In Svezia fallita strategia dell’immunità di gregge: ricoveri raddoppiano più che in altri Paesi UE.

 

La Svezia nei mesi scorsi è balzata agli onori della cronaca per essere stata l’unico Paese europeo a non aver imposto il lockdown per affrontare la pandemia di COVID-19. La strategia dell’immunità di gregge avrebbe dovuto “proteggere” i cittadini da una seconda ondata, ma i dati di questi giorni raccontano di un fallimento totale.

La prima ondata della pandemia di COVID-19 verificatasi nei primi mesi dell’anno è stata affrontata in modo più o meno omogeneo dalla stragrande maggioranza dei Paesi, con alcuni costretti a fare un rapido dietrofront innanzi all’impennata di contagi e decessi (come il Regno Unito guidato da Boris Johnson). In Europa l’unica nazione che non ha introdotto il lockdown è stata la Svezia, puntando a una utopistica immunità di gregge che ha solo prodotto morte e sofferenza, senza ottener alcun risultato.

Che lasciar circolare liberamente o quasi il coronavirus SARS-CoV-2 sia stata una scelta assurda e moralmente inaccettabile lo dimostra innanzitutto uno studio sulla sieroprevalenza condotto nella popolazione di Stoccolma, che ha rilevato anticorpi in meno dell’8% della popolazione. Il dato è perfettamente in linea con quello di Barcellona, città colpita duramente dalla pandemia e dove sono state introdotte misure molto stringenti.

In parole semplici, significa che aver fatto circolare il virus tra la popolazione della capitale svedese non ha determinato alcuno “scudo” immunitario (la soglia minima dell’immunità di gregge è stimata nel 60% per la COVID-19, e per gli esperti tale principio può avere senso solo con un vaccino disponibile).

A far crollare definitivamente le fondamenta della strategia svedese è la seconda ondata che sta vivendo in questi giorni, con numeri assai drammatici in relazione alla popolazione complessiva (circa 10 milioni di abitanti). Se l’immunità di gregge avesse funzionato, in Svezia non ci sarebbe dovuta essere alcuna seconda ondata, o perlomeno non avrebbe dovuta avere effetti così duri, come aveva assicurato Anders Tegnell, fautore della strategia “no lockdown”. Ma i dati stanno raccontando una situazione completamente diversa. Il Paese del Nord Europa, infatti è quello del Vecchio Continente in cui il numero di persone che finisce in ospedale raddoppia più velocemente in assoluto.

Il raddoppio avviene infatti in appena 8 giorni, contro i 9 di Austria e Slovacchia (a pari merito sul secondo gradino) e i 10 dell’Italia. Attualmente in Svezia ci sono quasi 2.900 persone ricoverate in terapia intensiva, e il numero di nuovi contagiati è di circa 4mila ogni giorno su base settimanale. L’11 novembre sono stati registrati 4.467 tamponi positivi e 25 morti.

Questi dati sono sensibilmente superiori a quelli di tutti gli altri Paesi del Nord Europa che hanno deciso di introdurre misure più stringenti sin dalla prima ondata. E sono in significativo aumento come in pochi altri Paesi europei, dove non sono stati introdotti lockdown nazionali (come il Portogallo e l’Italia). Sulla base della mappa interattiva messa a punto dagli scienziati americani dell’Università Johns Hopkins, in Svezia dall’inizio della pandemia si contano 171.365 contagi e 6.122 vittime.

Alla luce di questi numeri, il Primo Ministro Stefan Lofven in una conferenza stampa aveva ammesso che “tutti gli indicatori puntano nella direzione sbagliata”, pertanto sarebbero state introdotte ulteriori misure per spezzare la catena dei contagi. Tra le prime vi è stato il limite massimo di otto persone ai tavoli di bar e ristoranti. In alcune regioni è stato raccomandato di evitare centri commerciali, palestre, musei e altri luoghi di ritrovo pubblico, così come richiesto di non incontrare persone esterne al proprio nucleo familiare.

Ma come dichiarato dal dottor Johan Nöjd al Telegraph, almeno il 20-40 per cento dei cittadini svedesi non rispetta le indicazioni. La curva, infatti, non è calata nemmeno dove le misure sono state introdotte, e così il governo ha deciso che dal 20 novembre a partire dalle 22 sarà vietata la vendita di alcolici nei bar e ristoranti, considerati luoghi di ritrovo “volano” delle infezioni. Questi locali dovranno chiudere entro le 22:30.

Il ministro della Salute, Lena Hallengren, ha dichiarato che un paziente su cinque ricoverato in terapia intensiva è affetto da Covid-19, e questi numeri continueranno all’aumentare dei contagi. I medici stanno chiedendo a gran voce che il governo prenda iniziative drastiche e immediate, come un lockdown, ma al momento non è ancora previsto nulla del genere. Anche se il consulente principe Tegnell passa da fallimento a fallimento.

E se, come ha pensato qualcuno all’inizio, la strategia del no lockdown, mentre il resto del mondo lo applicava, avrebbe dovuto favorire l’economia gli svedesi si sono dovuti ricredere. La Svezia è in sofferenza economica più degli altri Paesi confinanti che invece si sono fermati per rallentare il contagio.

 

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