19 su 560 adulti sani, di cui 240 di età superiore ai 70 anni.

 

Risposta immunitaria in oltre il 99% dei volontari

Dati in parte anticipati dalla stampa britannica e che trovano oggi la conferma nella revisione paritaria divulgata dalla rivista scientifica inglese edita da Elsevier. Risultati promettenti, in particolare se si guarda al profilo di immunogenicità, dal momento che entro 14 giorni dalla somministrazione della seconda dose di vaccino più del 99% dei volontari (208 su 209) ha sviluppato una risposta anticorpale neutralizzante. “Nei partecipanti che hanno ricevuto due dosi di vaccino, la risposte anticorpale (IgG) contro la proteina Spike di SARS-CoV- erano simili nelle tre coorti di età (18-55 anni, 56-69 anni e >=70 anni)” si legge nei risultati della sperimentazione che sottolineano inoltre la robusta risposta dei linfociti T, cioè la risposta immunitaria cellulo-mediata che potrebbe attaccare le cellule infettate dal virus, la più attiva dove la risposta umorale (quella mediata dagli anticorpi IgG) stenta ad arrivare. “Le risposte dei linfociti T – aggiunge lo studio – hanno raggiunto il picco entro 14 giorni dalla prima dose di vaccino”. Quanto agli eventi avversi, questi sono stati meno comuni negli anziani che nei giovani adulti e rappresentati principalmente da dolore temporaneo, sensibilità, arrossamento e gonfiore nel sito di iniezione.

 

“Risultati di efficacia prima di Natale”

Per conoscere se il vaccino di Oxford-Astrazeneca protegge dall’infezione da coronavirus Sars-Cov-2 bisognerà attendere i risultati di efficacia che arriveranno dalla sperimentazione di fase 3 ancora in corso. Secondo quanto dichiarato dal professor Andrew Pollard dell’Università di Oxford che sta coordinando la sperimentazione, il team al lavoro sul vaccino è ormai prossimo a questa valutazione. In una dichiarazione alla BBC Pollard ha affermato che il gruppo si sta “avvicinando” a comprendere se il vaccino impedirà alle persone di contrarre la malattia.

I risultati di efficacia della fase 3 saranno diffusi “probabilmente prima di Natale, in base ai progressi” ha aggiunto Pollard, spiegando che “il motivo per cui non siano ancora arrivati” è perché durante l’estate ci sono stati meno casi di Covid, il che ha “davvero rallentato le cose” in termini di ricerca. “Ovviamente tutto è cambiato nell’ultimo mese circa, poiché il tasso di contagi è aumentato negli Paesi dove è in corso la sperimentazione”.

 

Robusta risposta anticorpale e cellule T negli anziani

“Le risposte immunitarie indotte dai vaccini sono spesso inferiori negli anziani perché il sistema immunitario si deteriora gradualmente con l’età, il che rende gli anziani anche più esposti alle infezioni – si legge in una dichiarazione resa dallo stesso Pollard – . Di conseguenza è fondamentale che i vaccini contro Covid-19 siano testati in questo gruppo, che è anche un gruppo prioritario per l’immunizzazione”. “Le robuste risposte di anticorpi e cellule T osservate nelle persone anziane sono incoraggianti – ha aggiunto Maheshi Ramasamy, ricercatore dell’ateneo britannico e co-autore del trial – . Le popolazioni a maggior rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19 includono persone con condizioni di salute preesistenti e adulti più anziani. Speriamo dunque che questi risultati significhino che il nostro vaccino aiuterà a proteggere alcune delle fasce più vulnerabili della società, ma saranno necessarie ulteriori ricerche prima di poter essere sicuri”.

Il candidato vaccino di Oxford-Astrazeneca che, ricordiamo fa parte delle formulazioni per cui l’Unione europea ha raggiunto nel mese di giugno un accordo per l’approvviggiornamento di circa 400 milioni di dosi e vede l’Italia come promotrice insieme ad Olanda, Germania e Francia, è considerato uno dei più promettenti tra quelli che hanno raggiunto la fase 3 di sperimentazione: la formulazione è basata su vettori virali (adenovirus di scimpanzé) che trasportano la proteina Spike di Sars-Cov-2, la chiave che il nuovo coronavirus utilizza per legare il recettore cellulare Ace2 e penetrare nelle cellule. Una volta somministrata, la formulazione simula il primo contatto con il patogeno: vale a dire che il sistema immunitario riconosce il preparato come estraneo, sviluppando i meccanismi di difesa.

 

 

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